Ramon Monchi, l’architetto dei sogni

Tutti i cicli sono fatti per crearsi, straordinariamente, e finire. Ma oggi Siviglia è triste, perché Ramón Rodríguez Verdejo, in arte Monchi, ha deciso di scendere dal veliero del Siviglia FC dopo 29 anni di successi, in cui una piccola realtà andalusa è arrivata a toccare le stelle con un dito. Con una semplicità esemplare, quella di chi ha vissuto le sconfitte e le vittorie secondo un preciso percorso a tappe, il dirigente sevillista ha tenuto a spiegare che il successo della squadra di Nervion ha tanti nomi e cognomi oltre a quello della direzione sportiva.

Ma nel suo addio, diluito nella settimana di Siviglia-Gijon e Siviglia-Deportivo, c’è qualcosa di più del saluto di un dirigente. Monchi, mangiando pipas come un normalissimo uomo di curva, il frutto secco che in Spagna è tradizione durante le partite di Liga, si è congedato a modo suo. Prima dal tetto del centro commerciale di Nervion, di fronte al Ramon Sanchez Pizjuan, con i tifosi che pendevano dalle sue labbra di fronte all’immenso simbolo del club, e poi dal campo, rigorosamente con la maglia di Antonio Puerta, con tutti i suoi trofei messi in bella mostra.

“Negli anni di servizio qui, ho sempre cercato di difendere questo club come unico obiettivo. Ora lascio, torno a casa, ma per me è un gran dolore. Se ne va il dirigente, ma resta il socio numero 8154, un guardiano in più di Nervion. E, se da ora, vorrete cercarmi, guardate il Gol Norte e chiedete di me.”
GLORIA ETERNA, LEYENDA SEVILLISTA#GraciasLeón pic.twitter.com/Z1RKZ8g1OE
— Sevilla Fútbol Club (@SevillaFC) April 8, 2017

LA STORIA

Personaggio poliedrico e simbolico, nella capitale andalusa rappresenta un caso più unico che raro. Perché dall’altra parte della città, sponda verdiblanco di Héliopolis, la gente betica ha saputo amarlo ed apprezzarlo proprio per la sua diligenza ed attaccamento ai valori ed ai sentimenti, pur essendo questi totalmente opposti. Parliamo di tifosi innamorati del calcio, gente che mette il sacrificio per la squadra davanti a qualsiasi altro aspetto della vita. Quello che Ramon ha compiuto per 29 anni nel Siviglia, comprendendo anche il periodo da calciatore.

Appassionato di politica, tanto da studiare diritto, e di fitness (la palestra è la prima cosa che ama chiedere quando arriva in un qualsiasi albergo), parliamo di uno dei personaggi più concreti e genuini del calcio moderno, segnato dalle esperienze in campo che non lo hanno mai portato a sollevare i piedi da terra. La sua storia è un crescendo, emozionalmente parlando. Quando giocava a calcio con i suoi amici, più grandi di lui, veniva lasciato in porta. Da quel poco che si era conquistato è riuscito a costruirci una carriera, diventando poi portiere professionista, per l’appunto.

Da uomo sentimentale, afferma di essere una persona capace di commuoversi, “agevolata” dalla grande squadra che ultimamente ha portato determinati risultati. Segnato anche da episodi, come l’addio di Sergio Ramos al Siviglia e la retrocessione con l’Oviedo nell’annata 1996–1997. Delle lacrime amare in questo caso, che gli hanno continuato a trasmettere dei valori, quelli che oggi cerca di dare ai suoi figli, lontano dai campi.

“I calciatori di oggi vivono in una bolla di sapone, che si ingrossa sempre di più. La disconnessione e l’isolamento con il mondo reale è ancora maggiore. Ci sono giocatori che vivono nel pianeta Disney. Ma, oltre alla Disney, esistono tanti altri mondi. Io ne ho fatto parte, ma mi sono accorto delle differenze quando sono diventato dirigente.”

DA DIRETTORE SPORTIVO

Oltre ai valori profondi del grande uomo, Ramon Monchi è un vero e proprio numero diez del suo lavoro. Considerato uno dei migliori direttori sportivi in circolazione, ha portato a Siviglia dei perfetti sconosciuti, rendendoli dei campioni d’importanza assoluta. Tutta gente che possiede un denominatore comune: l’arrivo a Siviglia e l’apporto totale per i biancorossi prima di spiegare le ali e partire lontano. Dani Alves è forse il fiore all’occhiello di una carriera perfetta, ma i talenti passati dal Pizjuan sono davvero tanti. Da Bacca a Krychowiak, passando per i vari Adriano, Kanouté, Rakitic e Kondogbia. Il frutto di un équipe di sedici uomini che ha saputo sondare in maniera perfetta i terreni mondiali, seguendo i consigli e le linee guida di Monchi ma andandoci contro quando serviva. Elasticità e fiducia esasperata verso la gente che ha voluto al suo fianco.

“Non è detto che io abbia l’ultima parola. Alle volte alcuni giocatori sono arrivati pur non essendo convinto al 100%. I miei collaboratori lo erano, e io mi fido totalmente. Al contrario, altre volte ho deciso di prendere dei giocatori quando gli altri non erano totalmente convinti.”

Questo lavoro incessante e dedito ha portato il Siviglia ad arricchirsi non solo a livello di budget societario, grazie ad i tantissimi trofei europei, ma anche come sponsor e “logo”. Il marchio Siviglia è diventata una referenza a livello spagnolo e mondiale, ed i suoi store sono ormai pieni di turisti da ogni parte del mondo. Per non parlare di tutta la gente che riempie lo stadio ad ogni partita, oltre agli abbonati. E’ questo meltin pot che permette al club di rappresentare l’eccellenza della Liga, quel fattore in più che spinge un giocatore a scegliere un campionato piuttosto che un altro. Proprio su questo, Monchi afferma di aver capito che il club si stesse evolvendo quando Christian Poulsen decise di approdare in Andalucia, rifiutando il grande Milan.

“A livello personale, l’acquisto che più mi ha reso felice è stato quello di Christian Poulsen. Mi sono accorto di quanto era cresciuto il marchio Siviglia. Parliamo di un giocatore che doveva scegliere tra il Siviglia ed il Milan. Parliamo del grande Milan del 2006, quello di Ancelotti.”

IL FUTURO

Seppur, in tutta franchezza, il direttore sportivo abbia annunciato di voler prendersi un po’ di riposo per capire cosa ne sarà della sua vita futura, le voci che lo vedono a Roma sono sempre più incessanti. In Italia sembrava tutto fatto, ma proprio durante la conferenza stampa lo spagnolo ha tenuto a dire che nulla è ufficiale e che i discorsi intavolati non riguardano soltanto il club giallorosso. La Premier ed i suoi soldi sono alla porta. Ma, dopo aver cambiato tanti giocatori senza raggiungere i risultati sperati, la Roma ha deciso di puntare forte su un uomo di carisma ed equilibrio che possa aggiungere i tasselli mancanti del puzzle. Il calcio italiano ha bisogno di gente come Ramón Rodríguez Verdejo.


Originally published at www.numero-diez.com on April 13, 2017.

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