Per quella gioia matta e curiosa del mattino

L’importante era non muoversi troppo. Qualunque movimento, anche solo un battito del cuore fuori posto, lei era in grado di percepirlo. Nel silenzio della camera da letto, nessuno osava infrangere il tabù dell’immobilità. Perché tutti conoscevamo le conseguenze.

Per lo stesso motivo non si poteva controllare nemmeno l’ora. La luce del cellulare che, improvvisa, illuminava un angolo di mondo notturno sarebbe stato il segnale per scatenare l’inferno. Allora avevamo optato per il metodo “batman”: orario proiettato sull’angolo superiore destro del soffitto, luce fioca e rossa che, senza disturbare ci informava, e ancora oggi ci aggiorna su quale punto della notte o del giorno stiamo attraversando.

Il dramma era quando a qualcuno scappava la pipì. Bisognava esser previdenti, ad esempio, evitare di mangiare la pizza la sera. Perché la pizza mette sete e bere, beh la naturale conseguenza del bere è l’effetto ‘Rocchetta’ che le reclame tanto lodano. Alzarsi però non era un’opzione

In realtà esisteva un’ora ‘X’, ma nessuno sapeva perfettamente a che ora scattasse. Un orario prima del quale alzarsi dal letto non sarebbe stato questo grande problema. Ma dopo…dopo era solo questione di fede. “non svegliarti, non svegliarti…dai che è ancora presto, non svegliarti subito…”.

Il passo falso comunque lo facevi sempre, per incuria o per necessità.

Ed era allora che cominciava la festa.

Quattro zampette che impazienti cominciavano a correre per la stanza, all’impazzata. Le due anteriori, corte e tozze come cosce di pollo nano, sbattevano ritmicamente contro le pareti del letto e grattavano, nemmeno dovessero disseppellire il più grande dei tesori. Il ritmo del tuo cuore assumeva il ritmo del suo sgrufolare, rauco, poi improvvisamente alto e contento.

Troppa gioia al mattino, ci credereste mai? Ogni mattina cercavamo di difenderci dalla troppa gioia…perché la gioia ti investe, ti sveglia, ti sconvolge. Tu vorresti dormire altri cinque minuti, abbandonarti al tedio del sonno, non affrontare subito la nuova giornata, perché ci sono tante, troppe cose da fare. Eppure la gioia pura e semplice di un quadrupede se ne frega. L’istinto primigenio di essere subito felice (e sì anche di reclamare cibo per essere felice) te lo insegnano proprio loro. Un allenamento alla gioia quotidiano. E alla cura dell’altro. Grazie a questo training mattutino sono in grado di svegliarmi e subito fare cose, riempire ciotole, controllare email e da poco cambiare pannolini, tutto ad occhi chiusi, con i passi felpati della gioia nel cuore.

Perché quell’agitazione curiosa, matta e felice del mattino, mi è rimasta nel cuore. Quella sensazione che il mondo si sta svegliando ed è felice di venirti incontro. Quello sguardo tondo e gentile, fisso su di me senza giudizio, fanno parte ormai della mia vita.

E ora che le tue zampette ritmiche non scandiscono più le nostre mattine, lo so che hai fatto posto a tante altre meraviglie e che ci hai insegnato la cura e la gioia del mattino. Adesso che mi giro e vedo il gatto crucciato e indifferente sul divano, sento che mi manchi tanto e che ogni istante di sonno rubato dal tuo entusiasmo era vita che mi hai regalato, per oggi e per gli anni a venire.

Per i colori che cambiano e per quel silenzio della stanza, sospeso, trepidante, prima dell’inizio di ogni storia.