
I social, la moda e io che cerco di capirci qualcosa.
Le grandi aziende sono su tutti i social. Instagram, Facebook, Pinterest, Twitter etc.etc. Questo mondo è enorme, le giornate sono da 24 ore e non ambisco a diventare un Guru del Social Media Marketing quindi per adesso ho scelto così di concentrami sul luxury fashion e su un solo social network, Facebook.
Qualcuno mi potrebbe dire “perché non parli di Instagram, alla fine parliamo di moda quindi l’immagine sta al centro, no?!”. Giusta osservazione, non fa una piega lo ammetto. Poi adesso si vende pure quindi top però nulla, si farà al prossimo giro.
Di base la grande differenza tra Facebook e Instagram dovrebbe stare nella tipologia di contenuti veicolati ma quando parliamo di moda questa linea di confine sfuma sempre di più. Il prodotto è sempre al centro, ogni tanto ma davvero solo ogni tanto si posta qualcosa in ottica di storytelling; occhio però, spesso al limite tra realtà e fantasia. Se sei un’azienda italiana invece puoi tirare su un pippone stellare “super mega originale” su quanto la tua giacca Made in Italy sia meglio della maglietta di H&M che ci indossi sotto. Qui non fraintendetemi, viva tutto quello che è handmade ma sono davvero pochi i casi in più ci si può vantare di essere 100% italiani, che comunque non è sinonimo assoluto di qualità.
Mi stavo perdendo, dove volevo arrivare? Ah sì, la comunicazione arida giusto. Avete mai controllato con attenzione i contenuti postati da un’azienda fashion? Aprite le pagine di 3/4 aziende di moda e mettetele accanto: se vi chiedessi di metterle a confronto quanti sarebbero i punti così differenzianti tra l’una e l’altra? Pensateci un attimo prima di rispondere. A mio parere pochi: il taglio fotografico, la collezione (forse)…poi?
Tutti è molto simile, non si trovano facilmente spunti originali se non nel prodotto dove si concentra la maggior parte dell’effort (creativo) aziendale. Perché non troviamo queste differenze? La colpa è nostra che siamo troppo borghesi e non capiamo un c***o come quelli che vengono intervistati dal Milanese Imbruttito? Boh, forse sì, può darsi. Vero è che quando controllo (a muzzo) i follower e i pochi che commentano i post trovo la signora Maria che mette nella sua bacheca le foto del buongiorno con Padre Pio o un tale che da Nairobi chiede di diventare distributore del marchio così, con un commento su Facebook. Di questo allego screenshot perché è un mito.

Quindi tanto per incominciare sarebbe bello capire come sono state targettizzate alcune campagne su Facebook ma lasciamo fare per adesso.
Dove potrebbe stare il problema? Non è possibile che un’azienda non sappia raccontarsi se non tramite il prodotto. Forse manca il coraggio, c’è paura nel prendere una posizione che ci differenzi davvero perché oh, oggi comprano una gonna da me, poi ne comprano una da un altro ma poi forse tornano da me a comprare la camicetta. Mica sarò così pazzo da tagliarmi una fetta di mercato dicendo perché sono diverso dagli altri? Il mio target lo scelgo facile, se sei puoi comprare da me sei in target. Vorrei che fosse così ma parliamo di moda, non può mancare il coraggio. La moda è creatività, estetica, ricerca continua, è un salto nel vuoto costante. Hai voglia te a fare proiezioni e analisi.
Allego foto per dimostrare che nella moda non manca coraggio.

Occhio, non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ci sono aziende che non importa nominare che stanno incrementando il fatturato in maniera vertiginosa grazie a grandi creativi che hanno generato alcune tra le più belle campagne video/stampa/social mai viste. Ma mi sembrano una nicchia della nicchia. E la differenza si vede, nei risultati sopratutto.
Se però scelgo di comunicare e parlare in piazza decido consapevolmente di espormi alle critiche tanto quanto ai complimenti. Le considerazioni le fanno gli esperti di settore ma le fanno anche tutti gli altri. Sopratutto tutti gli altri. E la gente scrive e quello che scrive rimane. Ora, se non mi interessa rispondere ad una critica che senso ha lasciare aperti i commenti?

Rimanere in silenzio avrebbe sicuramente senso ma mi domando allora quale possa realmente essere il motivo per il quale si sceglie di lasciare aperti i commenti. Quelle persone non mi interessano, mi sporcano la bacheca con i loro commenti e non posso certo mettermi in discussione con loro perché non potrei mai convincerli a cambiare opinione di me. Oppure non li considero semplicemente perché rispondere sarebbe volgare per un’azienda di moda?
In realtà no, perché se c’è bisogno di vendere si partecipa alla conversazione, eccome se si partecipa.
Per onore di cronaca gli screenshot non appartengono alla stessa azienda ma vi assicuro che conta poco, è un punto in comune tra molti brand.

Praticamente spendo energie per cercare di vendere 1 prodotto ad una persona che forse non comprerà mai ma non mi preoccupo di rispondere a chi trova le mie scarpe molto scomode, quando probabilmente quel singolo commento “ incacchiato” sarà sufficiente ad installare un dubbio a chi pensava di comprarle.
Ecco l’esempio, stessa azienda.

Cosa è successo? Semplice, la stessa azienda che ha una persona per rispondere a chi vuole un prezzo o un link per acquistare non ha dato direttive per risolvere situazioni di questo tipo o, peggio ancora, sceglie la via del mutismo selettivo. Analizziamo al volo: da Facebook, da quel preciso post, non so se chi mi chiede il prezzo è un mio cliente abituale. Rispondo, mando un link e via, il mio lavoro è finito. TOP.
Mi scrive Carmen, su un post da 250 like e solo 3 commenti, di cui 1 è proprio il suo. Carmen da me ha già comprato, mi dice che ama i miei prodotti e non solo, li acquista. Carmen però è un cliente che vuole dire la sua, è nel suo diritto e quindi condivide un punto di vista. Cosa faccio? Non la considero. TOP? NO, NIENTE TOP. Magari l’avrò contattata in privato ma forse avrei fatto meglio a risponderle pacatamente, ricercando il motivo del suo disappunto e magari offrendole un’alternativa, una scarpa che non ha provato, bella, comoda e con un prezzo da considerarsi in linea per il prodotto che si riceve.
Spero che ci sia qualcuno con la voglia di aiutarmi a sbrogliare il bandolo di questa matassa, le domande sono così tante che mi pare lecito sentirmi stupido.
