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 La notizia era nell’aria da settimane, e già si vedevano le prime forme di collaborazione tra la Guardia Costiera libica ed i mezzi militari dell’operazione Eunavfor Med. Per adesso solo a fini di salvataggio, per quanto risulta.

La Aliseo, avvistati due gommoni, ha proceduto al recupero dei 236 occupanti. Nelle vicinanze è intervenuta anche una motovedetta della Guardia Costiera libica con cui si è avviata un’attività di coordinamento svolta attraverso i canali internazionali del soccorso in mare.

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 Adesso c’è la notizia ufficiale della conclusione di un Memoriale di intesa ( MOU) con i vertici della Guardia Costiera libica che però risponde soltanto ai comandi del governo Serraj, insediato a Tripoli dalle Nazioni Unite, un governo che il parlamento di Tobruk ed il generale Haftar (sostenuto dagli egiziani) non hanno ancora riconosciuto.

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 Dai contenuti che sono stati pubblicati emerge come si passerà presto dall’addestramento delle Guardie di frontiera e della Guardia costiera “libica” ad intese operative. E già ci sono casi documentati di collaborazione ai fini del soccorso ( meglio sarebbe dire del recupero) di migranti in fuga dalla Libia. Incerta la sorte delle persone “soccorse” dalla Guardia Costiera libica. Molti che ci hanno riprovato e sono riusciti ad evadere dall’inferno libico raccontano di violenze ed abusi che sono proseguiti anche dopo il salvataggio da parte della stessa Guardia Costiera libica. Quello che succede nei centri di detenzione in Libia è del resto noto a tutti da tempo, anche se si preferisce fare finta di non vedere.

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 Dopo questi accordi aumenteranno probabilmente le deportazioni dalla Libia verso altri paesi, come il Sudan, il Niger e la Nigeria nei quali non sono garantiti i diritti umani, come è probabile che le rotte si allungheranno, con un ulteriore aumento delle vittime in mare. E tutto questo avverrà adesso con la firma ed i finanziamenti di agenzie dell’Unione Europea.

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 Si deve anche considerare la prossima costituzione di una Guardia Costiera europea e l’affidamento
 a Frontex di compiti diretti di esecuzione delle operazioni di rimpatrio forzato. Il quadro della guerra globale ai migranti si completa di un’altro tassello. Ma qualcuno in Europa sta sbagliando i suoi calcoli, e dare ascolto ai partiti populisti porterà solo alla dissoluzione dell’Unione Europea. Se non si comprende quello che avviene in Libia e quanto sia urgente una soluzione politica piuttosto che militare, si assisterà ad un ennesimo disastro umanitario, che si riverserà sull’Unione Europea.

Navy spokesman: Operation Sophia is propaganda; Italy wants to have more time to continue stealing Libya’s resources and smuggling its fuel

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 La sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, nel 2012, sul caso Hirsi, afferma principi e sancisce diritti che ptrebbero essere violati ancora nei prossimi mesi, quando la collaborazione tra la Guardia costiera libica e le navi dell’operazione Sophia diventerà più stretta, con il passaggio alla fase tre dell’operazione, adesso che c’è la richiesta di intervento da parte del governo Serraj. Rimane da verificare il costo politico di queste decisioni e la loro incidenza sul processo di pace in Libia, oggi che il governo di Tripoli attacca duramente l’intervento delle navi europee inviate da EUNAVFOR MED. La prospettiva di una divisione della Libia potrebbe essere accelerata da scelte unilaterali di carattere militare che tengono conto solo dell’esigenza di limitare al massimo le partenze dei migranti verso l’Europa.

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