Quell’ultima volta di Ivan e Stefan.

L’ultima Finale Slam fra il Primo “attaccante da fondocampo” e l’Ultimo esponente del più puro Serve&Volley di successo della Storia del Tennis e … quasi 25 anni dopo.

Flinders Park, Melbourne, 28 gennaio 1990.

1.I Rossi e il Filo Spinato.

Appena un mese fa il Velluto di una Rivoluzione non violenta, cominciata non si sa bene come a Praga, ha rivestito gli spuntoni arrugginiti di una quarantina d’anni di Filo Spinato Comunista. Quello che disegnava i confini tra Repubblica Socialista Cecoslovacca da un lato e Austria e Germania Ovest dall’altro.

Frammento dell’invenzione di Joseph Glidden

Molto probabilmente si tratta dell’evoluzione di quello brevettato nel 1874 dallo sputnìk Joseph Glidden, capitalista americano fondatore della Barb Fence Company, che pare lo abbia inventato usando un macinacaffè.

No, non si illudano tifosi di Stelle e Strisce, non erano stati certamente i Rossi di Mosca i primi ad usarlo per recintare Esseri Umani. Ci avevano già pensato proprio gli antenati dell’attuale Grande Padre Bianco, tale George D.H. figlio-di-senatore Bush, durante la seconda meta’ del secolo scorso. Anche a quei tempi c’erano dei Rossi da cui doversi guardare.

Perdio, quei dannati Pellerossa minacciano la Vita e Democrazia del … Bisonte!!!

La vita dei Nativi Americani, indissolubilmente legata a quella di quei pacifici animali, era già stata abbondantemente traumatizzata dall’arrivo del virus del Consumatore Bianco.

Per secoli il Bisonte li aveva nutriti con la sua Carne, coperti con la sua Pelle, fornito loro utensili di ogni tipo con le sue Ossa.

Levar loro la loro Terra con promesse non mantenute nemmeno dall’inchiostro con cui erano state scritte non era bastato.

Avvelenarne spirito e corpo con Acqua di Fuoco nemmeno.

Punirne Uno per Educarne Cento? Ehm, no non ci siamo ancora arrivati … Joseph Raymond McCarthy nascerà solo nel 1908 … nel frattempo, WhatTheHell, siamo Americani, da noi si punisce prima e poi si educa chi sopravvive, quindi …

Quindi recintarono i bisonti - che non potevano protestare e se avessero potuto farlo avrebbero preferito i Nativi che almeno li consideravano sacri - per concentrare fuori i nemici che di Pellerossa avevano ormai solo le ossa.

Ridotti alla fame, trattati come selvaggina, i più coraggiosi si ribellarono mentre il Bisonte veniva decimato senza soluzione di continuità per il puro divertimento di qualsiasi coglione armato a fuoco rigorosamente Uas’ichu, espressione usata dai Nativi per indicare l’Uomo Bianco ma che significa, identificandone l’essenza con una aderenza alla realtà che non ha probabilmente eguali in nessuna altra lingua attualmente conosciuta, colui che ruba il grasso.

Rod Laver Arena di Melbourne - foto GettyImages

“Tutte queste cose” a Stefan Bengt Edberg da Vastervik - impegnato sulla recentissima (1988) Rod Laver Arena di Melbourne a cercar di vincere per la terza volta gli Australian Open di Tennis (edizione numero 78)- “sono lontane come come salti di rane dentro immense paludi”.

Affatto distanti, invece, e probabilmente nemmeno ignorate, dal suo Avversario del Giorno che nel 1987 il Grande Padre Bianco ha dotato di green card e che dal 1989 è sposato con figlia di un miliardario ma … ancora attende cittadinanza americana.


2. Lo Sbuffo.

Stefan Edberg ha appena seguito a rete la palla di servizio che un istante dopo gli permetterà di raggiungere l’Avversario del Giorno sul 4 pari del primo set.

Non ha avuto bisogno di volleare il Vichingo perché la risposta dell’Avversario del Giorno è morta addosso alla rete.

È solo che … quando volge la schiena all’Uno e all’altra, avviandosi a prendere posizione per rispondere, si tocca la regione addominale a babordo con una pressione appena più che accennata della mano sinistra mentre le guance preparano uno sbuffo.


3. L’addome.

La migliore Seconda palla di servizio del circuito quella di Edberg.

