Ex novo
Anna Rizzo
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Ormai ci siamo inchinati alla subdola tirannia del mercato finanziario con un cambiamento anche del nostro linguaggio, “trend negativo, spread, futures, subprime, derivati…, marketing, brand commerciale” è proprio il caso di dirlo si parla male perchè si pensa male. Tutto è dominato dalla crescita illimitata e dall’economia di carta. Il lavoro è una merce di scambio, il denaro non si usa per produrre beni e servizi ma solo per produrre altro denaro. I cittadini diventano clienti; servizi, cibo e salute sono diventate merci ancorate al mercato. Unico possibile contraltare è la frammentazione della metropoli, delle città, in tanti piccoli centri, il centro che diventa margine e il margine che diventa centro. Illuminante è il libro di Giacomo Beccattini “ La coscienza dei luoghi”. La coscienza identitaria dei luoghi come consapevolezza del loro valore patrimoniale e come condizione che valorizza competenze, produzioni e saperi della comunità per soddisfare i bisogni e il benessere delle persone. Una “ coralità produttiva dei luoghi” rispettosa dell’ambiente, una coralità produttiva dei beni patrimoniali del territorio, restituendo valore al territorio come bene comune. In opposizione alle logiche di impresa che ridurrebbero i borghi a musei storici con la conseguenza di turistizzare il territorio. Pensiamo solo alla riaffermazione identitaria della produzione agricola che impatto avrebbe come neoecosistema e nel contrastare il cibo industriale causa principale dell’incremento delle malattie del benessere ( tumori, diabete, malattie cardiocircolatorie, ivi compreso lo tsunami dell’obesità infantile).

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