DIGITAL LITERACY ON THE STAGE. ALFABETIZZAZIONE DIGITALE SUL PROSCENIO. Con almeno due anni di ritardo rispetto al resto del mondo, si presenta così lo scenario dell’ alfabetizzazione digitale in Italia. Di Laura Vestrucci.(@lavestru). L’ innovazione #digitale nel vasto campo della #comunicazione / #informazione è ormai imprescindibile per gli addetti di vario livello e per i #giornalisti. In Italia si giunge a comprenderlo lentamente e, inutile negarlo, assai in ritardo. Ci si affanna, ora, ad organizzare in ogni settore corsi di formazione e seminari per alfabetizzare il popolo degli addetti. Le aziende, in senso lato, pubbliche e private si devono dotare di soggetti competenti, ma c’è ancora una vasta area di queste ferma in un angolo del #web #1.0 perché troppo autoreferenziali per accorgersi dello #tsunami #digitale che le sta investendo. L’alfabetizzazione riguarda sia quelle https://medium.com/@lavestru/alfabetizzazione-digitale-sul-proscenio-4d53d6967425?source=linkShare-1abc1c8a2685-1468142612 risorse umane che sono già impegnate nelle aziende e che dovranno affaticarsi sulle tecnologie per non perdere il proprio posto di lavoro, sia i «Millenials» cioè quei giovani under 35 che sono cresciuti parallelamente allo sviluppo delle tecnologie digitali, ma non sono i “nativi digitali”. Ancora non si può definire lo #stereotipo del comunicatore/ informatore digitale, è troppo presto. Tuttavia, seguendo, dal vivo o in digitale, le sessioni di formazione nel corrente anno e negli ultimi mesi del precedente 2015, si vede già delineato il cliché di formatore italiano: l’ antico docente d’aula si rinnova e trae ispirazione dal nuovo #keynotespeaker americano, uno per tutti Steve Jobs, non entra in aula, ma sale sul proscenio, parla amplificando con il microfono ad archetto e proiettando contenuti in slide show, quali piattaforme di riferimento per l’ audience. Il pubblico può, anzi deve,

interagire sia nella modalità più spontanea e antica dell’applauso, sia attraverso i #devices di ultima generazione di cui è dotato. Coloro che interagiscono sono quasi sempre entusiasti sostenitori, gridano e applaudono su Twitter o su Instagram. Raramente si confrontano e introducono elementi di sana critica. Chi tenta di farlo, magari con un tweet in diretta, viene presto redarguito, perché fuori dal coro delle lodi. Il pubblico può essere diversamente composto in base all’età o/e in riferimento alle proprie attività professionali quindi e’ possibile che lo studente si trovi a fianco del professionista under 50.

(Picture from Twitter) I contenuti sono come una litania di frasi esortative, di allerte comportamentali con il supporto di varie info grafiche. I sedicenti «formatori» si riciclano nelle diverse «piazze» della provincia italiana o nelle sedi di enti privati nei capoluoghi di regione. Gli utenti si spostano spesso a seguirli, quasi come claque, e si rilanciano gli appuntamenti per giornate di formazione che spesso si risolvono in una ripetizione dei medesimi concetti e/o informazioni. Tutti i docenti sono considerati eccezionali da chi li invita e da chi li ascolta, mai nessuno di loro sarà riconosciuto carente o inefficace… Tutto, in definitiva, l’apparato costituito dalle organizzazioni, dai formatori, dagli utenti, percorre un itinerario su un binario unico che è quello del business, il nuovo business della cultura digitale e dei posti di lavoro che nei prossimi mesi saranno assegnati agli utenti dei «panel» e , a diverso livello, ai loro docenti /formatori. Ebbene sì, con molto ritardo, come sempre, ma possiamo dire che sul fronte del #digitale, con tutto quel che segue, «l’Italia s’è desta». Ma una domanda sorge: si sta creando una classe di nuovi professionisti o si sta nutrendo soprattutto il #business delle vecchie agenzie di vario genere che cavalcano il nuovo per non soccombere?