Lo scorso 4 settembre, LasciateCIEntrare ha visitato il CAS Seminario di Fermo nelle Marche.
Sul luogo Yasmine Accardo, Referente Territori della Campagna.
E’ pomeriggio inoltrato quando incontriamo alcuni ospiti del Cas di Fermo, struttura creata all’interno di un seminario e gestita dalla Fondazione Caritas di Don Vinicio Albanese per affido diretto. Chiediamo alcune informazioni riguardanti la situazione del centro di accoglienza.
Ci raccontano prima di tutto del Terremoto: “Quella notte abbiamo avuto una gran paura. Uno di noi si è buttato dalla finestra. Il problema è che il portone viene sempre chiuso e noi dall’interno non possiamo aprirlo. Abbiamo avvisato il custode (che è uno dei ragazzi richiedenti asilo)che stava dormendo e non si era accorto di niente, ma lui non voleva aprire senza chiedere autorizzazione alla responsabile. Così prima di aprire ha chiamato per sapere se poteva aprire il portone. Tutto questo durante un terremoto che ha ucciso centinaia di persone. Noi eravamo in gabbia. La scala di emergenza è chiusa. Topi in gabbia. Nelle notti successive la maggioranza di noi ha preferito dormire fuori, nel cortile del seminario. Non conoscevamo l’esperienza del terremoto ed ancora adesso siamo molto preoccupati. Dormiamo senza coperte e cuscini. Ma meglio fuori che in gabbia”.
Ci raccontano che il giorno successivo alle scosse, nei muri erano presenti delle crepe: “sono venuti i vigili del fuoco a vedere. Nessuno ci ha fatto sapere se ci può crollare in testa”.
L’unica responsabile presente nel centro è una suora: Suor Rita. Con lei a lavorare all’interno del centro un autista/accompagnatore, un custode notturno, uno psicologo. Vi è un unico mediatore che parla inglese e francese (chi non parla queste due lingue si arrangia),due cuoche ed una insegnante di Italiano, ci sono poi alcuni richiedenti asilo che svolgono attività all’interno del centro.
I centri di accoglienza sono tenuti ad occuparsi della mediazione per tutti gli ospiti, per permettere loro di spiegare le proprie esigenze e capire dove si trovano e quali sono i loro diritti e doveri.
In struttura al momento sono presenti 148 persone tra richiedenti asilo e ricorrenti. C’è chi è in questa struttura da oltre due anni. Stanco, deprivato di speranza e soprattutto che ancora conosce poco dei propri diritti nel nostro Paese e non ha alcun tipo di orientamento sul territorio.
“Un periodo abbiamo lavorato. Ci accompagnava l’autista del centro. Per pagare il suo stipendio veniva decurtato il 30% del nostro. Paghiamo anche se restiamo in ospedale: se resti 4 giorni, ad esempio, ti tolgono 10 euro dal pocket money. Ci dicono che poiché in quei giorni non siamo stati in struttura ci tolgono 2,50 euro al giorno”.
L’assistenza sanitaria funziona? “Nel centro c’è la Croce Rossa,che ci accompagna al pronto soccorso se abbiamo dei problemi piccoli o grandi che siano. Se qualcuno deve restare in ospedale, lo abbandonano lì senza nessun cambio. I medici ci hanno spesso fornito pigiami ed altro, perché non avevamo nulla”. Chiediamo se siano iscritti al Sistema Sanitario nazionale, se hanno la tessera sanitaria. Un paio di profughi ci rispondono che la tessera sanitaria verrà loro data solo con la carta d’identità e che quindi non hanno niente. Nessun medico di base. Nulla. Il problema però è che gli han anche detto che non hanno diritto ad avere la residenza, quindi non possono fare la carta d’identità e non avranno mai di conseguenza la tessera sanitaria.
Spieghiamo loro che l’iscrizione al sistema sanitario nazionale è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e lo è anche per i richiedenti asilo, come lo è l’iscrizione anagrafica (Ministero dell’Interno). Alcuni comuni erroneamente subordinano l’iscrizione anagrafica al possesso di un passaporto, ma i richiedenti asilo non possono richiedere il rilascio alle autorità del proprio paese. Non solo, per i richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza, vale l’art. 6 comma 7 del T.U. dell’immigrazione emanato con dlgs 86/98, secondo il quale viene considerata dimora abituale la struttura di accoglienza.
Riteniamo grave la mancata iscrizione all’anagrafe, rappresentando una delle basi di inclusione nel nuovo tessuto sociale ed anche la possibilità di accesso a molti programmi di assistenza sociale. Troviamo assurdo che gli ospiti del centro non posseggano l’iscrizione al sistema sanitario nazionale. L’assistenza sanitaria rappresenta uno dei diritti fondamentali nel nostro paese. Forse lo sono senza saperlo? Ed anche in questo caso la mancata informazione ed il mancato possesso della relativa tessera sanitaria, con indicazione del medico di base rappresenta una grave mancanza ai danni dei diritti dei richiedenti asilo.
