Le navi di Frontex al largo della costa siciliana mentre si compiono le procedure di preidentificazione. Poi i primi controlli nel capannone bianco, la chiamano tensostruttura, a Porto Empedocle. Quindi il trasferimento nei centri di accoglienza. Il sistema di accoglienza italiano è di nuovo al collasso, e non è possibile garantire tutela alle potenziali vittime di tratta ed ai soggetti più vulnerabili.

La cronaca degli ultimi sbarchi non segna soltanto l’ennesimo aumento degli arrivi dalla Libia, ma vede una crescita esponenziale del numero di giovani donne, sempre più spesso minori non accompagnate che provengono dalla Nigeria. E quelle che arrivano sono le più fortunate, perchè altre loro compagne vengono riprese dalla guardia costiera libica e rigettate nei centri di detenzione nei quali gli abusi sono quotidiani.

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Se negli ultimi due giorni sono arrivate in Sicilia oltre 6.000 persone, le donne sono almeno 1000, e tra queste le minori di provenienza prevalentemente nigeriana, sono alcune centinaia. In molti casi queste minori sono “accompagnate” da ragazze più grandi, “sister”, che fanno già parte dell’organizzazione criminale che le sfrutta, e che spesso le ha già sfruttate in Libia, persone che hanno il compito di sorvegliare le ragazze e chi le avvicina per sottrarle allo sfruttamento ed alla violenza, orientandole verso centri di accoglienza protetti. Una situazione che espone gli operatori a rischi enormi.

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 Purtroppo da parte delle autorità sembra prevalere la caccia agli scafisti, meglio ai “presunti scafisti”, sempre più spesso anche loro minori, ai quali si offre la possibilità di traversare il Mediterraneo, senza pagare, ma con il rischio di lunghi anni di carcere. Decine di uomini, anche di FRONTEX, vanno alla caccia di presunti scafisti, già nel corso delle lunghe procedure di pre-identificazione a bordo delle navi militari, e poi dopo lo sbarco, e raccolgono decine di testimoni, mentre non si indaga sulle tante minori che arrivano in condizioni che fanno facilmente prevedere, anche in base agli indicatori ufficiali generalmente adottati, la loro possibile soggezione alla tratta.

Chi sono veramente gli scafisti ? Un evento importante a Palermo, il 30 giugno. Con Nancy Porsia. Per fare chiarezza sui migranti in fuga dalla Libia e su chi li traffica o li trasporta.

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Nella maggior parte dei casi la stessa attribuzione dell’età al momento dello sbarco è assolutamente superficiale. Come si rileva nelle visite nei centri di prima accoglienza, dove, tra gli adulti, in condizioni di totale promiscuità, si ritrovano decine di giovani visibilmente minori. giovani, ragazzi e ragazze esposte agli abusi di sfruttatori occasionali, che non mancano mai all’esterno dei centri di accoglienza, se non ad una ripresa diretta da parte delle organizzazioni criminali. che li hanno già trafficati.

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Molte minori, su istruzione dei trafficanti, dichiarano di essere maggiorenni, anche quando sono visibilmente soltanto delle ragazzine. E spesso sono anche in stato di gravidanza. erano già dieci soltanto ieri nel centro di accoglienza di Siculiana, vicino Agrigento. Molte di loro sono state già abusate in Niger o in Libia. Ma nel corso delle prime interviste tutte lo negano e sostengono generalmente di essere maggiorenni, anche quando sono visibilmente poco più che bambine.

Occorre migliorare urgentemente la capacità di stabilire l’esatta età di questi minori, piuttosto che concentrare tutte le energie soltanto sul prelievo delle impronte digitali da inserire nel sistema EURODAC imposto dall’iniquo Regolamento Dublino III. Se questa è Europa. Nei confronti dei minori in ogni caso, il prelievo delle impronte deve essere valorizzato al fine di garantire una tracciabilità degli spostamenti, ed appare inconcepibile che in molte strutture si ritardi la nomina del tutore, la concessione di un permesso per minore età o l’accesso alla procedura di asilo,

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 Il percorso delle donne potenzialmente vittime di tratta si inserisce spesso nell’ambito di una procedura di asilo. Talvolta si tratta di un percorso suggerito dalle stesse organizzazioni criminali, altre volte invece la richiesta di protezione costituisce l’ultima chance di salvezza per donne che non sono ritenute meritevoli di accedere al permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale ( art. 18). la distinzione di questi casi richiede una professionalità sempre più elevata e soluzioni protette ed immediate per dare sicurezza anche chi non ha avuto altra possibilità che fare valere una richiesta di asilo.

