Come si vive una mostra? Perché non mi piacciono le audiodguide

Ultimi giorni delle vacanze di Natale, le città sono di nuovo piene e lo sono anche le mostre d’arte.

Decido comunque di andare a Milano a vedere la mostra dedicata ad Escher, immaginando di non essere l’unico ad avere avuto l’idea acquisto i biglietti on line per evitare le code. L’accesso alla mostra con i biglietti già pagati è rapido e senza traumi, e nel prezzo del biglietto sono comprese le audioguide.

Ora, prima di approfondire il discorso devo ammettere che, probabilmente per un mio difetto, faccio fatica a concentrarmi nell’utilizzare contemporaneamente due modalità di comunicazione. Per dirla in parole semplici, o guardo o ascolto. Questo non vale quando sono a una conferenza, una lezione o quando discuto con persone, ma è assolutamente vero quando leggo o scrivo o ascolto musica. Se sto ascoltando musica faccio solo quello, se leggo un libro faccio quello, se scrivo un articolo o un racconto faccio quello e se guardo un quadro faccio solo quello.

Come conseguenza di ciò le audiogudie con me sono assolutamente sprecate. Nel caso della mostra in questione ho ascoltato solo una parte dell’introduzione, poi ho spento l’audioguida e mi sono goduto profondamente l’esperienza visiva e intellettuale. Non voglio assolutamente dire che le audioguide non servano o che in particolare questa non fosse di qualità, non potrei affatto dirlo non avendola ascoltata; dico solo che a me non servono. Se ascoltassi la voce dell’audioguida non riuscirei ad ammirare nello stesso modo le opere esposte, pur sapendo che l’audioguda è fonte di informazioni preziose.

Si tratta di una scelta personale e credo di essere in minoranza, ho osservato infatti che quasi tutti gli altri frequentatori della mostra tenevano l’apparecchio accostato all’orecchio. Fin qui nessun problema, le audioguide non mi interessano ma non avrei alcun motivo per odiarle.

Ecco però che subentra un secondo fattore: mi è capitato più volte di vedere persone bloccate davanti ai quadri, con l’audioguida all’orecchio, che si guardavano attorno con aria svagata, nell’attesa che la voce registrata dicesse loro di passare all’opera successiva. E purtroppo in questo modo toglievano ad altri la possibilità di avvicinarsi alle opere e goderne a pieno.

Ascoltare l’audioguida diventa un rito, quasi un obbligo per poter dire di aver visto una mostra e di averla capita. E così invece di individui che cercano un rapporto personale con l’arte ci trasformiamo in greggi guidati da una voce che ci sussurra all’orecchio. So di essere troppo drastico e so che alcune delle informazioni delle audioguide sono interessanti e preziose, in certi casi guidano l’attenzione verso particolari che altrimenti sfuggirebbero, spesso mettono l’opera nel suo giusto contesto facilitandone la comprensione.

Allo stesso tempo però ho l’impressione che distraggano troppo, rendendo meno personale e soprattutto meno attivo il godimento di un’opera d’arte.

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