The walking PC (almost) dead

Ci hanno provato in tutti i modi a farlo fuori e niente. Lui, il Personal Computer, è ancora tra noi e anzi, seppur ridimensionato, mi sembra pure ringalluzzito, un po’ come il Tenente Dan durante la tempesta sul barcone dei gamberi assieme a Forrest Gump.

Meme tratto dal film Forrest Gump (Paramount Pictures, tutti i diritti riservati)

Lo storico sorpasso da parte dei dispositivi mobili (tra il 2012 e il 2013), che vivaddio ha riportato un po’ di equilibrio nel mercato (nel 2004 Microsoft aveva uno share market del 90%, mentre oggi si attesta mestamente a circa il 20%), è stato inevitabile e ha segnato una netta linea di demarcazione tra i due tipi di utenza: chi vuole solo accedere ad internet e ai suoi servizi, e chi invece intende produrre qualcosa, e abbiamo capito che i primi prediligono lo smartphone (stavo per scrivere “telefonino” e mi son dato del “vecchio” allo specchio per dieci minuti buoni). Il tablet è l’eterno “meh”, né tascabile come uno smatphone, né versatile come un laptop, ci piace lo smartphone perché ci da l’illusione di qualcosa di personale (ahahah): c’è il telefono, la nostra rubrica, le nostre foto, e c’è l’internet a portata di mano con i social, la messaggistica e la cronologia del browser che non ha ancora imparato ad autodistruggersi nei momenti di “estremo pericolo”; ma chi ha provato a spingersi oltre, con nuove modalità di interazione, ha fallito miseramente.

Su GotGame.com si chiedono “Will wearing Google Glass make you a douche?”, la risposta è sì

Diciamocelo, siamo per le interfacce semplici e per i riscontri chiari di quello che stiamo facendo (già quando il touch non è molto responsive partono le prime crisi isteriche), con Siri sono stati divertenti i primi due, tre scambi di battute ed oggi siamo già al “Siri chissei, chitticonosce”. Ce lo ha illustrato molto bene il maestro Masamune Shirow in Ghost in the Shell, il futuro vedrà strutture complesse governate da interfacce semplici (es. automobili a levitazione antigravità pilotate con il classico volante e pedaliera), pure gli smartwatch ormai sono relegati a roba da nerdacci o da quei quattro scalmanati che quando vanno a fare una corsetta (a sfondarsi al McDonalds o dal kebabbaro) devono spammare di notifiche tutti i social.

Con una singola ditata apri tipo dieci applicazioni al colpo, si vede che alla Apple i designer sono folletti (foto Apple Watch, tutti i diritti riservati)

Lo smartphone ci tiene compagnia e ci mantiene sociopatici e il classico computer è rassicurante, con quella tastiera nel mezzo a dividere i due mondi: io sono qui e voi siete lì, e se spengo il PC sparite tutti, buonanotte!

PS: Dai che il 2017 sarà l’anno di Linux sul desktop! LOL :D (mai e poi mai)

Questo post partecipa alla #PinguiniMarciChallenge dove alcuni blogger demodé tentano di far caciara su temi di attualissima digitalità.

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