Liter of Light Italia — Intervista a Lorenzo Giorgi, il suo fondatore.


L’accesso all’energia elettrica è una prerogativa indispensabile per garantire i diritti fondamentali legati alla dignità umana ed è una risorsa centrale per lo sviluppo e realizzazione di progetti eco-sostenibili.

Spesso, nei Paesi in via di sviluppo, molte delle abitazioni private situate nelle zone rurali sono prive di un collegamento alla rete elettrica. Mentre, nelle periferie delle metropoli, è sempre più frequente la pratica della creazione di reti illegali che sottraggono l’energia elettrica alle reti pubbliche locali; una pratica molto pericolosa e rischiosa poiché richiede la manomissione di cavi elettrici e trasformatori che trasportano energia ad alta tensione.

Ancora oggi, 1.5 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’energia elettrica. Il programma SE4ALL (Sustainable Energy for All), avviato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a metà del 2012 continua a tenere alta l’attenzione mondiale sul tema e costituisce un cappello sotto il quale si declinano tre temi centrali della sfida energetica globale: accesso all’energia, efficienza energetica, energie rinnovabili.

La situazione dal 2012 ad oggi è rimasta pressoché invariata.

Miglioramenti sensibili si sono riscontrati solo in America Latina e nell’area dei Paesi asiatici, trainati da Cina e India. La situazione più critica e drammatica rimane quella africana e in particolare quella delle regioni Subsahariane,dove solo l’8% della popolazione rurale ha accesso all’elettricità e il tasso di crescita della popolazione nei prossimi anni supererà quello di espansione delle reti, lasciando 645 milioni di persone senza energia. Questo pone importanti interrogativi riguardo non solo l’impatto di questa crescita sullo sviluppo economico, ma anche l’etica e l’uguaglianza sociale. Sarebbe opportuno che, in queste aree, l’energia necessaria fosse garantita dalle istituzioni pubbliche locali o, in assenza di un loro intervento efficace, da aiuti umanitari internazionali.

Elena Mazzoni Wagner: Come è arrivato Liter Of Light in Italia?

Lorenzo Giorgi: Liter Of Light si é diffuso in maniera quasi informale in 18 Paesi nel Mondo, soprattutto nel Sud, in quei paesi off-grid dove principalmente viene installato: il progetto è forse così realmente ecosostenibile, proprio perché la tecnologia che promuove nasce in un Paese in via di sviluppo. Da pochi mesi siamo usciti ufficialmente anche qui: Liter of Light Italia é uno studio di progettazione e sviluppo — il primo, e al momento anche l’unico, in Europa — che ha come obiettivo particolare quello di implementare le installazioni di questa tecnologia in Africa.

Per quanto riguarda il territorio italiano, invece, cerchiamo di sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza del rispetto dell’ambiente e sul risparmio energetico. E, in termini di social responsability, lavoriamo soprattuto con le aziende (sponsors) per creare insieme progetti di luce nel mondo, coinvolgere personalità nazionali e comunicare questa grande sfida.

E: Il 20 Dicembre 2013, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2015 Anno internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce (IYL 2015). Che progetti ha Liter Of Light per il prossimo anno, in vista anche di questa celebrazione?

L: Liter of Light é stato invitato dall’UNHCR come speaker dell’evento di inaugurazione dell’Anno della Luce a Parigi, il 19 e 20 Gennaio 2015. Liter of Light Italia curerà le installazioni dimostrative in giro per la città.

In Italia, invece, stiamo organizzando un tour che attraverserà le piazze delle maggiori città italiane e programmando una campagna nazionale con i nostri testimonial. Mentre, a livello globale, un’altra cosa importante: sinora abbiamo installato circa 400.000 luci, in diversi villaggi e paesi del mondo, e l’obiettivo per il 2015 è di raggiungere 1 milione!

