Settembre

Da tempo ho nella testa questa scarna storia. Una coppia silenziosa che, senza dire una parola, in auto attraversa un paesaggio desolato e ormai in decadenza, costretta a fuggire in eterno da qualcosa che li spaventa a morte. Non ci è dato sapere per quanto tempo ancora scapperanno, e nemmeno da cosa realmente stiano scappando. 
Mi tormentava l’idea di questo infinito esodo tra città desertiche e superstrade spettrali, rifornendo la macchina in stazioni di servizio abbandonate. In completo silenzio, con la sola intensità della presenza.
In attesa di trovare la forza di ultimare il racconto, ho raccattato alcuni pezzi che ho deciso di pubblicare qui.

Tornerà ancora il cielo di settembre, pensavo. Nel frattempo era notte inoltrata e dal cielo nero precipitavano tutti i treni perduti, e nel cadere ballavano disperati qualche strana danza primitiva dimenticata. L’aria glaciale tagliava in due tutta la silenziosa ed immensa prateria che costeggiava l’autostrada. Mi stendevo sul sedile nero mentre l’automobile divorava affamata i chilometri. Gli anabbaglianti squarciavano il buio. Le spie rosse intermittenti mi cullavano. Dormivi.

Lentamente tornerà il mortale cielo di settembre, pensavo, e con esso l’ombra da cui siamo in fuga da sempre. Ci troverà. Non ci ignorerà.

Guidavamo imperterriti e pietrificati. Fuori dal finestrino le sigarette fumate facevano compagnia al rapido cambiare delle stagioni. Le poche stazioni radio che captavamo trasmettevano veleno. Nelle scarse ore di sonno, passate nelle aree di sosta desertiche, le gazze ladre rubavano i nostri sogni più preziosi, i pochi ormai rimasti. I corvi ci guardavano incuriositi, e volavano via.

Negli autogrill abbandonati pisciavo sulle sbiadite dediche d’amore scritte con i pennarelli indelebili. Le colpivo con violenza.

Il cielo era da tempo avvolto nella nebbia, ci fissavamo per interi minuti in silenzio, e poi ripartivamo. Costeggiavamo i mari prosciugati, i laghi ormai paludi e quelle che un tempo erano sconfinate distese di verde.

Ci troverà, mi ripetevo, mentre il pedale spingeva forte sull’acceleratore, e il corpo si abbandonava sul sedile nero.

Like what you read? Give Lorenzo Protano a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.