Per la semplice ragione che è praticamente identica alla Prima.

Si è già guadagnato la scorta delle Valchirie presso una delle 540 porte di Valhalla solo per come tiene la sua racchetta ProStaff della Wilson Stefan, come Thor tiene il suo Martello per la felicità di Dio Padre Odino.

Lancia la palla molto in alto per dare al corpo il tempo di caricarsi come fosse una catapulta. Scende con le gambe che preparano il corpo a spingere la palla con il proprio peso mentre una fluida armonica e al tempo stesso estrema flessione-torsione del busto, insieme al braccio che va tendersi completamente, concede alla racchetta la possibilità di frustarla con una fulminea accelerazione del polso appena scende dallo zenit dello Svedese.

Stefan Edberg al servizio
.

Il risultato è un kick stupefacente: la palla disegna una sorta di arco molto teso alla spasmodica ricerca dei vertici degli angoli dei rettangoli di servizio del campo avverso e/o, non di rado, il centro della loro linea frontale, quando non vuol dare angolo alla risposta del suo avversario.

Più che rimbalzare, quella palla pare voglia schizzare alle stelle: da alta ad altissima per alcuni tra i suoi più pericolosi avversari e troppo alta per la maggior parte dei giocatori che non stazionano abitualmente tra i Top 20.

Il Tennis di Stefan passa per essere solo, e tutto, eleganza e serve&volley. Non ha altra scelta - si dice - perché anche i colpi da fondo sono costruiti per preparare l’attacco a rete e difendersi quel minimo che serve ad avere il tempo di costruire d’istinto uno schema d’attacco.

Edberg non rinuncerà mai alla presa a martello pure sul dritto, rinunciando perciò a qualsiasi possibilità di sfruttare il top-spin che la tecnologia degli attrezzi concedeva ormai su larga scala.

In realtà c’è di più, e non poco: quando costretto a velocizzare il movimento di un dritto tecnologicamente obsoleto può far male a chiunque, soprattutto in risposta.

Quanto alla parte sinistra del campo, nel 1981 un giovanissimo Edberg (classe ‘66) perse la finale del famoso Torneo dell’Avvenire di Milano - riservato agli Under 16 prossimi futuri probabili campioni - contro l’Autraliano Pat Cash (classe ‘65) giocando il rovescio a due mani. L’anno successivo, dopo aver dato ascolto al suo allenatore Tony Pickard che gli suggerì di levare la mano sinistra dalla racchetta e smettere di imitare zio Borg, Edberg si prese quello stesso Torneo senza perdere un set.

In effetti è da circa allora che nessun avversario ha un rovescio e relativa volée più naturali, completi, efficaci ed eleganti dello Svedese.

Edberg e la sua volèe di rovescio.

Il fatto è che Stefan - uno degli X-Men di quest’epoca, capace di vincere uno Slam prima di aver compiuto 20 anni, tipo Becker e Chang - non è geneticamente costruito se non per attaccare la rete.

Per giocare a fondo campo gli manca un dritto solido e la categoria degli “attaccanti da fondo” è stata inventata proprio dall’Avversario del Giorno, che ha sollevato l’asticella dello standard d’allenamento a livelli fino ad ora sconosciuti a chiunque altro.

Ovvio che il servizio è non meno che vitale al gioco di Stefan: deve guadagnarsi il tempo di scendere quanto più possibile vicino alla rete così da rendere la altamente-probabile-eppure-non-scontata risposta dell’avversario il meno agevole possibile. Al resto penseranno il suo gioco di gambe, il suo senso della rete con annessi braccio, polso e la già citata protesi ProStaff.

Altrettanto ovvio che la Seconda di servizio gli serva come la Prima e della Prima non possa essere meno efficace. Se decide di rallentarne la velocità è solo per lavorarla ulteriormente: vero che qualsiasi avversario avrà più tempo per preparare la ribattuta ma sarà ancora meno agevole domarne il rimbalzo.

È solo che … mentre si tocca la regione addominale sinistra con una pressione appena più che accennata della mano sinistra e sbuffa, Edberg ha appena capito che gli addominali largamente responsabili di quel kick e di quelle traiettorie … beh, stanno esigendo il loro già strameritato tributo di riposo con un anticipo perlomeno inopportuno.


