Copyright © 2016 by Licia Oliviero

“Se si vogliono realizzare i propri sogni, si deve avere la forza di farlo da soli”

“La Principessa degli Elfi” è il primo volume di una trilogia fantasy che segue le avventure di Layra, giovanissima principessa privata della sua famiglia e del suo regno, dotata di incredibili poteri che la renderanno preda ambita da molti nemici. Si ritroverà in una realtà ostile, dove i suoi unici veri alleati e amici saranno Anter e Ally, fratello e sorella con un passato difficile quasi quanto il suo alle spalle.


Dal capitolo 1

[…] Si appoggiò a un muro e si sedette in terra, soffiando sulle mani per scaldarle, infatti, nonostante non ci fossero finestre, la stanza era piena di spifferi ed era priva di riscaldamento. Si gelava.

Fu contenta perlomeno di non avere paura del buio, non ne aveva mai avuto.

Iniziò a canticchiare dopo i primi dieci minuti, tentando di scacciare il freddo e il senso di oppressione che cominciava a schiacciarla.

«C’era una volta una bambina.» sussurrò, per tenersi impegnata e impedire ai brutti pensieri di toccarla. «Una bambina strana. Era diversa, diversa da tutti. Aveva un dono. O una maledizione. Vedeva cose che gli altri non vedevano. Vedeva i fantasmi. Vedeva i folletti.» si zittì un secondo stando in ascolto, poi scosse piano la testa e riprese: «Loro erano i suoi unici amici. […]

Dal capitolo 1

[…] «Layra! Piccola! Cosa ti è successo? Sei sconvolta, tesoro!» Apparve anche una folletta, con gli occhi viola, i capelli biondi corti e un vestitino rosato.

«Kiki! Sono così contenta che voi siate qui! Credevo che mi aveste abbandonata!»

«Oh, ma cosa dici, Layra!» borbottò Sig, mentre altri folletti apparivano nella stanza.

«Un… un uomo… sa che vi vedo! Ha ucciso una famiglia di folletti! Li ha catturati e uccisi davanti a me con quei fiori.» singhiozzò Layra, scuotendo la testa perché non capiva davvero come fosse possibile. Nessuno oltre lei poteva vederli.

Kiki si arrampicò sulla spalla di Layra a una velocità troppo elevata perché l’occhio umano potesse coglierla e prese ad accarezzarle i capelli.

«Deve essere stato un demone…» rifletté Sig.

«Un… demone?» chiese piano Layra.

«Sì, Layra, non esistono solo folletti e fantasmi.» mormorò Kiki.

«Lo so.» rispose lei con un fil di voce.

«I demoni sono malvagi e sono potenti.» la informò un folletto.

«Layra… stai attenta. Non rimanere mai più sola con lui.» le raccomandò Sig cupo, per poi mormorare: «Se lo scoprisse, sarebbe la fine!»

Layra stava per chiedere cosa significasse, ma Kiki le sussurrò: «Addormentati, Layra. Veglieremo noi sul tuo sonno.»

Layra annuì e stendendosi sul letto si addormentò, colta da un’improvvisa stanchezza. […]


Dal capitolo 2

Copyright © 2014 by Licia Oliviero

[…] «Un altro simbolo è il diadema che hai sulla fronte. Sì, ne siamo a conoscenza. Layra, quel simbolo dimostra che tu non solo appartieni agli Elfi della Luce, ma ne sei anche la principessa.» disse Kiki.

«Che… che cosa?» chiese Layra incredula.

«Sì, lo scoprimmo anni fa. Layra, sei figlia di un elfo e di una strega. Sei figlia del re e della regina della Luce. Layra, quel demone cercava te! Come ti abbia trovata, è un mistero. Ma se devi scappare, cosa che ti consiglio, è meglio che tu stia attenta. I demoni non conoscono pietà. E se ti trovassero gli Elfi Oscuri, ti ucciderebbero! Layra, sei l’unica erede al trono.» quello che fece Sig in quel momento fu il discorso più lungo della sua vita.

Layra sbatté le palpebre confusa. «Ma com’è possibile?»

«Layra, ascolta, il simbolo sulla tua fronte parla chiaro. Da parecchio tempo gli Elfi Oscuri architettavano di usurpare il trono degli Elfi della Luce, per dominarli, e dieci anni fa ci riuscirono… ma non appieno, visto che i tuoi genitori sparirono, insieme con te.» spiegò anche Kiki.

Layra si alzò in piedi. «Devo andarmene. Quel demone stamattina era qui fuori. Devo andarmene!»

«Non stasera, sarebbe pericoloso, ti conviene rimanere qui e andartene domani mattina, con la luce.» le suggerì Kiki, tentando di calmarla.

Layra annuì, poi andò allo specchio e alzò la frangetta, scoprendo la fronte.

Eccolo là, quello che aveva sempre considerato il suo difetto. Il suo diadema.

