Peccati, passioni e verità nascoste della famiglia Agnelli di Gigi Moncalvo — II parte

Recensione del libro “Agnelli Segreti”

Nella prima parte siamo rimasti al 1966, Gianni Agnelli è pronto a condurre la Fiat. A questo punto il lavoro di Moncalvo si sposta su un altro personaggio importante della famiglia, Susanna Agnelli detta Suni. Viene descritta come una donna forte, a tratti molto simile all’avvocato. Si parla dei suoi amori di gioventù, del suo matrimonio con Urbano Rattazzi da cui ha avuto sei figli. Vive per lungo tempo in Argentina e ritornata poi in Italia si separa nel 1971. Nel libro oltre agli amori, tra cui la profonda relazione con la venezuelana Marisela Rivas y Cardona de Federici, viene descritta l’importante ascesa politica della signora Agnelli. Susanna arriverà a essere nominata ministro degli Esteri nel 1995 durante il Governo tecnico di Lamberto Dini, designati dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Per la famiglia si tratta sicuramente di un ruolo di prestigio e di profonda importanza.

fonte wikipedia.it

Fino a questo punto del libro si può dire che lo scrittore ha fatto un profondo lavoro di ricerca storica della famiglia con la capacità di “romanzare” il tutto. La lettura risulta piacevole e accattivante perché sembra di assistere ad una serie tv in stile House of Cards. Da qui in avanti inizia una corposa parte del libro che personalmente definisco più di inchiesta. A tratti molto tecnica. Prendendo spunto dal periodo di Mani Pulite lo scrittore porta avanti una profonda analisi sugli assetti societari del gruppo. Sulle “scatole cinesi” di comando poste fuori dall’Italia. L’analisi risulta molto dettagliata e richiede comunque una certa conoscenza degli argomenti trattati. Fiduciarie (Trust), fondazioni, paradisi fiscali e equity swap. Sicuramente la lettura aiuta anche solo come esempio a capire come si muove la grande finanza internazionale per la gestione dei capitali delle famiglie dei potenti. Il lavoro di Moncalvo appare senza dubbio di profondo valore. Nel libro iniziano a emergere i grandi movimenti tra gli storici “consiglieri di famiglia” Gabetti, Grande Stevens e Gianni Agnelli, la moglie Marella nonché i futuri eredi Margherita e Edoardo. Gli intrecci sono profondi, gli interessi in gioco sicuramente enormi. Alla morte di Gianni questi interessi sfoceranno poi in parte in tribunale su richiesta della figlia Margherita che si sentirà poco tutelata, Edoardo invece non sarà più in vita. Ovviamente quello presentato nel libro è il punto di vista dell’autore in base alle indagini effettuate. Da lettori conviene sempre mantenere su argomenti così delicati e tecnici un atteggiamento prudenziale ma allo stesso tempo non guasta essere inclini alla comprensione di ciò che accade attorno a noi e qui il lavoro di Moncalvo può aiutare. L’evoluzione del gruppo Fiat descritta nel libro arriva fino ai nostri giorni, con al comando Marchionne e Jaki John Elkann passando per nomi illustri come Romiti, Montezemolo fino a David Rockefeller e Henry Kissinger. In parte viene anche trattato lo scandalo calciopoli della Juventus. Insomma come potete intuire si tratta di un romanzo d’inchiesta molto ben articolato che tenendoci per mano dai primi del novencento ci porta attraverso la storia della potente dinastia degli Agnelli fino ai giorni nostri.

Il libro procede poi fino alla fine con un dettagliato e profondo profilo del figlio dell’ avvocato Gianni Agnelli, Edoardo. Quello che almeno sulla carta sarebbe dovuto essere il naturale erede al trono. Così non fu. Il ragazzo affermava i limiti del capitalismo e la sua visione della Fiat che per lui rappresentava centinaia di migliaia di famiglie che vivono e mangiano. Affermazioni che secondo l’autore probabilmente gli alti vertici non gradivano troppo soprattutto quando riguardavano l’esigenza di scindere il potere fra gestione manageriale e proprietà. Edoardo, forse a causa della sua fragilità, venne dapprima estromesso dagli affari di famiglia e in seguito travolto da eventi negativi che sfociarono nella sua morte il 15 novembre del 2000 sul viadotto della Torino-Savona nel cuneese. La causa della morte fu stabilita in suicidio, Moncalvo analizza nelle sue pagine tutti i movimenti degli ultimi giorni con testimonianze e referti e avanza dubbi. Di fatto purtroppo l’erede naturale esce di scenario.

La lettura del libro ridimensiona probabilmente un po’ il mito dell’Avvocato rivalutando però allo stesso tempo quello del figlio Edoardo. Per un piemontese come chi vi sta scrivendo leggere questo libro è risultato assolutamente avvincente. Molti di noi sono cresciuti con il mito dell’Avvocato, tifano per la Juventus, hanno parenti che lavorano in Fiat, hanno guidato un’autovettura Alfa o del Lingotto e ogni giorno hanno visto sin da piccoli sul tavolo del soggiorno una copia del quotidiano “La Stampa”. Insomma comunque stiano le cose e qualunque sia la verità gli Agnelli rappresentano Torino e una buona parte della storia del Capitalismo italiano. Non mi resta che augurarvi una buona lettura a tutti!

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