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 Il mancato accesso alla procedura o il diniego da parte della Commissione territoriale costituiscono spesso il preludio per un provvedimento di espulsione adottato dai prefetti e per un rimpatrio forzato in Nigeria. Come avviene con i voli Frontex che con cadenza mensile partono da Fiumicino per Lagos, sulla base dell’accordo di riammissione siglato con la Nigeria, un accordo che prevede procedure di riconoscimento ed identificazione assolutamente sommarie ( di fatto limitate all’attribuzione della nazionalità).

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 Le criticità nella individuazione dei soggetti più vulnerabili, che tutti verificano allo sbarco, in banchina, e poi nei centri di prima accoglienza, non sono risolte dall’intervento delle grandi organizzazioni convenzionate con il Ministero dell’interno, che non hanno una dotazione di personale in grado di raggiungere migliaia di persone che sbarcano i sei porti diversi della Sicilia (Catania, Messina, Trapani, Palermo, Lampedusa, Porto Empedocle) nel giro di due giorni. I volontari presenti allo sbarco e nei centri di prima accoglienza fanno anche loro quello che possono, ma anche i loro mezzi risultano inadeguati rispetto al grande potere di controllo delle organizzazioni criminali con le quali molte ragazze, appena possono riescono a mettersi in contatto, attraverso i telefoni dei centri (che andrebbero monitorati) o le schede telefoniche con le quali arrivano già in Italia.

Rapporto sulle vittime di tratta nell’ambito dei

flussi migratori misti in arrivo via mare

aprile 2014 — ottobre 2015

“L’attività anti-tratta dell’OIM allo sbarco inizia con l’informativa e il counselling

sulle possibilità di protezione offerte dalla normativa italiana per le vittime di tratta.

Tale informativa viene svolta sia in gruppo che individualmente — se si ravvisano

condizioni idonee di sicurezza — o se l’Organizzazione reputa che sia necessario o

possibile avere dei colloqui in privato”

“L’OIM è consapevole che spesso nel gruppo delle donne cui è rivolta l’informativa sono presenti

una o più sfruttatrici ed è per questo che generalmente l’attività si conclude con la distribuzione del

numero verde antiratta della Rete Nazionale, utenza telefonica a cui le donne possono rivolgersi anche

qualora decidano di sottrarsi ad una situazione di violenza o sfruttamento solo in un momento successivo”.

/Rapporto_OIM_2014_sulle_attivita_anti-tratta.pdf

Anche ragazze che vengono avviate verso circuiti di protezione, dopo pochi giorni si allontanano e

finiscono per ricadere nella rete dei trafficanti. In qualche caso le ragazze che si sottraggono al traffico

vengono segnalate in Nigeria e sulle loro famiglie arrivano pesanti minacce, in particolare sulle sorelle e

sui fratelli più piccoli. Questa situazione non potrà che aggravarsi nei prossimi mesi estivi, con il

prevedibile aumento degli arrivi dalla Libia. Occorre provvedere al più presto con misure urgenti che

restituiscano efficacia al contrasto della tratta salvaguardando il diritto alla protezione delle vittime.

In questa direzione la collaborazione tra le organizzazioni del volontariato e gli agenti istituzionali è

essenziale. Ma non si tratta di una collaborazione che si può risolvere all’interno di un procedimento

penale. Occorre una valorizzazione dei diversi ambiti di competenza dei diversi attori sociali ed

istituzionali che operano in questo settore, prospettiva tracciata dal nuovo Piano Nazionale antitratta,

appena approvato, un piano che adesso deve essere effettivamente applicato.

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Come premesso, la tratta degli esseri umani è un fenomeno complesso che può essere

aggredito e contrastato solo agendo contemporaneamente su più leve, che tengano conto,

singolarmente e complessivamente, con un approccio comprensivo ed in maniera coordinata,

dei molteplici aspetti che caratterizzano il fenomeno stesso. E’ un fenomeno, quindi, che

richiede una governance multilivello e multi-agenzia.

Le azioni per la lotta alla tratta di esseri umani a scopo di grave sfruttamento si muovono

sostanzialmente in due canali che ripercorrono il solco del doppio binario della norma

italiana: il primo, di assoluto rilievo,il contrasto e repressione del crimine di sfruttamento

di esseri umani, affidato a tutte le Forze dell’Ordine, l’altro di prevenzione e protezione

delle vittime, affidato ai servizi sociali pubblici e del privato sociale accreditato attraverso

l’iscrizione nell’apposita II sezione del registro delle Associazioni e degli Enti che svolgono

attività a favore degli immigrati,come previsto dall’articolo 52 , comma 1, del Regolamento

di attuazione del Testo unico Immigrazione D.P.R. 18 ottobre 2004, n.334

http://www.academia.edu/3279754/Il_fenomeno_della_tratta_degli_esseri_umani_

Non si riesce ancora a prendere atto che le esigenze di protezione delle vittime vanno del tutto

svincolate dalla denuncia che possono eventualmente fare con riferimento agli sfruttatori ed ai

partecipanti ai trafficanti.

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via Migrano http://ift.tt/29d0QUi