Racconti dal Nord — Luana Vergari

Il vento

Summer Wind at North

Il vento era solo un’idea prima d’arrivare.

Era la brezza sul mare, qualcosa che ti scompiglia i capelli ancora bagnati dopo aver fatto uno degli ultimi bagni della stagione. Il vento portava la pioggia o spazzava via le nuvole. Era lo scirocco d’inverno che ti affama e accelera i battiti del cuore senza una vera ragione. Senza un amore che ti aspetti all’uscita della metropolitana. La tramontana quando sei piccolo e aspetti il bus della scuola e speri che qualcosa di eccezionale accada. Che qualcuno ti porti via dall’odore del purè delle mensa, dalle pagine lisce del quaderno a quadretti, dalla biro rossa che ti sporca le dita.

Il vento qui al nord è la vita che ti colpisce all’improvviso mentre cammini distrattamente verso il supermercato, pensando a cosa comprare che ti permetta di preparare una cena commestibile e sana in circa quindici minuti.

Il Vento del Nord ti sferza la faccia, le spalle, ti solleva la giacca e ti scivola dietro la schiena. Ti ricorda di tenere il collo dritto, gli occhi spalancati, ti asseta di voglia di correre, ballare, respirare, bere e pensare più rapidamente.

Ti prende in un solo momento.

E in un solo momento sei solo ciò che conta.

Una parte di mondo fatto della stessa materia di cui sono fatti gli alberi, le giraffe dello zoo, i tramonti, la pizza bollente e il the del mattino.

Sei vento nel vento.

Per cinque secondi pensi che se Dio esiste, un giorno ti parlerà col vento.

Poi torni a casa e aspetti che sia ora d’andare a dormire per aprire ancora la finestra, per sentirlo ancora sul viso, per odorare la notte in una promessa che ci sarà ancora un domani.

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