“Trasferimento coatto”. Nuovo istituto giuridico del diritto di polizia. In attesa che “a sud” riaprano nuovi centri di identificazione ed espulsione. Ma i paesi di origine non sono paesi sicuri oppure non accettano i rimpatri. Insomma solo tanta propaganda elettorale e misure che alimentano frustrazione, negando dignita’ ad esseri umani gia’ privati di tutto. Dal confine italo francese di Ventimiglia sembra ormai un bollettino di guerra.

Ecco la situazione dei centri di identificazione ed espulsione in Italia, in un rapporto della Commissione Diritti umani del Senato di pochi mesi fa. Oggi la situazione è solo peggiorata. Chi parla a sproposito di CIE ( centri di identificazione ed espulsione) per riportarvi i migranti in transito a Ventimiglia ed a Como, non sa di cosa parla.

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Questo, a Restinco, in Puglia, sarebbe un CIE nel quale deportare i migranti bloccati nei pressi delle frontiere o respinti dagli svizzeri e dai francesi. Si intensificano anche i controlli sui treni, ma i migranti continuano a passare.

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 E ripartiranno anche da sud. La maggior parte di loro proviene da paesi terzi “non sicuri” o da paesi che non collaborano da anni nelle procedure di “riammissione con accompagnamento forzato”. Senza la “collaborazione” dei paesi di origine i rimpatri non si fanno. Dopo gli accordi tra Unione Europea e Turchia tutti i paesi di origine hanno rialzato il prezzo per la loro collaborazione nelle politiche di respingimento e di espulsione dell’Unione Europea. In ogni caso, anche chi arriva dalla Nigeria, dal Mali o dal Gambia, ha diritto alla protezione umanitaria in conseguenza della situazione di violenza generalizzata presente nel paese di origine. Inutile tentare respingimenti ed espulsioni che sono privi di basi legali.

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Ed ecco la situazione in alcuni HOTSPOT “ al sud”, in un recentissimo Rapporto della parlamentare europea Elly Schlein accompagnata dall’avv. Alessandra Ballerini di Genova.

Non si dovrebbe parlare di emergenza migranti per alcune centinaia di persone che stazionano al confine francese o svizzero, dopo provvedimenti di respingimento da parte delle autorità di quei paesi. In Grecia ci sono decine di migliaia di persone allo sbando alla frontiera con la Macedonia e nessuno ormai parla più di emergenza. 

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E’ una situazione strutturale che si aggraverà con il tempo per la mancata realizzazione della Relocation, promessa per 120.000 persone da Grecia ed Italia verso altri paesi europei. O si fa valere questa enorme inadempienza dei paesi europei e della stessa Unione Europea che aveva fatto da garante, oppure la situazione alle frontiere interne sfuggirà a qualunque possibilità di gestione e sarà solo questione di ordine pubblico e di conflitto sociale. Non rimane molto tempo, e non basta qualche operazione di immagine di EASO da Lampedusa, per convincere l’opinione pubblica che l’Unione Europea sta rispettando gli impegni presi lo scorso anno dopo la strage del 18 aprile 2015.

Da qualche settimana la Svizzera ha chiuso il valico di frontiera di Como-Chiasso, e la situazione sta peggiorando perché i volontari che materialmente fanno fronte alle necessità dei migranti hanno bisogno di un ricambio. La scorsa settimana abbiamo pubblicato due report (1 e 2) che raccontano la situazione, a cura di Jacopo e Giulia della campagna #overthefortress, inviati per Melting Pot.
 Volentieri diffondiamo l’appello che giunge dalla zona di confine.

Plus de 450 migrants campent dans un parc près de la gare de Côme (I), à la frontière avec la Suisse. Ces migrants, Ethiopiens et Erythréens pour la plupart, cherchent à passer par la Suisse pour gagner l’Allemagne. Mais ils sont refoulés à Chiasso (24 heures du 14 juillet). Selon les gardes-frontière, 3560 personnes ont été renvoyées du Tessin vers l’Italie en juillet seulement. L’attitude rigide de la Suisse suscite des critiques. La représentante italienne du Haut-Commissariat pour les réfugiés a affirmé que l’ONU pourrait demander à Berne de revoir sa politique, notamment pour les mineurs non accompagnés. Amnesty International dénonce également cette situation.

“Emergenza migranti al confine italo-svizzero. Ieri la deputata socialistaLisia Bosia Mirra ha denunciato presunte irregolarità e pratiche dubbie per alcuni respingimenti di migranti all’Italia, soprattutto relativi a minorenni con parenti in Svizzera a cui sarebbe stato negato il ricongiungimento famigliare (vedi articolo suggerito). Ora arriva anche la denuncia di Amnesty International, come ha spiegato la responsabile Denise Graf a Radio 3i”.

“Due membri di Amnesty sono stati a Como e hanno trovato dei minorenni che hanno parenti in Svizzera, uno di loro persino il papà, ma non sono stati autorizzati a passare il confine” dichiara Graf all’emittente di Melide.
“In questi casi c’è davvero un problema perché l’interesse superiore del bambino è che sia il più presto possibile con il padre o con un parente e non che sia mandato indietro in Italia dove non ha nessuno.”

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In Italia, forse, si muove qualcosa, ma solo per i minori stranieri non accompagnati, le risorse sono ancora scarse ed i controlli non scalfiscono il sistema clientelare che controlla i centri.

Accoglienza redistribuita e diffusa in tutte le regioni per i minori non accompagnati, come per gli adulti, ma solo per i più grandi, quelli tra i 14 e i 18 anni. Per superare una «situazione insopportabile ». Quella dei cinque Comuni siciliani e calabresi, luoghi dei maggiori sbarchi, sui quali «si è scaricata gran parte dell’accoglienza dei minori». Lo spiega Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno. Che se la prende con la «scarsa generosità delle Regioni che non hanno condiviso l’accoglienza in maniera più giusta». Per questo il governo ha presentato un emendamento al decreto sugli Enti locali che prevede questi interventi. «Sarebbe stato meglio un provvedimento organico — ammette Morcone — ma era necessario fare presto». Per gli adolescenti, dunque, si attiveranno le prefetture di tutte le Regioni e sarà così sufficiente la quota di 45 euro al giorno, prevista per gli adulti, mentre per i più piccoli, che richiedono maggiore attenzione, i Comuni dovranno integrare per pagare i servizi necessari. Infine «andrebbe fatto molto di più» per combattere la tratta delle ragazzine

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