
Quel rompicapo inestricabile che si chiama Egitto!
Circa un anno fa, di questi tempi, lessi la graphic novel “Metro” di Magdy El Shafee, edita in Italia dall’Editrice il Sirente e in patria dal blogger Sharqawi: un’avventura lungo i binari della metro del Cairo (la quale è, al contrario di quanto si possa superficialmente immaginare, una delle più efficienti del mondo) come metafora della corruzione imperante nel paese!
Sia El Shafee che Sharqawi sono stati pluriindagati e pluricondannati per quest’opera che, per certi versi, anticipava per tematiche quello che sarebbe successo il 25 gennaio 2011 e che torna d’attualità ad ogni ricorrenza della rivoluzione di piazza Tahrir.
Quest’anno, per noi italiani, c’è un motivo in più per ricordare quei giorni: la morte, in circostanze misteriose, del ricercatore Giulio Regeni, un ragazzo, come Valeria Solesin, morto in terra straniera per seguire gli studi, oltre che per inseguire i propri sogni.
Se ne stanno sentendo e leggendo di ogni genere su questo fatto, ma la sostanza è, come viene descritto bene nel libro, che l’Egitto è laico oggi, sunnita domani, rivoluzionario stasera e reazionario domattina, per cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto e magari avere ragione in entrambi i casi.
Un rompicapo inestricabile che nemmeno a viverci, come aveva provato a fare Regeni, si riuscirebbe bene a comprendere!
Il mio lavoro mi c’ha portato diverse volte ma, paradossalmente, la volta che ho avuto modo di avvicinarmi di più a quella cultura è stata l’unica in cui ero laggiú per puro svago, ospite presso l’ambasciata italiana, proprio quella che si vede continuamente al telegiornale da qualche giorno a questa parte, e la summa di quanto di cui sopra può essere ritrovata in quello che mi disse Zayed, l’autista che sovente scarrozzava me e i miei compagni di viaggio per il Cairo, quando gli chiesi come mai nella strada perpendicolare a quella dell’ambasciata, a senso unico, quel giorno le macchine andassero in doppio senso:
“Si, la strada è a senso unico, è vero… Ma se una mattina il primo che la percorre lo fa nel senso contrario, allora quel giorno la strada è a doppio senso… Poi magari il giorno dopo torna a senso unico, chissà? Noi in Egitto facciamo così…”