
I fallimenti delle politiche europee condensate nell’Agenda europea sulle migrazioni e nella Roadmap adottata anche dal governo italiano lo scorso anno non si contano più, in tutto il Mediterraneo. Dell’operazione FRONTEX Poseidon non parla più nessuno, qualche notizia filtra solo dalla guardia costiera italiana presente pure in Egeo, quando interviene in qualche salvataggio.
https://twitter.com/guardiacostiera/status/697449217128861696
Alla fine, dopo il fallimento della politica degli Hotspot, e della cd. relocation, l’Unione Europea rimane ancora divisa sui progetti per una Guardia costiera comune e per una Polizia di frontiera europea.
http://ift.tt/1KJlpYS
Anche dell’operazione EUNAVFOR MED sembra non parlare nessuno, forse perchè non è mai arrivata alla fase tre, quella dell’intervento in Libia per colpire i trafficanti, per la mancata copertura da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre si predispongono gli schieramenti militari per il prossimo intervento in Libia.
http://ift.tt/1QZavgS
http://ift.tt/1KIsHvG
http://ift.tt/1Lj7DHp
I tempi per passare alle fasi operative si allungano sempre di più e non è facile trovare una intese sulle risorse da raccogliere. Si inasprisce la politica europea del ricatto. Prima vittima designata la Grecia, poi verrà il turno dell’Italia, solo questione di tempo.
http://ift.tt/1PBTSp1
Profughi e blocco della frontiera austriaca: chiesto l’intervento del Governo
http://ift.tt/1QZaxp6
Per fermare le prossime ondate di profughi siriani, si minaccia allora la Grecia verso la quale si agita lo spauracchio del ripristino dei trasferimenti Dublino, attualmente sospesi, e si invita la NATO a spiegare le sue navi da guerra tra Lesvos e la costa turca, in modo da rendere possibili le operazioni di blocco navale ed i respingimenti collettivi verso le coste turche. La Grecia dovrebbe aprire cinque Hotspot in un mese, con 50.000 arrivi sempre in un mese. A che cosa serviranno ?
http://ift.tt/1PP38cU
http://ift.tt/1KJlpYT
http://ift.tt/1QZavgU
http://ift.tt/1KJlrQf
Intanto le azioni di salvataggio vengono delegate alle navi commerciali, oppure intervengono i volontari giunti da tutto il mondo per soccorrere i profughi, anche a rischio di essere denunciati ed arrestati.
http://ift.tt/1QZavgW
Dei migranti che sono già annegati, forse anche oggi, o di quelli che annegheranno domani, sembra non importare proprio nulla, ai governi europei ed alle maggioranze che li sostengono. Per non parlare delle burocrazie e degli apparati di sicurezza europei, preoccupati soltanto di arginare l’emergenza “terrorismo” senza comprendere che proprio il proibizionismo delle frontiere ed il degrado delle condizioni di vita dei migranti in Europa alimenta un senso di frustrazione e di isolamento che può avere a livello diffuso conseguenze tragiche. L’unica sicurezza possibile può venire dall’accoglienza e dalla convivenza nella dignità e nel rispetto reciproco.
http://ift.tt/1wh9sQN
http://ift.tt/1QZaxp8
Le decisioni più gravi , come i blocchi della frontiera greca o nelle acque dell’Egeo, sono prese su pressione del governo tedesco, guidato da una Angela Merkel in evidente difficoltà dopo i fatti di Colonia, che non trova di meglio che legittimare il regime di Erdogan, autore di massacri quotidiani ai danni dei kurdi, e sempre più a suo agio nel gioco di ricatti incrociati che caratterizza ormai la gestione delle questioni dell’immigrazione e dell’asilo in Europa. Dopo la mossa della Merkel, anche l’Unione Europea sembra cedere al ricatto di Erdogan che minaccia di fare passare centinaia di migliaia di siriani attraverso le frontiere dell’area Schengen, o meglio, di quello che ne rimane, perchè ogni paese sta costruendo i suoi muri.
Erdogan to EU: ‘We’re not idiots,’ threatens to send refugees
http://ift.tt/1QZ23y0
Più a sud, da parte dell’Unione Europea e dei suoi stati più influenti, si legittima la svolta autoritaria in Egitto, si riprende il percorso del processo di Khartoum, malgrado il fallimento della Conferenza di La Valletta, a Malta, lo scorso novembre, ed in nome degli interessi commerciali si mette la sordina alle richieste di verità e giustizia seguite alla barbara esecuzione di Giulio Regeni.