4. Pam Shriver & Todd Snyder.

Sono in pochi ad accorgersi subito che qualcosa non va.

I telespettatori dovranno attendere che Edberg vinca il primo set 6–4 e si trovi sotto 0–3 con un break di svantaggio nel secondo: il dettaglio del Nordico che si tocca la pancia non è sfuggito a Pam Shriver, tennista professionista in attività ed inviata “bordo campo” per ESPN.

Nel gioco successivo Edberg si porta avanti 40–0 e nonostante i 2 successivi e consecutivi doppi falli, approfittando di una maldestra risposta larga di rovescio dell’Avversario del Giorno - che non toccando una palla da ormai un paio di minuti si è avventato sulla prima palla disponibile con veemenza tale da finire per coricarcisi sopra- vince il gioco e si avvicina 1–3.

Scuote la testa Stefanello, tira indietro la schiena a testare gli addominali e, aiutato da ben 4 errori consecutivi non forzati o gratuiti dell’Avversario del Giorno, riesce addirittura a recuperare il break di svantaggio e portarsi sul 2–3.

Che qualcosa davvero non vada nella regione sinistra degli addominali dello Svedese è chiaro a tutti quando subito dopo, durante la pausa per il change-over (cambio di campo), pur senza invocare l’injury time, chiede l’intervento di Todd Snyder, professione Atp Trainer, che nei 2 minuti scarsi a disposizione può solo praticare dell’ice-massage, massaggiare con del ghiaccio la parte dolorante.


5. Figlio di un Poliziotto.

Difficile capire la reale entità del problema.

In campo Edberg continua a dare il massimo consentito dal suo eccezionale momento di forma mentre il dolore allarga la sua strada.

È figlio di un Poliziotto lo Svedese, ha imparato a giocare a tennis a Vastervik, 280 km a sud di Stoccolma, in un circolo di tennis senza spogliatoi. Sacrifici e rispetto delle regole, comprese quelle dello spettacolo, ne han fatto un campione di disciplina e un modello di comportamento.

Non si molla. Non comunque alle prime fitte. Men che meno se si tratta di una Finale Slam.

Se resta difficile capire la reale entità del problema, è invece chiaro che il servizio ha smesso di essere incisivo.

Ciononostante, serve e agguanta il 3 pari lo Svedese, annulla 3 set-points quando è indietro 4–5 e serve addirittura per il set in vantaggio 6–5 dopo aver strappato il servizio all’Avversario del Giorno ma … è allora che paga lo sforzo: concede due palle break e la seconda è di troppo.

Si va al tie-break.

Ancora, parte bene Edberg. Vola via 2–0 con un mini-break di vantaggio, ma con due doppi falli regala all’Avversario del Giorno fiducia sufficiente ad aggredirlo e vincere il tie-break per 7 a 3.

Un set pari.


6. Todd ci dice in anticipo come andrà a finire.

Durante la pausa che precede il terzo set, Todd Snyder spiega a Pam Shriver e a tutti noi che Edberg ha sofferto altre volte quello stesso problema agli addominali nella parte sinistra e che la conseguenza è l’impossibilità di servire in modo consistente.

In effetti, Stefan regala il primo game del terzo set con due doppi falli consecutivi, va sotto 0–2 ma riesce, non sa nemmeno lui come, a tenere il terzo game dopo aver annullato non meno di 2 palle-break.

L’Avversario del Giorno, che mai ha mancato di cattiveria, cerca di far giocare al menomato Stefanello ogni punto il più a lungo possibile e usa spesso il lob quando Edberg si avvicina alla rete, per finire di stracciare quel che resta di quei martoriati addominali costringendolo a rincorrere la palla indietreggiando e tentare sempre più improbabili smash.

Ancora, durante la pausa di gioco sul 1–2, Todd Snyder ci racconta che l’infortunio di Edberg si è verificato all’inizio del match - durante il secondo game del primo set - e crede che non continuerà ancora a lungo.

Da quel momento Edberg vincerà un solo game e sul 2–5 del terzo set andrà a stringere la mano all’Avversario del Giorno, molto più dispiaciuto che sorpreso, per consegnargli la vittoria.


7. L’Avversario del Giorno - parte I: commento semiserio al match.

L’Avversario del Giorno solleva il Trofeo dopo il ritiro di Edberg.

Ivan Lendl batte Stefan Edberg per ritiro sul 46 76(3) 52.

