Un manga romano (bello).

Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti è un film che vale la pena di vedere. E’ la storia di Enzo Ceccotti un “coatto” che, per sfuggire alla polizia dopo il furto di un orologio si butta nel Tevere sprofondando tra rifiuti radioattivi e dopo quest’avventura si rende conto di essere dotato di superpoteri che lo rendono fortissimo e invulnerabile.
Il film è un “oggetto non identificato”, non paragonabile ad altri film italiani: di genere “fantastico”, ma calato nella Roma di oggi.
E quale Roma.
Non quella barocca e malinconica di Sorrentino (citata a mio parere nelle riprese dei lungoteveri ma senza tramonti fiammeggianti, solo sparatorie e chiatte abbandonate). Niente feste e fasti in terrazze sul Colosseo ma una discoteca sgarrupata dove in giacca di glitter e catena d’oro burinissima l’attore Luca Marinelli — nel ruolo dello “Zingaro”, un malavitoso ambiguo, violento e ossessivo — si esibisce interpretando canzoni delle star femminili italiane degli anni 80.
C’è Roma di Tor Bella Monaca, dei mega parcheggi, dei canili abusivi con rottwailer assassini alla catena, dei centri commerciali, dello stadio.
Ci sono i microdelinquenti che vogliono “fare il botto” ma non sono la Magliana negli anni 70 e non ce la fanno, restano subalterni alle gang napoletane globalizzate che con strategie dinamitarde nella Capitale tengono tutti (grande politica inclusa, suggerisce il film) sotto scacco.
La prima azione di Enzo Ceccotti, non appena si rende conto della forza sovrumana che i superpoteri gli conferiscono, è letteralmente smurare un bancomat a mani nude e portarselo a casa. Gesto vano, perchè le banconote sono inchiostrate, ma dirompente che lo rende infatti un mito metropolitano perchè il video della telecamera di servizio che riprende la sua azione diventa virale. Stencil con un uomo incappucciato che si porta via un bancomat a braccia riempono le periferie di Roma.

Sarebbe troppo facile (quindi non lo farò) ragionare sulla valenza simbolica di quell’azione. Il bancomat nell’immaginario collettivo è l’icona dello strapotere delle banche sulla vita delle persone e della finanziarizzazione dell’economia, da Genova 2001 alla Grecia strangolata di oggi.
C’è un po’ di Tarantino in questo film — ultraviolenza da fumetto, perche’ Lo chiamano Jeeg Robot è un fumetto, è un manga romano a basso budeget ma pieno di piccole idee dalla grande freschezza e ironia (avete mai visto un supereroe che tenta di riattaccarsi il mignolo reciso del piede con il nastro adesivo da elettricista? Ecco).
Alla fine c’è la lotta tra due supereroi forniti di superpoteri: uno, Enzo Ceccotti, è “buono” e l’altro, Lo Zingaro, è “cattivo”. Il più interessante è il cattivo -Marinelli- eroe negativo complesso, torvo e contemporaneo che mentre all’inizio del film aspira, in modo un po’ stereotipato (Romanzo Criminale è sottotraccia), a “fare il botto” cioè i soldi grossi nel mondo della malavita alla fine, in un delirio narcisista molto più originale e interessante, si compiace nel posizionare lo smartphone per filmare la sua vendetta ultraviolenta (Tarantino) e riscattare su Youtube una vita anonima e “dimmerda” con migliaia di click.