Elezioni in Liguria e quelli che si sfogano
Dai, sfogatevi, che vi fa bene. Fate un bel respiro e tirate fuori tutto.
Traditori ! L’avete già detto ?
E i paragoni storici, ci sono tutti ? Il diciannovismo, Weimar, i nonni partigiani.
Bertinotti che fa cadere Prodi non ve lo siete dimenticato, vero ?
No, perché io sono stato come voi, sapete ? Mi hanno proprio educato così, politicamente parlando: si discute, si litiga, ci si lacera, ma quando si è deciso, vale per tutti, e si rema tutti nella stessa direzione. “Right or wrong, it’s my country” dicono gli americani. “Lo ha deciso il Partito”, si diceva da noi, e bastava.
Però i tempi sono cambiati, nulla è più come prima, non si può continuare a ragionare con i vecchi schemi in testa. Questa è una cosa più recente, e vi assicuro, l’ho imparata proprio da voi.
In queste ultime settimane ho visto che un po’, forse, ci avete ripensato. Mi sembra che abbiate fatto tanti appelli, tanti richiami all’unità, alla disciplina. Al “Partito”, anche se non proprio quello. E io, capirete, non sono insensibile. Mi sono fatto forza, però. Mi sono detto che non dovevo cedere alla nostalgia, al ricordo del passato. “Sarai mica di quelli che hanno l’iPhone e ci vogliono mettere dentro il gettone”, mi sono detto. E allora ho resistito, e ho provato a ragionare un po’, senza farmi ingabbiare dagli schemi del passato.
Laicamente, diciamo. Serenamente.
Metto di seguito due o tre pensierini; non per voi, so che non ne avete bisogno, e chissà se avete tempo, andate sempre così veloci. Li metto lì per me, che mi aiuto da solo a fissare le idee. Li butto nel cloud.
Pensierino numero uno: come si fa a non vederla, tanta rabbia ? Sugli autobus, sui treni, nei negozi, al supermercato: non se se dipenda dalla crisi, dalla precarietà, dalla sensazione di non poter incidere sulla propria vita, ed esserne solo spettatori. Però vedo che ci sono due soggetti che di questa rabbia sono il bersaglio: i poveri, quelli più poveri di noi, meglio se stranieri, e la casta. Ecco, nelle elezioni regionali liguri trionfano due liste che hanno scelto, appunto, questi due soggetti come bersaglio: la Lega Nord e il Movimento Cinque Stelle. Non ho risposte, lo sottolineo soltanto. E aggiungo che “casta”, in realtà, va coniugato al plurale. Non solo i politici, ormai. Sono casta tutti quelli che rappresentano un “corpo intermedio” nella società: sindacati, associazioni datoriali, ordini professionali, persino i tassisti, che di loro sono spesso pessimi, ma ora sembrano responsabili di frenare chissà quale meravigliosa stagione di prosperità.
E allora, vedete, quando a cavalcare questo sentimento siete voi, amici miei, e potete presentarvi come quelli che svecchiano, contro gufi e rosiconi, e i vostri “competitor” sono Bersani e D’Alema, avete gioco facile. Ma quando siete in un posto dove governate da dieci anni, e non benissimo, il gioco non vi riesce, quel ruolo lo giocano altri, e voi pagate.
Pensierino numero due: se vale il pensiero uno, è proprio intelligente sputare in faccia a quelli che ti stanno più vicini ? Anzi, a quelli che ti stanno a fianco ? Perché, riconoscetelo, negli ultimi mesi avete fatto proprio questo, con un certo diletto, mi sembra. Perché io proprio così mi sono sentito, quando mi avete detto che bisognava abolire l’articolo 18 perché così si favorivano i precari: come se mi aveste sputato addosso. Sì, d’accordo, non ragiono più con i vecchi schemi, ho imparato, mi impegno, ma se ragionare con i nuovi schemi significa prendere quelli vecchi e metterci il segno meno davanti, beh, quello ancora non ce la faccio, mi sa che devo impegnarmi di più.
E poi, ecco, io sono per l’apertura, sempre, comunque. Per cui figuratevi, le primarie aperte per la scelta del candidato, che bellezza. Però, insomma, forse è solo un problema di organizzazione, vi capisco, forse un equivoco, ma quando a votare ci sono le file telecomandate di quelli che sono sempre stati i miei avversari, io non so se ce la faccio, non so se riesco ad essere così aperto. Cosa volete, si vede che di certe tare d’infanzia non ci si riesce a liberare, ma se deve essere il candidato del mio schieramento, vorrei che a sceglierlo fossero quelli del mio schieramento, non gli altri. Avete ragione, vi chiedo scusa. Ci lavorerò su, lo prometto. Ma davvero, quando ho visto quella cosa lì, non mi sono sentito sconfitto, che a quello ci sarei anche abituato. Mi sono sentito come quando, dopo la sconfitta, gli avversari vincitori bivaccano a casa tua: poche umiliazioni riescono ad essere così profonde. Oh, non che non ci abbia provato a prendere sul serio l’argomento che “cosa c’ è di male se uno dell’altro schieramento apprezza un nostro candidato ?”, e anche l’idea che se poi quello dell’altro schieramento è un ex assessore regionale, beh, meglio, è uno che ne sa, mica il primo che passa. E’ che poi, quando mi avete detto che no, contrordine, quella è la destra contro cui bisogna fare argine, eh, lì non sono stato tanto pronto. Sarà una questione di riflessi, ma insomma, “It’s my country ‘sticazzi”.
Pensierino numero tre: ma davvero credete di aver perso perché c’era Pastorino ? No, io vi conosco, lo so che non ci credete, lo dite perché dovete giustificarvi, dovete indirizzare la rabbia. Ma lo so che tra voi, quando non vi sente nessuno, ve lo dite che non è così. Perché siete persone intelligenti, e lo dico senza ironia. Perché io, poi, se aveste perso per un grande risultato di Pastorino, mica mi dispiacerebbe. Ma Pastorino è andato così così, benino, insomma: no, non un trionfo. E del resto, poteva andare diversamente? Lui non è male, ma l’operazione è stata un po’ improvvisata, e lo spazio politico è già coperto, in gran parte, dal Movimento Cinque Stelle, almeno per ora. Podemos ? Insomma, mi sa che non podemos mica tanto.
E allora, via, facciamo quella che nel vecchio partito si chiamava “un’ operazione di verità”: Pastorino ha “non vinto” — scherzo, scherzo — voi avete preso una sberla che la testa smetterà di girarvi tra un settimana. Quando succede, facciamo che ricominciate ad usarla.