Questa edizione degli Australian Open che sembrava doversi ricordare soprattutto per la sconfitta dovuta a squalifica di John McEnroe in seguito a triplice violazione del codice di condotta durante la partita contro lo Svedese Pernfors, sarà ricordata anche per il primo ritiro di un giocatore durante una finale Slam nell’Era Open (e secondo della storia Finali Slam. Il primo è datato 1911, quando il neozelandese Anthony Wilding vinse il titolo di Wimbledon per ritiro dell’inglese H. Roper Barrett prima dell’inizio del quinto e decisivo set sul punteggio di 64, 46, 26, 62).

Oggi ha vinto Ivan Lendl e davvero stavolta “i meriti non contano”, salvo quello, enorme almeno quanto ovvio, di esser arrivato in finale.

Lo sfortunato Stefan Edberg ha giocato davvero un gran torneo fino alla semi, dove ha annichilito il suo connazionale Wilander per 61 61 62, e nonostante un infortunio alla zona addominale sinistra subito all’inizio della partita, ha vinto il primo set e servito per il secondo prima di cederlo e cedere l’incontro, onorando presenza e partecipazione come meglio non poteva, sconfitto dal dolore prima ancora che dall’avversario.

Avessi vinto pure il secondo set avrei potuto provare a vincere in tre set cercando di nascondere il problema ma alla fine del secondo ho capito che non sarei riuscito a stare in campo ancora a lungo e … non c’è alcuna possibilità di battere Ivan da fondo campo e senza poter servire al massimo” dirà Edberg.

L’impressione che resta è che senza il problema agli addominali lo Svedese avrebbe portato a casa il match e pure piuttosto agevolmente perché … Ivan Lendl ormai pensa solo a quella dannata Erba che finora ha saputo riservargli dispiaceri come niente e nessuno mai.


8. L’Avversario del Giorno — parte II: tutta colpa di Wimbledon.

Giá, Wimby.

Ivan Lendl in azione a Wimbledon

Ivan Lendl ne è ossessionato.

Pur di provare a vincerlo ha deciso di modificare drasticamente il suo gioco. Perciò ha assoldato Tony Roche, ex-sfortunato campione Australiano (mai arrivato oltre le Semifinali sull’Erba di casa, una Finale a Wimbledon, due sull’Erba degli UsOpen a Forest Hills ma, incredibile dictu, una vittoria sulla Terra Battuta del Roland Garros!!!) e tra i coach migliori in circolazione.

L’ossessione rasenta livelli di follia: per prepararsi al meglio ha scientemente programmato di saltare il prossimo Roland Garros, dove sarebbe di gran lunga il favorito.

Ma il Ceco di Ostrava è già entrato nella Storia dello Sport oltre a quella del Tennis, ormai si tratta solo di come restarci quindi, al Diavolo pure la prossima Coppa dei Moschettieri, che quelle che ho bastano.

E i rischi aumentano.

Pure contro un Edberg a mezzo servizio come quello di oggi, Lendl è entrato ed uscito dal match diverse volte, come fosse concentrato a cercare un gioco oltre alla vittoria. Un gioco fatto di automatismi e tempi che continuano in qualche modo ad essergli estranei.


9. Per la serie “Ultime dal Cielo” (aka “Early Edition”)

Quello che Lendl ancora non sa, e come lui tutti Voi, è che non solo non vincerà mai Wimbledon ma che oggi, 28 gennaio 1990, ha appena vinto nel modo peggiore, cioè senza la gioia del match point che il ritiro di Edberg gli ha negato, l’ultima prova Slam della sua carriera.

Da giocatore.

Las Palmas de Gran Canaria, Primo di Marzo 2014.

  1. L’Ambasciatore.

Chi dovesse avere la possibilità di passare da queste parti dal 30 agosto al 4 settembre prossimi, oltre alle partite di Baloncesto di Angola, Australia, Corea del Sud, Lituania, Messico e Slovenia, potrebbe dare un’occhiata al calco delle mani di un grandissimo ex atleta professionista che proprio nell’ambito di un programma volto a celebrare un evento epocale per le Canarie, quale l’ospitare la fase eliminatoria del gruppo D dei Campionati del Mondo di Basket edizione 2014, è stato nominato “Ambasciatore di Gran Canaria 2014".