L’Egitto rimane un partner essenziale dell’Italia nelle operazioni di riammissione di migranti “economici”, ai quali si nega informazione ed accesso alle procedure di protezione internazionale. Ed anche Sudan, Etiopia e Nigeria, tra breve anche l’Eritrea, sono paesi commercialmente interessanti, e dunque, verso i quali chiudere un occhio quando arrestano, torturano o deportano. E se un loro cittadino, prima di chiedere asilo in Italia, riceve da qualche questura un provvedimento di respingimento differito, i primi a saperlo sono gli agenti diplomatici o consolari di questi paesi, immediatamente avvertiti dalla polizia italiana, e liberi di scatenare rappresaglie ai danni dei parenti rimasti in patria.
http://ift.tt/1QYImGS
Mentre l’Italia viene bacchettata dal Commissario Europeo all’immigrazione Avramopoulos perchè esegue un numero troppo ridotto di rimpatri con accompagnamento forzato, l’Egitto continua a garantire oltre venti voli di deportazione all’anno, quasi due al mese, e dunque costituisce un partner scomodo ma efficiente nelle pratiche di riammissione dei propri cittadini giunti in Italia. Altrettanto garantisce la Nigeria. Buone carte per l’Italia di Renzi ed Alfano,da giocare in Europa.
http://ift.tt/1KJlsUg
L’Egitto rimane poi il vero arbitro della crisi libica, grazie alla sua longa manus, il generale Haftar, grande sabotatore degli ultimi “accordi di pace” promossi dalle Nazioni Unite. se qualcuno in Italia si lamenta troppo della barbara uccisione di Giulio Regeni e delle troppe contraddizioni, se non aperte ammissioni di responsabilità, da parte delle autorità egiziane, basta una nota diplomatica per ricordare quanto interesse abbia l’Italia a sviluppare gli affari con il regime di Al Sisi, una nota indirizzata al governo Renzi ed all’ENI che in Africa svolge il ruolo di rappresentante politico, oltre che economico, del nostro paese.
http://ift.tt/1QZaxFm
http://ift.tt/20VEn2n
http://ift.tt/1QZaxFo
Un quadro di politica estera desolante, nel quale prevalgono i segnali di guerra, con l’annunciato intervento militare in Libia, che potrebbe anche essere già cominciato, se si guarda al forte rallentamento delle partenze, ed alla scomparsa di interi gruppi nazionali, come Siriani ed Eritrei, che in passato costituivano la parte più consistente delle persone che dalla costa libica si imbarcavano verso l’Italia. Anche nel 2011, durante l’intervento militare contro Gheddafi, le partenze erano bruscamente cessate, salvo a riprendere qualche anno dopo, quando si erano ricostituite le reti di trafficanti che le gestivano.
Mancano intanto reali possibilità di canali umanitari, oltre i modesti spiragli garantiti da associazioni private, una goccia nel mare delle richieste di resettlement verso l’Europa, e l’inverno continua a mietere le sue vittime sulla rotta balcanica, di fatto, oggi, quella più battuta. Se non si può invertire questa politica disastrosa dell’egoismo e della “sicurezza”, che porterà altre guerre e campagne di odio in territorio europeo, occorre almeno mantenere alto il tono delle denunce, perché domani nessuno possa dire “io non sapevo”. Intanto in mare si continua a morire, e sono ancora tante le navi commerciali alle quali si delegano interventi di salvataggio.
Un cargo maltese, il Venator, incrocia dalla mattina di giovedì tra Lesvos e la costa della Turchia, procedendo a lento moto, come se stesse cercando naufraghi, con manovre a pettine, battendo sempre la stessa zona di mare, andando avanti ed indietro. Deve essere successo qualcosa, e non ci devono essere altri mezzi che fanno lavoro di ricerca e salvataggio, o non si fanno tracciare, comunque deve essere successo qualcosa. Dove sono finiti i mezzi di Frontex e della Guardia costiera greca ?
La guerra dei migranti viene combattuta a 360 gradi dall’Unione Europea a presidenza olandese, e le vittime continuano ad aumentare, ed ancora di più aumenteranno in futuro, anche se non se ne deve parlare, e sono già pronte le norme che permetteranno di punire quei cittadini solidali che si intromettono, si ostinano a rimanere sui territori di frontiera, senza arretrare neppure di un milllimetro di fronte alle continue minacce, ed operano soccorsi umanitari, o si limitano a testimoniare gli abusi che vengono commessi. Tira davvero una brutta aria, non è l’inverno, ma un nuovo fascismo che avanza ovunque, perché di questo si tratta.
http://ift.tt/1KJlsUk
via Migrano http://ift.tt/1QZaxFr