E: Ancora oggi 1.5 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’energia elettrica. Liter of Light lavora per loro insieme alle aziende che decidono di sponsorizzare la vostra tecnologia innovativa ma anche la vostra metodologia: la missione è portare sì luce ma anche “saper fare” e quindi formare micro-imprese locali per rendere le comunità indipendenti nella gestione, produzione e progettazione. In che modo interviene esattamente Liter Of Light?

L: Sono molto contento che sia stato sottolineato questo aspetto. Liter of Light non é un’invenzione bensì una grossa innovazione per i Paesi in via di sviluppo, intesa come introduzione nel sistema economico e sociale di un nuovo prodotto; é stata di fondamentale importanza l’interpretazione delle nuove tecnologie nel contesto di pratiche esistenti e consolidate. Vi é una vera innovazione quando mutano le pratiche sociali, muta cioè il modo in cui, nel quotidiano, le “cose vengono fatte”.

Per far sì che questa tecnologia fosse sostenibile dalle comunità locali dovevamo trovare il modo di riprodurla all’interno del sistema locale. Tutti i circuiti delle lampade sono prodotti artigianalmente, in questo modo riusciamo a creare e far sviluppare nuove micro-imprese in ogni angolo del mondo.

Bambini in Filippine con le lampade solari accese, di notte.

E: Come può un’azienda italiana (o europea) collaborare insieme a Liter of Light Italia?

L: Le aziende italiane possono cominciare a prendere esempio dalle strategie comunicative aziendali delle società estere, soprattutto americane. Uno studio dell’Università della California a Los Angeles (UCLA) ha rilevato che le imprese che adottano e sposano la Green Economy hanno un incremento della produttività del 16% rispetto alla media.

Gli elementi vincenti sono il miglioramento della performance finanziaria dell’azienda e una reputazione positiva — per il Marketing, ”brand identity” — che aiuta a conquistare nuovi clienti. Non importa quanto grande o piccolo sia il business; ci sono modi per bilanciare le iniziative di sostenibilità e social responsability senza frenare né dissestare i piani aziendali. Possiamo strutturare e pianificare un progetto ad hoc per ogni tipo di azienda, grande o piccola, sviluppando la sua immagine sociale e facendo sì che riesca a dare un contributo reale all’ambiente e alla nascita di nuove piccole imprese nei paesi del sud del mondo.

E: E ognuno di noi invece in che modo può contribuire?

L: Prima di tutto, riflettendo un attimo: quello che facciamo non é rivolto soltanto ai Paesi “lontani” ma a tutti noi. Il cielo, la terra e i mari sono spazi comuni, anche nostri, e dovremmo averne cura. Riciclando bottiglie di plastica per realizzare lampade e lampioni — necessari ad illuminare periferie e villaggi altrimenti al buio — Liter Of Light combatte l’inquinamento.

Dal 2015, inizieremo una campagna di tesseramento per avvicinare le singole persone al nostro progetto e poi, ad ogni lavoro in corso, chiameremo volontari. Tutti noi possiamo contribuire all’educazione responsabile delle nuove generazioni nel mondo.

E: Liter of Light è nata per intervenire nei Paesi in via di sviluppo… ma credi che un giorno, in futuro, magari lavorando di più sul design, questa tecnologia ecosostenibile possa essere utilizzata anche nelle nostre case e città?

L: Non vado a sbandierarlo in giro ad alta voce, ma ammetto che sarebbe un gran risultato. Adesso ci sono altre priorità ma abbiamo sempre la mente accesa. Liter of Light Italia é uno studio di progettazione e non a caso collaboriamo già con L.UN.A — Libera Università delle Arti, insieme al professore e architetto Dario Apollonio: attraverso un laboratorio di design industriale sociale, invitiamo le idee e la creatività degli studenti a trovare un’applicazione concreta ed utile, che sia in Africa o in Occidente.

Inoltre, con alcuni ingegneri, vogliamo sviluppare l’eolico come tecnologia di supporto a quella solare, e stiamo cercando di collaborare anche con un’Università di Ingegneria Elettronica in modo da coniugare la ricerca degli studenti ad esperienze internazionali.

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