Mozilla, ma che diavolo ti sta succedendo?

È vero che tutti i colossi dei settori tech e web negli ultimi 3–4 anni si sono ridimensionati parecchio: Apple, dopo la scomparsa di Steve Jobs, ha perso tutta la “magia” e si è appiattita sui banalissimi trend del mercato; Google, con la creazione di Alphabet, si è liberata del “fardello” della ricerca (e della creatività) a tutto tondo per concentrarsi sui suoi noiosissimi prodotti e servizi e, con la sua ossessione per la sorveglianza di massa, probabilmente è il brand che sta più sulle palle agli internauti, della serie “ti utilizzo proprio perché mi tocca, ma se morissi male mi faresti un favore”; Microsoft, porella, è in piena crisi di identità, esiste ancora solo perché ti appioppano ‘sto Windows a forza quando ti vendono un PC, come la famosa bici con cambio Shimano se compri la batteria di pentole, fa quasi tenerezza; ma Mozilla no, il suo insulso presente se l’è proprio andato a cercare grazie a mancanza di coraggio, mancanza di visione, troppe incertezze e tante scelte sbagliate.

Rivedremo mai presenze così spettacolari e carismatiche nelle fiere di elettronica consumer?

L’epoca d’oro

Nel 2011 sembrava aver inaugurato un nuovo corso vivace, spumeggiante, coinvolgente, partendo dal concetto (tuttora attualissimo) “il Web è la piattaforma”. Il periodo è stato quindi un elettrizzante susseguirsi di proposte ed esperimenti innovativi: Webian Shell, un desktop basato su Firefox sulla scia di Chrome OS; Boot to Gecko (poi divenuto Firefox OS), rivolto a smartphone, tablet e smart TV; motori e strumenti HTML5 per il gaming, con tante divertenti demo come BrowserQuest; oppure coraggiose iniziative come WebFWD, per accelerare imprese innovative basate sull’Open Web.

Lo spettacolare concept sviluppato da Josh Carpenter per Gaia, l’interfaccia di Firefox OS (tutti i diritti riservati)

Oh wait, il gioco si fa duro

Dagli esperimenti si passa ai concept, alle partnership importanti, ai primi device rivolti ai mercati emergenti e infine al mercato globale, arrivando timidamente anche in Italia grazie a Telecom. La strategia sembra quella giusta: “attaccare” inizialmente la fascia bassa, occupata a quel tempo da sistemi obsoleti, sfruttando le potenzialità di un sistema estremamente leggero, dunque sufficientemente performante anche con un hardware scarso, per poi tentare la scalata man mano che la piattaforma matura e migliora in prestazioni, funzionalità e parco app. Sembra andare tutto bene, tant’è che viene presentata la preview della versione tablet (in collaborazione con la sciaguratissima Foxconn, tanto per sfidare la tolleranza della propria comunità) e smart TV (in collaborazione con Panasonic), ma ecco che all’interno di Mozilla qualcosa, evidentemente, inizia a scricchiolare: gestire la propria presenza sul mercato mobile a questo livello è impegnativo, molto più del previsto. La Corporation/Foundation va in affanno e a farne le spese sono tutti i progetti non prioritari (tra cui il mail client Thunderbird) e la qualità dei rilasci dello stesso browser Firefox.

Ci si trascina fino all’anno scorso, quando arriva il tracollo e si decide di interrompere per sempre la collaborazione con i partner e gli operatori telefonici e di mettere Firefox OS su un binario morto. Grande ritirata su tutta la linea, ci si concentra sul solo browser Firefox e il resto in malora.

Cosa c’è che non va in Mozilla?

Ecco l’idea che mi sono fatto:

  • Soffre tremendamente la concorrenza con Google, cerca di inseguire “bovinamente” i suoi prodotti invece di provare a distinguersi puntando sulle proprie peculiarità (una splendida comunità) e i propri valori (openness, privacy, standards).
  • Maldestra nel monetizzare. Prima gran parte degli introiti derivava dalla partnership con Google, impostato come motore di ricerca di default dei propri prodotti (scelta davvero poco compatibile con i principi di difesa della privacy degli utenti), poi, quando la strada verso il mercato mobile (con le sue importanti partnership) aveva aperto un nuovo importante fronte di guadagno, ecco la cazzata: l’addio (sacrosanto, ci mancherebbe) a Google, diventato a quel punto un concorrente diretto nel mercato mobile, per andare verso Yahoo, la compagnia più sfigata di tutto l’internet (e gli scandali emersi in questi giorni lo sottolineano per bene).
  • Ambigua o quantomeno indecisa. Sull’Open Source (e l’etica che accompagna questo modello) non è né “pura”, né spregiudicata (come ad esempio Google), e il mercato raramente premia chi non riesce a fare scelte chiare e coerenti.
  • Sfigata (con un pizzico di dolo). Ha vanificato il vantaggio del miglior time-to-market rispetto a Canonical e ai concorrenti più diretti (Jolla, Tizen, WebOS), col quale poteva aggiudicarsi una comoda presenza quantomeno nella fascia low cost del mercato. Perdendo nella scommessa mobile ha sostanzialmente perso tutto e, il concentrare gli sforzi sull’unico superstite Firefox, alla fine non è neanche valso a vincere la sfida del Market Share con il rivale Chrome.

Che fare dunque?

  1. Mollare Yahoo con la scusa degli scandali su spionaggio e sicurezza ed entrare finalmente in partnership con DuckDuckGo, assieme al quale potenziare il proprio brand di difensore della privacy, dimostrandosi veramente alternativi a Google e a Chrome.
  2. Sciogliere ogni ambiguità scegliendo un modello Open Source puro e trasparente, anche per quanto riguarda addon e terze parti.
  3. Tornare a sperimentare a tutto tondo.
  4. Cercare un modello di business coerente con i propri valori.
  5. Riprendere lo sviluppo ufficiale di Thunderbird (unica vera alternativa multi-piattaforma ad Outlook) per creare, in accoppiata con Firefox e tools ad hoc, una suite professionale LTS rivolta all’office automation.

Coraggio Mozilla, non è troppo tardi per tornare grandi.

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