Release the Kraken

A tale of Brighton

Brighton Pier

Per arrivare a Brighton, da Gatwick bisogna prendere un treno per la direzione opposta a Victoria Station. Approdare in UK e non toccare Londra: un delitto vittoriano per tanti. Non per me che cerco i bordi istintivamente, dov’è il limite tra terra e mare e quindi questa è la direzione più naturale verso cui muovermi.

Brighton beach

La stazione è in cima alla città, in collina e si scende al livello del mare attraverso Queens Road, arteria regina. Very UK.

The Laine

The illusionist

Franz Anton Mesmer, a visionary 18th-century physician, believed cures could be effected by having patients do things such as sit with their feet in a fountain of magnetized water while holding cables attached to magnetized trees. Eventually, Mesmer’s practices came to be called mesmerism (a term first recorded in English in 1784).The related word mesmerize (first recorded in English in 1829), having shed its reference to the hypnotic doctor, lives on in the sense “to enthrall.”

The Mesmerist - appunto - è solo uno dei svariati locali in cui concedersi un drink nel reticolo di stradine che porta il nome di uno stradone. The Laine, fuorviante. I camerieri ricordano quegli assistenti che portano dentro e fuori dal palco gli strumenti negli spettacoli d’illusionismo. La stanza dove beviamo i nostri cocktails dà sulla strada, fuori piove una pioggia sottile, vaporizzata. Sulle pareti di legno, antiche boccette farmaceutiche.

L’incanto è servito.

London Road

Brighton ipnotizza. Sicuramente sono in parte vittima di distorsione professionale, ma qui non esiste un locale che non abbia una cura del dettaglio: insegne, vetrine, arredi, i frequentatori stessi dei café. Una città sottotono nella bussola del turismo, un concentrato di stile che sicuramente meriterebbe una menzione mainstream in più.

North Laine

Basterebbero queste attrazioni a compiacere: una Las Vegas appoggiata su un molo, un lungomare pieno di lampioni che fanno invidia alle silhouette urbane parigine, un palazzo reale da Mille e una Notte, street art as a way of life. Ma quello che pare qui, è che a nessuno interessi strafare per essere notati dal grande pubblico.

Non c’è ostentazione perché non c’è salto di differenza, il livello di qualità visiva, digerita e maneggiata a dovere, è alto ovunque.
Royal Pavillion

Brighton O

Devo bagnarmi completamente dei luoghi, quindi i passaggi a vuoto tra una scena e l’altra sono frequenti. La zona ovest è Notting Hill senza Julia Roberts, probabilmente ha perso l’unico punto di attrazione: la veduta della ruota panoramica sul lungomare, incastrata in una prospettiva di casette colorate in discesa.

La Brighton O è stata smontata pochi mesi fa, sostituita non nell’esatta posizione ma negli intenti da un gigante palo da lap dance senza personalità. Spinta dalla forza propulsiva di British Airways, una capsula che porta su e giù un’umanità pigra come quella di Wall-E.

“Che sei vicino al mare, te ne rendi conto da questi fili bellissimi nel cielo”

Born and bred

Intorno all’arteria di London Road, a nord-est, si diramano case di mattoni, viadotti e college. La street art qui è hard rock, very UK, ai livelli di FivePointz. Territorio di Robbo (rivale di Banksy).

Scendendo verso North Laine, il rock diventa psichedelico in costante pendolo tra punti hippy da fiera dell’artigianato e vette di coolness. Vintage shop di ogni -ogni- meraviglioso genere, negozi di dischi, graphic novel, caramelle, mondo indispensabile dell’inutile.

North Laine

Capisco ora cosa ci fanno disseminate in tutta la città delle macchinette da fototessera, nei mercatini vintage, nei locali. Brighton è un luogo di villeggiatura perché intrattiene. Ma alla vecchia maniera. Photomatic Shop: un negozio anacronistico: 4 pose ridicole, accessori ridicoli e ti porti a casa un’istantanea unica come souvenir. A scelta tra colori o bw.

Vecchie locandine, dentro un Photomatic dentro un flea market a North Laine
Spin-off del favoloso mondo di Amélie alla portata di tutti.
Brighton beach

Seven Stars

Brighton non è una città spiccatamente portuale, o meglio: non c’è una celebrazione turistica del porto.

Il senso di taverna però viene mantenuto da locali come Seven Stars, che servono birra e cibi marinari, o quelli che noi giovani presumiamo fossero cibi marinari, in tin e mug di latta bianca bordata di blu di varia misura. Io ho sempre adorato la latta in tutte le forme e colori, a casa mia abbondano. Da qualche anno, la cultura hipster di Hoboken e Williamsburg ci stanno abituando a vedere queste vettovaglie con una faccia rubiconda con barba hipster, due stelle e un’ancora disegnati sopra.

Yoga sul mare, Bandstand

The Dole of the King’s Daughter, Oscar Wilde

Seven stars in the still water,
And seven in the sky;
Seven sins on the King’s daughter,
Deep in her soul to lie.
Red roses at her feet,
(Roses are red in her red-gold hair)
And O where her bosom and girdle meet
Red roses are hidden there.

