Perché scrivere di un amore “diverso”?

In un gruppo che frequento, dove si parla di libri e ci si confronta su storie, argomenti, editoria, pubblicazione, visibilità e tutto ciò che attiene alla scrittura/lettura, una persona è venuta a chiedere cosa ci trovino le donne, autrici e/o lettrici, nelle storie di amore e sesso tra maschi. Non ho letto il post originale, ho visto che questa persona si è lamentata di essere stata “aggredita”. Nei numerosissimi commenti di risposta le è stato fatto notare che il modo in cui ha posto la domanda conteneva in sé la risposta, ovvero tutte voi che scrivete/leggete storie cosiddette m/m (male to male) non siete mica tanto normali.
Non intervengo nella disputa ma mi nasce una riflessione. Scrivo storie, insieme a Loredana Falcone, da sempre (pssst, non si sappia in giro, ma sono 40 anni che scriviamo insieme, sì, avete letto bene, quaranta) e quando ci sono storie d’amore (qualcuno dice sempre) sono tra un uomo e una donna. Ci siete?
Io però, confesso, nel lontanissimo 1978 avevo cominciato a scrivere una storia che vedeva protagonisti due ragazzi. Amici, amicissimi, molto amici, troppo… Avrei potuto precorrere i tempi, ma non ne ero in grado. Sia per qualità di scrittura, sia per la troppo tenera età. Quindi un m/m in nuce rimase lì, incompiuto in sei quadernetti fitti fitti di parole. Poi, nel 2014, succedono due cose: Federica Gnomo mi fa l’onore di farmi leggere in anteprima il suo “Ritratto di un preziosissimo amore indecente” e Jessica, la figlia di Loredana, mi convince a guardare la serie tv “Sherlock” della BBC, quella con Cumberbatch e Freeman.
Leggere il romanzo di Federica Gnomo Twins, una struggente storia di amore omosessuale tra un pittore e il suo modello nella Vienna di inizio Novecento, mi ha fatto accostare al genere nel modo migliore perché Federica ha una scrittura preziosa e delicata. Io, curiosa come una scimmia, le ho chiesto di questo genere narrativo che non conoscevo e lei ha risposto a tutte le mie curiosità.
Vedere tre stagioni di seguito di “Sherlock” e “shippare” insieme a Jessica un amore mai veramente espresso tra Sherlock Holmes e John Watson mi ha dato la misura del grado di coinvolgimento che un simile sentimento può generare. Nel frattempo Amneris Di Cesare mi ha fatto leggere dei romanzi di cui lei aveva curato la traduzione per Amarganta e, a seguire, il suo splendido “Anime alla deriva”, una storia complessa, onirica, attuale eppure estremamente fantasiosa, tutta incentrata su amori omosessuali e anime che hanno perso la strada.
Insomma ho capito, come dice il dottor Frankenstein nel capolavoro di Mel Brooks, che “SI PUÒ FARE!”.
E l’ho fatto. Ho ripreso quella vecchia storia del 1978 e l’ho riscritta con la maturità di oggi e il coinvolgimento di allora.
Se quella persona che ha posto la domanda da cui è partita questa riflessione, avesse chiesto a me — magari non in termini di organi eretti in culi muscolosi — avrei tentato di spiegarle che non ritengo un amore tra persone dello stesso sesso più bello e importante e coinvolgente di un amore etero. Ma gli amori omosessuali esistono e hanno delle storie dietro che parlano di fatica, di pregiudizio, di dolore, di vergogna, di rifiuto di se stessi, di discriminazione. Non mi interessa l’aspetto strettamente erotico, sia negli amori etero che in quelli gay o lesbo. L’erotismo mi annoia. Possiamo affrontare, io e Loredana, dei racconti e lo abbiamo fatto, ma un intero romanzo no. Lo lasciamo fare a chi ha talento per quel genere. Mi interessa la vita, la gioia, il dolore, la sofferenza, il riscatto. Ed è quello che ho voluto esprimere nel Diario vittoriano e nella storia di Robert e Kiran, chiamati a sfidare la stessa epoca che seppe condannare a due anni di lavori forzati Oscar Wilde.
L’amore tra le persone ha tutti i colori dell’arcobaleno e non è mai sbagliato. Questo avrei risposto a quella persona. Fermo restando che ognuno ha i propri gusti e nessuno costringe nessuno a leggere argomenti che infastidiscono. Il problema, tutto mio, è che non capisco come una storia d’amore possa infastidire. E se è l’aspetto strettamente erotico a disturbare, vorrei poter far leggere a quella persona qualche lirica di supremo lirismo nella serie Victorian Solstice di Soprani e Corella. Oppure degli inediti spettacolari che mi sono passati per le mani. Il pregiudizio, al contrario dell’amore, è sempre sbagliato.