Era sottile, composto da una linea azzurra per lato, leggermente curva, con delle diramazioni che terminavano in piccoli ghirigori e una gemma azzurra disegnata al centro della fronte. […]

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Dal capitolo 14

[…] Layra lo guardò negli occhi scuri, sentendosi protetta come non mai. Fuori poteva esserci di tutto, eppure, quando era con Anter, sentiva che nulla aveva importanza a parte loro due.

Il ragazzo le si sedette di fronte osservando la guancia livida e le alzò delicatamente il mento, con un dito solo, sfiorandola appena come se temesse di poterle fare male.

Dopo pochi istanti spostò lentamente la mano sulla guancia sana, carezzandola piano.

Layra sentì un intenso calore. Non come quello che sentiva quando si arrabbiava. No, questo era ben diverso. Non sembrava ardere fino a farla ribollire.

La scaldava. La scaldava, sciogliendo il ghiaccio creatosi in anni di maltrattamenti. […]


Dal capitolo 14

[…] Layra non stava capendo nulla, a parte che Anter la stava baciando. Sulle labbra. Non sulla guancia come faceva di solito ma proprio sulle labbra, che ora le formicolavano.

Appena si staccarono, Layra, che aveva smesso di piangere, perdendosi in quegli occhi scuri, sussurrò: «Sì, torna, altrimenti verrò a cercarti.»

Anter sorrise e le carezzò il volto, promettendole: «Tornerò.»

Poi dovette andarsene e appena la porta si chiuse, Layra e Ally ripresero a piangere, abbracciandosi.

Layra non riusciva a smettere.

Quel loro primo bacio poteva essere anche l’ultimo e lei non lo sopportava. […]

Dal capitolo 19

[…]Poi ci furono le esplosioni.

Esplose prima il palazzo bianco che, minato alle fondamenta, crollò su se stesso. Sorte simile toccò alle varie case, nulla sarebbe rimasto del covo di ribelli.

«Puff!» soffiò Urien all’orecchio di Layra, facendola trasalire. «Lo vedi? Non ci sono posti sicuri per te. Non ci saranno mai.»

Li scortarono fino dove avevano lasciato le loro cavalcature.

I prigionieri vennero fatti salire su tre enormi cavalli neri, poi alcuni Elfi li legarono con le gambe alle selle, per impedire loro di muoversi. Le briglie del cavallo di Layra erano legate al destriero di Urien, mentre quelle del cavallo di Anter erano rette da Carnes. Infine quelle del cavallo di Ally erano assicurate ai finimenti del cavallo di Drew, che minacciò la piccola dai riccioli rossi: «Se non ti comporterai bene, farò imbizzarrire il cavallo e ti lascerò ciondolare per le gambe.»

Anter provò a girarsi per scoccare un’occhiataccia a Drew, per intimargli di non provarci, ma bastò fare il gesto di voltarsi che Carnes strattonò le briglie del cavallo facendolo scartare e facendo traballare pericolosamente il ragazzo.

«Voi tre: muti e immobili.» ingiunse il generale senza nemmeno voltarsi a guardarli, quindi diede l’ordine di partire. […]


Dal capitolo 21

[…] «Cosa vuoi da me?» chiese Layra sentendosi più fragile di quanto non fosse. Lui aveva il potere di intimidirla come nessun altro.

Amos le sfiorò una guancia, asciugandole una lacrima che le era sfuggita. «Sicura di volerlo sapere?» La guardò negli occhi e quando lei non distolse lo sguardo, lui sorrise. «Va bene. Vedi, principessa, tu mi aiuterai a governare sugli Elfi della Luce.»

«Mai!» replicò Layra senza abbassare lo sguardo.

«Sappi che, se non potrò controllare gli Elfi della Luce, continuerò a ordinare che vengano uccisi. Villaggio dopo villaggio, casa dopo casa.» la informò Amos, quindi l’accusò: «Tutte quelle morti saranno a causa tua!»

Layra rimase in silenzio, sentendosi realmente colpevole.

«La scelta deve essere tua, ma non credere di poterla avere vinta. Puoi semplicemente scegliere se fare qualcosa di buono per la tua gente… o lasciarli morire.» […]


Dal capitolo 21

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[…] Sentì il gelo del suo ciondolo e il calore del diadema e tutto quel potere che ribolliva dentro di lei.

Amos rise. «Non ti servirà a nulla, principessa. Fallo luccicare quanto vuoi!»

Aveva ragione. Non uscì nessun fascio di luce dal diadema azzurro sulla fronte di Layra, si limitò a brillare.

Amos vi passò sopra il dito, partendo dalla tempia destra e arrivando a quella sinistra, percorrendo tutte le curve del diadema che dopo il suo tocco smetteva di brillare.

Layra si sentì svuotata e, anche se non l’avrebbe mai ammesso, spaventata.

Come poteva Amos, con un solo dito, spegnere tutto il potere che lei aveva avvertito dentro di sé? E perché non riusciva a usare quel potere? […]

Estratti dal libro La Principessa degli Elfi pubblicato da Licia Oliviero il 07 Settembre 2014. Copyright © 2014 by Licia Oliviero.

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