Vademecum Elezioni Svezia 2018

Mancano ormai pochissimi giorni alle elezioni generali per il Riksdag svedese, che si terranno il 9 settembre. Secondo le previsioni, queste elezioni possono essere cruciali per la grande patria dell’IKEA, tanto che il Financial Times le definisce “le più importanti elezioni da decenni”
Il sistema politico svedese
La Svezia è una monarchia parlamentare con un parlamento monocamerale. Il sovrano, Carlo XVI Gustavo, è completamente esautorato: diversamente da quanto accade in Italia, infatti, il Capo di Stato non ha alcun potere attivo né sul ruolo di Primo Ministro, né sulla scelta degli altri ministri.
Il Riksdag conta un numero fisso di 349 membri, eletti ogni 4 anni attraverso un sistema proporzionale con una doppia soglia di sbarramento: non possono infatti entrare in Parlamento i partiti che non ottengano il 4% del voto nazionale o il 12% dei voti all’interno delle singole circoscrizioni. Tuttavia, la proporzionalità della legge elettorale ha storicamente favorito un elevato numero di partiti all’interno del Parlamento, che attualmente ne conta 8.
Una particolare caratteristica del governo svedese inoltre è che esso non richiede un voto di fiducia al momento dell’insediamento. L’unico modo per far decadere un governo è dunque presentare una mozione di sfiducia, che però necessita di una maggioranza per essere approvata. La difficoltà nel far cadere il governo ha consentito l’insediarsi di numerosi governi di minoranza, che si appoggiavano di volta in volta a partiti esterni alla coalizione di governo per poter vedere le proprie proposte di legge approvate.
Le future elezioni non fanno eccezione, ed è pressoché certo che si insedi un governo di coalizione. Le cose tuttavia potrebbero cambiare significativamente, soprattutto a causa della rapidissima crescita di consensi dei Democratici Svedesi (SD), che, a dispetto del nome e del logo innocuo (una margherita), rappresentano l’alt-right nazionalista del Paese scandinavo.

Le previsioni
Il poll of polls delle elezioni, pubblicato dal governo svedese, prova a tracciare la possibile composizione del Riksdag all’indomani delle elezioni, basandosi sui sondaggi finora pubblicati

Lo scenario che si prefigura vede tre grandi sconfitti e due vincitori, in termini di partiti.
I principali partiti della sinistra e della destra, rispettivamente i socialdemocratici (S) e i moderati (M), hanno perso moltissimi consensi. Un altro sconfitto è il partito dei verdi (MP), che vede i propri seggi quasi dimezzati. Il dato va ulteriormente contestualizzato: se infatti S e MP fanno parte della coalizione di governo, il Partito Moderato era all’opposizione. La conclusione più logica è che sia stato “divorato” dalle opposizioni ben più feroci del Partito Centrista (C ) e dei Democratici Svedesi (SD).
Sono proprio questi i due vincitori: sia i centristi che i nazionalisti, infatti, vedono i propri voti raddoppiare. Particolarmente straordinario è il successo di SD, che già nelle elezioni precedenti (2014) aveva raddoppiato il proprio sostegno, da 6% a 12%, e che lo vede raddoppiare nuovamente.
Le formazioni
Benché la legge elettorale non sia maggioritaria, e non renda dunque necessario l’apparentamento dei partiti, è evidente a tutti che a scontrarsi sono tre blocchi distinti:
- Quello del governo uscente, formato da S+MP (che potrebbe far entrare nella maggioranza anche il partito di sinistra, il Vänsterpartiet), che però non ha presentato un’alleanza formale;
- L’Alleanza, schieramento di centrodestra che comprende i moderati, i centristi, i liberali e i democristiani (M+C+L+KD) e che ha già governato dal 2006 al 2014 sotto il governo Reinfeldt I (in Svezia non è necessario che il Capo del Governo si dimetta a seguito di nuove elezioni), ex leader del Partito Moderato;
- L’outsider SD, che rappresenta ormai almeno un quinto dell’elettorato e che diversi sondaggi prevedono diventare secondo partito

Lo schieramento di centro-sinistra sostiene il Primo Ministro uscente, Stefan Löfven, leader del partito socialdemocratico. Se dovesse uscire vincente, sarebbe legittimo aspettarsi un aumento della tassazione e della spesa per il welfare, uniti sicuramente alle riforme ambientaliste fortemente sostenute dai verdi. La politica estera dei socialdemocratici ha già causato un certo clamore quando la Svezia ha deciso di riconoscere la Palestina, inasprendo le relazioni con Israele e il suo più potente alleato, gli Stati Uniti, che con Trump si sono avvicinati ulteriormente allo Stato ebraico.
Con ogni probabilità il Vänsterpartiet non entrerebbe direttamente nella maggioranza di governo, ma sosterrebbe eventuali riforme di stampo socialista. Anche Iniziativa Femminista (FI), nella (improbabile) evenienza di un ingresso in Parlamento, potrebbe sostenere direttamente o indirettamente questa coalizione.