Così come in molti altri centri e purtroppo in continuo aumento in tutto il Paese anche qui la percentuale di diniegati è altissima: sfiora il 90%. Alcuni migranti sono stati seguiti nella preparazione alla commissione da avvocati ed un mediatore (l’unico per tutti). Nessuno di loro ci ha parlato della produzione per eventuale certificazione di torture, vulnerabilità o altro. Alcuni ospiti, quelli arrivati prima, ci raccontano che inizialmente la preparazione alla Commissione avveniva tramite volontari che nulla conoscevano delle questioni relative al diritto d’asilo. Gli avvocati sono arrivati dopo. “Che attività svolgete? Avete fatto corsi di formazione lavoro?” “Non facciamo nulla. Dormiamo. mangiamo. I corsi di Italiano molti di noi non li seguono, perché impari solo a dire lunedì, martedì, mercoledì..prima di arrivare a venerdì arrivano nuovi ospiti, quindi l’insegnante deve ricominciare da capo per far capire a tutti. Non andiamo mai avanti.Alcuni di noi si sono iscritti ai corsi di lingua L2 della Formazione per Adulti (EDA),autonomamente. Molti di noi avrebbero voluto continuare a studiare, lo vorrebbero ancora”.
Gli diciamo che, come richiedenti asilo, hanno tutto il diritto di iscriversi a scuola e proseguire negli studi, anzi è cosa di cui sarebbe auspicabile si occupassero i responsabili del centro e che dovrebbero decisamente farlo, visto che i percorsi di formazione linguistica sono obbligatori per i centri di accoglienza e non solo dovrebbero anche preoccuparsi di attuare percorsi formativi dedicati.
“Una volta è stato fatto un corso per saldatori di 40 ore, ma solo per 8 persone. Un corso così ma che non ha portato possibilità di lavoro a nessuno. Oltretutto una possibilità che è stata data a pochi, scelti in base a non sappiamo bene che criterio: perché lui sì ed io no?”
All’interno del centro vengono organizzate attività di pulizia a turno della struttura. Se non vuoi prenderne parte vieni cacciato dall’accoglienza! Siamo rimasti particolarmente perplessi nel sentirci raccontare tre episodi relativi alla revoca dell’accoglienza. Ad un ospite che aveva passato un’unica notte fuori (ricordiamo che la revoca dell’accoglienza viene effettuata per diversi motivi, tra cui la fuoriuscita dalla struttura per oltre tre giorni e senza comunicazione all’ente gestore), un altro svolgeva saltuariamente i turni presso il refettorio e ad un altro ospite che aveva comunicato la sua assenza all’ente gestore, ma che una volta tornato si è trovato cancellato e fuori accoglienza. Perché? “Non hai aspettato la risposta della Prefettura”. Anche su questo restiamo sbigottiti.
Gli ricordiamo infatti che un centro di accoglienza non è un carcere, ma un luogo in cui si è liberi di entrare ed uscire ed in caso di assenza superiore a due giorni è necessario dare comunicazione al gestore, che è tenuto ad inviare nota alla Prefettura. Non è la prefettura che autorizza l’uscita. Questa la prassi consueta, che garantisce la libertà degli individui che dimorano all’interno dei centri di accoglienza, di spostarsi per andare a trovare amici, per cercare lavoro.
Eppure a Fermo così non è. Esiste,infatti, una circolare della Prefettura di Fermo che così recita: “Il richiedente può chiedere al Prefetto un permesso temporaneo di allontanamento dal centro per un tempo diverso o superiore a quello di uscita,per rilevanti motivi personali o per motivi attinenti all’esame della domanda. Pertanto ogni assenza non giustificata secondo la nota riportata verrà considerata abbandono della struttura con revoca dell’accoglienza”.Secondo quanto scritto, il richiedente asilo deve attendere i tempi della Prefettura.
Non esiste però alcun regolamento interno o Procedura che indichi i tempi richiesti per presentare domanda e di conseguenza per ricevere risposta. Il richiedente asilo si trova del tutto in balia dei tempi della Prefettura.
E’ il caso dell’ennesimo ospite che, dopo aver fatto richiesta di regolare permesso ad uscire per motivi personali,per oltre due giorni, una decina di giorni prima della data di uscita desiderata, non avendo ricevuto alcuna nota della Prefettura ha deciso di allontanarsi comunque, esercitando la sua libertà individuale. Lo stesso si è ritrovato al di fuori dell’accoglienza.
Sottolineiamo che nel nostro Paese il diritto ad essere liberi è “ancora” garantito e sancito dalla Costituzione, punto che in questo caso non è, a parer nostro e considerate le modalità in essere, rispettato.
Per condividere la notizia, clicca qui
Links utili:
Mail: info@lasciatecientrare.it
Site: lasciatecientrare.it — FB. LasciateCIEntrare — TW. @MaipiùCIE
via Migrano http://ift.tt/2ctSxtw