Beni comuni: diritti di civiltà, diritti di cittadinanza

Cos’è un bene comune?

Lo spiega in modo magistrale e con una chiarezza disarmante, uno dei massimi esperti sul tema, il giurista Stefano Rodotà, la cui eredità inestimabile ci indica la strada da proseguire.

“I beni comuni sono quei beni a consumo esauribile, come i fiumi, i laghi, l’aria, i lidi, i parchi naturali, le foreste, i beni ambientali, la fauna selvatica, i beni culturali, etc. (compresi i diritti di immagine sui medesimi beni), i quali, a prescindere dalla loro appartenenza pubblica o privata, esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo delle persone e dei quali, perciò, la legge deve garantire in ogni caso la fruizione collettiva, diretta e da parte di tutti, anche in favore delle generazioni future”.

Uno dei temi più “caldi” in fatto di beni comuni, specie per la nostra Regione è quello legato all’acqua e ai rischi derivanti dalla privatizzazione della sua distribuzione.

I processi di privatizzazione che coinvolgono le reti idriche ne compromettono lo status di bene comune: dove gli acquedotti sono stati privatizzati, la logica del profitto ha provocato consistenti aumenti delle tariffe, un peggioramento della qualità dell’acqua, l’esclusione delle fasce sociali più deboli, gestioni dissennate a seconda dei territori.

In Sicilia il dibattito è aperto e quanto mai acceso:

La vicenda della privatizzazione degli invasi e delle grandi reti siciliane inizia nel 2004 con la nascita di Siciliacque, partecipata dalla Idrosicilia (composta per il 59,6 per cento dai francesi Veolia, per il 40 per cento dall’Enel e per lo 0,1 dalla Emit della famiglia Pisante). Precisamente comincia quando la giunta Cuffaro dà via libera a una convenzione che prevede la cessione delle reti per quarant’anni, in cambio di un canone intorno ai 5 milioni di euro all’anno fino al 2022 e di 10 milioni fino al 2044.

La legge regionale che doveva avviare una nuova pubblicizzazione dell’acqua è stata bloccata dalla Corte costituzionale. In particolare ha cancellato la possibilità che la Regione imponga una riduzione delle tariffe e la possibilità per ciascun Comune di gestire in autonomia il proprio il servizio.

Una situazione di impasse politica, in cui i movimenti e il forum a sostegno dell’acqua bene comune, muovono la collettività per una sensibilizzazione attiva e partecipata sul tema. Su un diritto, su una necessità che ci riguarda tutti. Su un bene da salvaguardare e strappare alle mani del liberismo e della politica inconcludente e amica dei capitali.

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