Divorzio: addio al medesimo tenore di vita. Pensieri di un’assistente sociale.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione segna un cambio di rotta tra le situazioni in cui vi è effettiva situazione di bisogno del coniuge debole, di solito configurato come donna — situazioni in cui l’assegno di mantenimento assume una valida giustificazione — e altre invece in cui lo stato di bisogno non è veritiero della situazione generale della donna. In particolare, la Suprema Corte (rispetto a un passato non troppo recente) afferma che la donna giovane, in grado di lavorare per garantirsi lo stesso tenore di vita, non ha diritto ad alcun mantenimento. E ciò anche se, durante l’unione, svolgeva mansioni di casalinga.

Mi piacerebbe fissare il concetto trattato attraverso qualche riflessione, tenendo in considerazione la situazione generale dei servizi che sostengono i genitori separati e i loro figli e dell’ambito lavorativo di cui da qualche tempo mi occupo. Si premette che anche in questo caso la Corte di Cassazione non ha parlato del mantenimento dei figli che invece, a ragion veduta, continueranno a percepire un mantenimento che invece, garantisca loro lo stesso tenore di vita.

Alla luce del tema, già trattato in altri articoli del blog, dell’affido condiviso, parrebbe sensato anche questo cambiamento della corte di Cassazione. Tuttavia ciò avrebbe senso laddove l’affido dei figli non fosse solo condiviso formalmente, ma anche praticamente. Si, perchè se una donna deve cercare un lavoro compatibile con gli orari dei figli significa per lei non poter lavorare il sabato, significa per lei poter avere soltanto un lavoro stanziale e non con trasferte, significa per lei avere un lavoro vicino a casa e compatibile con gli orari di pre e post scuola, o con gli orari delle attività ludiche/sportive dei figli.

Da quando l’affido condiviso ha preso piede sono passati alcuni anni, ma sento ancora troppo spesso papà che dicono “Eh, ma io in settimana non torno mai prima delle 20”.

Perchè la donna, sempre quella a cui viene tagliato il mantenimento, non può anche lei dire “Eh, ma io in settimana non torno mai prima delle 20!”?

Perchè l’affido condiviso purtroppo è ancora un miraggio ed è ancora scritto solo sulla carta. Un vero affido condiviso presupporrebbe che a ritirare il bambino a calcio, ci vada una volta la mamma e una volta il papà. Se la mamma o il papà ha una trasferta di lavoro di una settimana, il bambino lo tieni l’altro. Se durante un week end uno dei due genitori lavora, l’altro tiene i bambini. Se una mamma o un papà lavora su turni, l’altro genitore cerca di venire incontro alle esigenze del bambino di non stare 5 giorni a settimana con la baby sitter, ma di stare insieme al genitore che può prendersi cura della sua vita. Allora, a queste condizioni, il taglio netto del mantenimento starebbe pure bene.

In tale sentenza si evidenzia anche che l’onere della prova spetta alla donna, che deve dimostrare di non poter lavorare. Ci sono effettivamente situazioni in cui le donne si sono adagiate sul mantenimento come fosse un’assicurazione sulla vita, ma non sono certo le famiglie che vengono ai servizi tutti i giorni, ma si parla delle ex mogli di persone benestanti o ricche che alla luce del patrimonio familiare del marito hanno giocato nel tempo questa carta. Ma parliamoci chiaro: l’assegno di mantenimento che un operaio o impiegato elargisce all’ex moglie, non ha una capacità tale da permettere a una donna di non lavorare, tuttavia ha la capacità di mandare sul lastrico lui.

Varrebbe forse la pena anche portare al vaglio di un giudice non solo queste situazioni estreme, ma anche il mancato guadagno causato dal tempo richiesto dalle esigenze familiari. Si potrebbe fare un ragionamento con gli ex coniugi relativo a quel mancato guadagno. Riguarda entrambi? Riguarda solo il genitore collocatario? In questo secondo caso a mio parere il mantenimento calcolato sul mancato guadagno dovrebbe essere dovuto. In alternativa entrambi i genitori potrebbero riorganizzare l’agenda lavorativa e personale al fine di garantire le attività e gli impegni dei figli e non generare un squilibrio nelle rinunce.

Quello che penso è che il tema del mantenimento è talmente complesso che ritengo sbagliata sia la linea tenuta fin d’ora che, a richiesta dell’ex moglie, corrispondeva una sentenza del giudice a dare un mantenimento, ma ritengo anche che la mera prova della capacità lavorativa dell’ex moglie sia riduttiva per prendere una decisione comunque delicata.