[…]

No moon in the still heaven,
In the black water none,
The sins on her soul are seven,
The sin upon his is one.


Deep in the sea, above the sky

Due, a parer mio, sono le icone che escono da questo luogo: il polpo, il gabbiano. Deep in the sea, above the sky.

Nelly Ben Hayoun è la prima speaker del reasonsto, il motivo per cui sono incappata in una gita a Brighton. La Steve Zissou del cielo è un bombardamento umano, vestita di una monosuit spaziale, parla del suo lavoro per International Space Orchestra, fa capire a tutti che ci sono lavori che neanche immaginiamo come far suonare delle cover dei Sigur Rós a degli scienziatoni. (true story in the link below)


Jim Stoten è un illustratore e l’autore di Mr. Tweed’s Good Deeds, racconta della sua collaborazione a 4 mani di storie animate con Mike Perry, artista newyorchese. Mike Perry sarebbe uno sconosciuto per me se non fosse stato il mio inconsapevole vicino di warehouse la prima volta che sono stata a NY. Sono finita in un suo party a Dean Street. Qualche anno fa qui era il disagio: in piena Brooklyn, in un autentico ex magazzino industriale-discarica una comune di artisti restaurava oggetti, pitturava muri, ballava fino a notte fonda, tutto dentro ad un Airbnb a buon prezzo. In cui alloggiavo. Il portachiavi consisteva in un beatle incastonato tipo insetto nell’ambra. Rimane per me la prima meravigliosa vivida immagine che ho di New York nella testa.


Lo speech di Erik Kessels di Kesselskramer è uno speech da vedere almeno una volta nella vita. Uno di quelli pieni di ironia intelligente nel racconto dei progetti realizzati, non replicabile in un video Youtube.

Il più sprezzante: The worst hotel in the world, il primo progetto dell’agenzia. Il più toccante: Unfinished, uno dei progetti fotografici di Kessels, per suo padre, immobilizzato da un infarto.

Unfinished, Erik Kessels

Un pattern ripetuto nei 3 giorni di conferenze è l’ossessione, e la conseguente catalogazione. Una caratteristica che noto, crescendo, comune a tante persone che di lavoro fanno la creatività. Kessels nei flea markets raccoglie per anni fotografie di sconosciuti, per arrivare a poesie come questa.

La nota che più amo di questo lavoro è il toccare, inteso come human touch tra l’autore e i protagonisti, inconsapevoli prima e complici poi.


Stefan Sagmeister parla del perché la bellezza importa. Per me è il discorso fondamentale del reasonsto. Tutti dovrebbero sempre avere a mente il concetto “Why Beauty Matters”, in ogni momento. Segmeister fa voli colti passando da Adolf Loos.

Ornament and crime. — Adolf Loos

Ma poi atterra e spiega che se anche non si volesse ricorrere alla gratificazione dell’occhio e dell’anima, i motivi pratici si possono trovare in 3 esempi della sua città:

  • HighLine, Nyc

L’incidenza di crimini post-riqualificazione è dello zero%.

  • Penn Station, Nyc vs. Grand Central Terminal, Nyc

Sentiment dei tweets: nella prima tendenti alla negatività, nella seconda all’ottimismo.

Presuming Ed Coffee House
  • Yes! Dumbo, Nyc

In un sottopassaggio nel quartiere Dumbo, la creazione di un’opera a muro ha trasformato il luogo da orinatoio a spot romantico per chiedere la mano alla propria fidanzata. Yes, man.


Il premio Delicate Speech per me lo vince Wilfrid Wood, scultore britannico e animo nobile. La prima qualifica la mostra sulle slides, la seconda la si evince da come si muove sul palco e come parla alla platea.

Heroes and Villains: Rio 2016 through the eyes of Wilfrid Wood

Le sue testone hanno quel human touch di cui sopra, quel toccare le persone con il tuo lavoro, renderle partecipi di un momento di creazione partorito dalla tua testa, per condividere insieme un po’ di poesia della vita.


Breakfast Lovers

Alcampo Lounge, map

Alcampo Lounge, map

Why: costruito a prova di bambini, è uno di quei posti ampi dove ci trovi ad un tavolone tre coppie giovanissime la domenica mattina a fare colazione insieme a tre passeggini. Per me vince tutto per l’arredo mescolato, colorato, e la scritta di legno recuperata chissà dove che campeggia dietro al bancone.

Blackbird Tea Rooms, map

Why: ogni particolare di questo posto è delizioso. Le torte sono succulente, ma il mobilio è divino, antico, sembra di stare dalla nonna, se la nonna fosse un’archetipo cool della società.

Breakfast Club, map

Why: ci trovi Mr Bingo che fa colazione con Jim Stoten e Wilfrid Wood. Questo basta come motivo.

Fabolous memorabilia

  • Kraken con pirata di legno che si muove con manovella
  • Jesus gonfiabile, shop at: This is not a butcher
  • Qualcosa di latta, shop at: Bert’s homestore
Brighton Pier

Melodies

  • Pull it Away, Siskiyou
  • Sail, Awolnation
  • Il pescatore di asterischi, Samuele Bersani