Non dovreste avere eccessivi problemi a buscar y encontrar un posto, casomai vogliate concederVi una pausa dal Sole della Playa del Inglés o delle Dune di Maspalomas: Las Palmas de Gran Canaria dispone di una Arena capace di ospitare più di 10.000 persone.


2. Arrivo e tutto il resto.

L’ambasciatore arriva al Real Club de Tenis di Las Palmas de Gran Canaria alle 11 di un sabato mattina che ha il cielo coperto il tanto giusto a distinguerne i colori senza dover strizzare gli occhi.

Non fa caldo e il vento ha concesso una pausa utilissima all’orda di ragazzini che di lì a poco offriranno i loro dritti e rovesci allo sguardo esperto dell’ambasciatore. La chiamano clinic: l’ambasciatore visionerà i ragazzi partecipanti mentre colpiscono la palla per un paio di minuti al massimo e se il caso suggerirà correzioni.

Damas y Caballeros, señoras y señores, un aplauso para nuestro embajador Ivan Lendl.

Appesantito più da buoni ristoranti che dal tempo che passa, il Ceco si avvia verso lo spazio ed il momento conferenza-stampa con passo leggero, tipico di chi ha un trapezio immune alla forza di gravità della vita incerta, come accade alla maggior parte di noi comuni mortali.

Sulle rughe che ne increspano il viso abbronzato, sugli occhi che tradiscono curiosità per certi versi sorprendente, date le ridotte dimensioni di un club che di Real ha ormai solo il nome, non è dato leggere se non serenità.

L’arrivo dell’Ambasciatore Ivan Lendl al Real Club de Tenis di Las Palmas de Gran Canaria

Persino quel maledetto Wimbledon (pur vinto da Juniores), quel sogno sfiorato con 2 finali consecutive (1986 e 1987 più 5 semifinali, il tutto in 8 anni) poi divenuto un’ossessione e rimasto tale, ora conta meno:

Wimbledon e Us Open sono, almeno per storia e tradizione, un po’ piú importanti del Roland Garros e degli Australian Open ma prima si contano quante prove dello Slam si son vinte e poi si va a veder quali” - risponde ad una domanda Lendl e nessuno, tra i presenti, si sente di dargli torto.

Tolto Wimby, il Ceco ha vinto praticamente tutto quello che allora c’era da vincere.

Celebre foto in formato Poster cartonato con autografo e dedica di Lendl al Real Tenis Club di Las Palmas de Gran Canaria.

Ha vissuto almeno 5 anni da numero 1 (tolte alcune settimane per colpa dello Svedese dal gioco più noioso dell’universo, tale Mats Wilander) e una carriera lunga quasi quanto la Golden Age del Tennis, iniziata quando Borg era ancora Ice-Borg (fu proprio contro un giovine Ivan che lo Svedese vinse il suo ultimo Slam a Parigi nel 1981), segnata dalle epiche partite non esenti da rischio rissa contro i terribili mancini americani McEnroe e Connors, proseguita con durissime ma sempre corrette sfide contro i nipotini di Borg (ancora Wilander ed Edberg), limitata (si fa per dire) nei successi (94 tornei vinti!?!?!) soprattutto dalla rivalità, fisica più che tecnica, con Boris Becker (il più straordinario giocatore tutto talento e potenza che il tennis tedesco abbia mai prodotto) e finita battezzando gli inizi delle straordinarie carriere di Sampras ed Agassi, conosciuti quando il sole era ancora alto ma l’ora di pranzo volgeva al termine.

Fanno più o meno 20 anni che si è ritirato, il terribile cattivissimo Ivan.

Oggi, dopo una straordinaria carriera professionistica quasi ventennale cominciata nel ‘78 e terminata a fine ‘94 con una schiena a pezzi, più di 21 milioni di dollari guadagnati al netto di contratti pubblicitari e 5 figlie che NON giocano a tennis, Ivan Lendl è con ogni probabilità il maggiore collezionista dei lavori di Alfons Maria Mucha e quasi certamente il miglior tennis coach in circolazione.

Alfons Maria Mucha - “Quattro Stagioni” (1895 ca.)
Alfons Maria Mucha - Salomè.

Aver fatto dismettere allo Scozzese Andy Murray i pannolini da perdente di successo per fargli indossare l’abito del campione (con 2 Slam vinti finora, UsOpen e Wimbledon) è un’impresa dal sapore di miracolo che tutta la Gran Bretagna aspettava dai tempi di Perry e le sue prime polo.

