DICONO DI NOI

Abituata a scrivere su un blog, mi riesce ormai difficile raccontare qualcosa senza usare le immagini.

Eppure le parole, questa volta, sono l’unico strumento che ho per cercare di trasmettere cosa significhi per me Lineabeta. E sapere che ciò che scrivo non si perderà tra miliardi di pagine web ma resterà scritto nero su bianco su un catalogo ufficiale, mi fa sentire parte di qualcosa di importante.

La stanza da bagno è un ambiente complesso, dai mille significati, mutati nel corso dei secoli di pari passo ai concetti di igiene, intimità, privacy, vanità. Ripercorrerne l’evoluzione permette di svelare aspetti importanti e talvolta curiosi della nostra cultura, del costume, della società o della pubblicità. E di coglierne il legame con la nostra storia personale.

Una delle mie ambizioni — il mio sogno — è scrivere un giorno un libro sulla storia italiana del bagno, raccontandola attraverso le singole storie delle piccole e medie imprese che hanno contribuito a farla, questa storia, insieme a quella del nostro Paese.

Aziende concepite in una soffitta, quando ancora era possibile farlo e la burocrazia non ti tarpava le ali prima ancora di cominciare.

Aziende nate in anni in cui il concetto di stanza da bagno era molto diverso e che hanno contribuito al mutamento. Aziende come Lineabeta, appunto.

E quando la storia del bagno, le storie di famiglia, le storie aziendali e la mia personale si mescolano tra loro, iniziano a brillarmi gli occhi.

Sfogliando i cataloghi Lineabeta, dai primi stampati negli anni ’80 — quelli con le illustrazioni, senza foto e senza tanti fronzoli, quelli che “potevi farli in qualsiasi modo che tanto si vendeva lo stesso” — a quelli attuali “che solo per il concept, il designer, il rendering, lo styling e lo shooting hai finito il budget”, io leggo la nostra storia e le evoluzioni degli ultimi 30 anni.

Lineabeta ha scelto di parlare la lingua della sua terra natale, dichiarando in questo modo non solo il suo profondo amore per il territorio ma anche la sua volontà, in un certo senso, di restare con i piedi per terra.

Proponendo prodotti che offrano a tutti la possibilità di arredare il bagno con pezzi di design accessibile, democratico, ironico. Giovane, facile, frizzante. Everyday design, appunto. Quello adatto anche a una generazione di trentenni senza certezze che non vuole perdere né le speranze né la voglia di circondarsi di cose belle, anche e soprattutto in casa. Perché, come dicono loro: “a fare le cose belle che costano tanto sono capaci tutti”.

Questa azienda è una di quelle che hanno visto “sbocciare” la stanza da bagno. L’ha vista trasformarsi da ambiente di servizio a stanza da mostrare con orgoglio, da luogo prettamente funzionale, quasi da nascondere, a interno da progettare con soluzioni di design e investimenti importanti.

Ha progettato accessori e complementi quando questi erano l’unico modo per personalizzare un bagno altrimenti anonimo. E ha continuato a farlo quando l’accessorio è diventato un complemento d’arredo in grado di completare in modo discreto ed elegante una stanza da bagno con un carattere e uno stile già suo.

Osservando le collezioni Lineabeta, da quelle storiche — progettate e sviluppate internamente — alle proposte sviluppate in collaborazione con designer esterni, leggo anche un cambiamento importante avvenuto nel modo di fare impresa.

Lo leggo nella scelta di reinventarsi puntando sul design come fattore competitivo, e lo leggo negli occhi della seconda generazione Capitanio, che inizia a muoversi in un contesto radicalmente diverso da quello dei genitori.

Lineabeta c’era quando l’arredo bagno non sembrava neppure degno di comparire sulle riviste di interior design.

E ha sempre mantenuto il forte legame con la terra in cui è nata dimostrando allo stesso tempo una forte vocazione internazionale, e oggi — il tempo di una sola generazione — parla a 50 paesi nel mondo, e continua a farlo orgogliosamente nella sua lingua.

Che poi forse è semplicemente la lingua universale di chi ama il design.

Per scrivere questa breve introduzione ho chiesto a Lineabeta di visitare l’azienda, di conoscerne i protagonisti e la loro bella famiglia, di avere informazioni sulla nascita e sull’evoluzione aziendale, di sfogliare vecchi cataloghi e vedere vecchie foto. La verità è che non avevo bisogno di tutto questo materiale, perché le parole le avevo già in testa.

Semplicemente, tutto questo viaggio è stato una bellissima scusa per curiosare ancora una volta tra le righe della storia italiana del bagno.

Una storia ancora tutta da raccontare della quale resto spettatrice affascinata.

Simona Nurcato

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