L’Alleanza di centro-destra sostiene il leader dei Moderati Ulf Kristersson e sfiderà vis à vis il governo uscente per poter ottenere nuovamente la leadership del Paese.
È tuttavia molto probabile che la formazione non riesca comunque ad ottenere una maggioranza di governo, soprattutto se il partito democristiano Kristdemokraterna (KD) non dovesse superare la soglia del 4%, come alcuni sondaggi hanno fatto presagire.
Una vittoria dell’Alleanza significherebbe un abbassamento delle tasse e un aumento della spesa per la sicurezza e per la difesa. In politica estera, la linea preponderante è filo-atlantista, con un avvicinamento alla NATO e ai programmi militari europei.

Il vero protagonista di questa sfida elettorale è però innegabilmente Jimmie Åkesson, il leader di Sverigedemokraterna. Come è accaduto a molti partiti populisti-nazionalisti in tutto il continente, l’SD è stato ostracizzato dalla cosiddetta mainstream politics, la politica tradizionale, che ha preferito ignorare questa minaccia ed escluderla da ogni possibile dialogo politico. L’obiettivo di Åkesson dunque è di massimizzare il supporto popolare per costringere gli altri partiti a riconoscerlo come interlocutore, non dissimilmente da quanto fatto dal M5S (e, successivamente, dalla Lega di Salvini) in Italia.

Un eventuale governo di cui faccia parte SD attuerebbe sicuramente misure più restrittive di immigrazione e controllo delle frontiere, avrebbe una posizione euroscettica rispetto a Bruxelles e cercherebbe probabilmente di ridurre i diritti delle minoranze etniche, particolarmente della minoranza Sami (una popolazione autonoma nel Nord del Paese che dispone anche di un proprio Parlamento) e delle minoranze africane o mediorientali di fede islamica, contro cui SD si è più volte pronunciato in modo ostile.
Possibili risultati
Secondo Bloomberg, le possibilità per la formazione di un governo sono sostanzialmente cinque:
- Governo Löfven rosso-verde

Secondo la simulazione, il governo disporrebbe di 114+33 seggi contro i 202 dell’opposizione. Pur non essendo una situazione impossibile, sarebbe di certo scomoda, soprattutto di fronte alla doppia opposizione dell’Alleanza e di SD
2. Governo di Alleanza

Supponendo che i democristiani KD riescano a mantenere la loro presenza nel Riksdag, l’Alleanza potrebbe contare su 132 seggi. Pur trattandosi di una formazione più stabile e compatta di quella rosso-verde, un divario così grande con l’opposizione sarebbe duro da sostenere, e significherebbe limitare tutte le manovre legislative più importanti.
3. Estrema moderazione

Se Sverigedemokraterna dovesse attestarsi, come presagito, secondo partito, la formazione di centrodestra potrebbe subire una rottura interna. I leader di Liberalerna e Centerpartiet, Jan Björklund e Annie Lööf, hanno infatti negato vivamente la loro disponibilità a un governo con SD, mentre Kristersson potrebbe farsi tentare e trascinare i due partiti più a destra, M e KD, in una coalizione con i nazionalisti. Questo significherebbe però trovarsi come “soci di minoranza” rispetto a un partito inviso a tutto il resto dello scenario politico, una posizione rischiosa per Kristersson ma anche una lama a doppio taglio, in quanto un voto di sfiducia sarebbe sicuramente fatale per l’SD.
4. Pentapartiet

Una possibilità estrema ma non impossibile sarebbe quella di cercare una supermajority, includendo nel governo lo schieramento rosso-verde e la parte più moderata dell’Alleanza (che, ironicamente, esclude i Moderati).
Il più grosso ostacolo di questa formazione sarebbe l’accordo sui temi socio-economici, sui quali il potenziale di negoziazione è sbilanciato a favore di centristi e liberali, che possono minacciare di tornare a destra e votare la sfiducia insieme all’Alleanza e ad SD.
5. Große Koalition

Possibilità tutt’altro che desueta per molte realtà europee, prime fra tutte quella tedesca (da cui prende il nome) e quella italiana (Larghe Intese), quella di una Große Koalition è invece considerata tra le meno probabili in Svezia. Non solo infatti non è necessaria una maggioranza assoluta per governare, ma questa eventuale intesa non ne garantirebbe nemmeno una.
Non è quindi sorprendente che i leader dei Socialdemocratici e dei Moderati, Löfven e Kristersson, abbiano già escluso pubblicamente entrambi questa possibilità. L’unico scenario in cui i due leader potrebbero rivedere la loro decisione sarebbe una crescita di SD che ecceda le aspettative, abbinata a imprevisti elettorali (KD che non raggiunge la soglia di sbarramento ed S che perde più consensi di quanto non si possa supporre, ad esempio).