Un miracolo che probabilmente poteva riuscire solo a Lendl, che perse le prime sue 4 Finali Slam prima di cominciare a vincere (Roland Garros, Parigi, giugno 1984): la stessa identica cosa capitata ad Andy lo Scozzese prima di incontrare il saggio Ceco di Ostrava.

Ivan Lendl all’inizio della conferenza stampa

Sebbene atteso da un’orda di ragazzini, con tanto di sognanti genitori di prossimi Nadal e Sharapova al seguito e una manciata di giornalisti (che se solo fossero curiosi la meta’ di quanto lo sono le scimmie… e che conoscono l’inglese e il tennis come io lo spagnolo e il calcio), Nessuno di Nessuno gli chiederà di quel viaggio cominciato da Ostrava - polmone economico tutto carbone e acciaio dell’allora Repubblica Socialista Cecoslovacca - alla fine degli anni 70 e che lo portò nel 1981, già tennista professionista da 3 anni, a casa del tennista polacco Fibak, negli Stati Uniti. Nemmeno io.

Da imbucato quale sono oggi, senza pass, senza alcuna tessera/ino da giornalista da esibire nel caso e circondato da veri e presunti professionisti della parola che si fa Cronaca&Racconto, non avrei mai immaginato di potergli fare una domanda. Impreparato, ho improvvisato e mi è salito solo di chiedergli se la vittoria dello Svizzero Stan Wawrinka ai recenti Australian Open dello scorso gennaio fosse stata una sorpresa anche per un esperto come lui e se prevedesse altre sorprese di quel genere durante il resto dell’anno.

Ha risposto che la vittoria di Stan era stata una sorpresa non solo per tutti gli addetti ai lavori ma probabilmente per lo stesso Wawrinka, che ha lavorato tanto e migliorato tanto negli ultimi 2 anni quindi ci stava, e che sarebbe stato difficile assistere ad altre sorprese nel 2014, perlomeno con i Fab Four in buone condizioni, parlando sopratutto di Nadal, che per Lendl resta il favorito al prossimo Roland Garros.

In realtà, avrei voluto pure chiedergli perché non ha mai scritto una biografia, che arricchirebbe non poco il panorama, per ora praticamente limitato da quella romanzata alla grande di Agassi e da quella noiosa di McEnroe ma c’era il tempo per un solo giro prima del momento niños in campo.

Ivan Lendl durante la “clinic” gioca con una racchetta Bosworth dalla peculiare testa ottagonale ...
… e suggerisce loro correzioni.

Resta la soddisfazione di essere stato l’unico ad avergli fatto domande in inglese, e probabilmente almeno per lui pure le più interessanti, di una foto insieme che non vedrete qui perché io sono troppo emozionato per essere guardabile e soprattutto quella di un autografo sul mio zainetto da lavoro nuovo di zecca che è diventato immediatamente il regalo per una persona a cui tengo particolarmente, suo leale fan da sempre. Prima ancora del per me luttuoso e traumatico 10 giugno 1984, quando cominciai a detestarlo un munton, il Ceco Ivan Lendl.

Conquistato dalla sua odierna simpatia e disponibilità, porgo, per quel nulla che vale, le mie più sincere scuse all’ambasciatore che allora ebbe la sola colpa di non arrendersi allo spocchioso genio maleducato che aveva rivoluzionato il tennis qualche anno prima. Ma questa e un’altra storia.


3. Saluti.

Se siete arrivati fin qui, ecco in regalo tre foto in cui Ivan (non l’ho visto sorridere cosi nemmeno quando Murray ha vinto Wimbledon), divertito dal qualsiasi cosa gli chiedano di autografare, incontra gente davvero preparata, con le sue storiche magliette di battaglia … … e persino una non improbabile racchetta della sua linea da giocatore (periodo Adidas).

Non so per chi ha letto tutto ma … gran giornata qui, oggi.


P.S.

“According to Lendl, achieving tennis immortality is a six-step program. First you have to be able do it in practice, then a match, then a big match, then in a slam, then in the finals of a slam, then at 5-all in the fifth set in the U.S. Open final”.

[ PETER de JONGE, New Yor Times, June 20 2012]

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