NOTE SULLA NUDITA’

Scritte sfogliando libri di genere vario e guardando film.

1 Un romanzo: storia di un corpo di Daniel Pennac
2 Un catalogo di una mostra:Francesca Woodman
3 Un libro di fotografie: EttoreSottsass
4 Due film: Shame / Hunger (non in ordine cronologico ma in ordine di visione)

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O troppi corpi o non abbastanza. Dall’epoca di Noè, il problema è tutto qui.

Forse il miglior modo per capire la nudità, la condizione dell’essere nudi, è leggere l’ultimo libro di Daniel Pennac, storia di un corpo. La nudità come condizione temporale, non fisica, ma mentale, legata profondamente all’evolvere delle sensazioni corporee. La nudità è un qualcosa che ci appartiene fin dalla nascita, la capiamo ad età diverse, non sempre ha a che fare con il nostro corpo, perchè è dentro di noi, è una condizione intima, appare talvolta guardandoci dall’esterno, spiandoci, a volte facendoci godere, e poi all’improvviso facendoci innamorare, vergognare, preoccupare, pensare, fino a farci paura. La nudità è tutto questo.

Domenica 24 maggio 1964:

Divorato letteralmente Mona con lenarici e con la lingua, stanotte. Infilato naso sotto l’ascella, tra i seni, lecosce, i glutei, annusato, leccato, gustato il suo sapore, il suo odore, come da ragazzi.

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Di solito succede per i musicisti pochissime canzoni, una morte accidentale oppure tragica, poi il successo. Per l’arte è un po’ diverso, 22 anni sono pochi per una maturità artistica. Ma la bellezza delle foto della Woodman superano il limite della gioventù (molte delle foto sono state scattate quando era ancora una studentessa della Rhode Island School of Design) con il tempo le sue foto sono diventate un feticcio ideale per un discorso critico incentrato sull’esposizione del corpo femminile nudo utile a decostruire lo sguardo maschile. E qui c’è la parte più interessante del suo lavoro, questa idea semplice di modificare in qualche modolo sguardo maschile, spostandolo in una altra direzione o meglio accompagnandolo in un viaggio interiore, per farlo lo rende non spettatore ma parte della scena. Infatti osservando le foto il corpo scompare perché è lo spazio fisico e mentale ad essere al centro della rappresentazione.

La Woodman ha sempre usato la pellicola in bianco e nero, con esposizioni lunghe o doppie esposizioni e con gli autoscatti che le permettevano di essere parte attiva e soggetto principale del suo lavoro. Raramente appaiono altri soggetti nelle fotografie. Si è ritratta in ambienti vuoti e abbandonati, unico vero modello predominante è il suo corpo. Il corpo, e la sua nudità come strumento di connessione tra una realtà interiore e lo spazio, rappresentato con trasgressione, mimetizzato tra gli infissi di una porta, dentro un camino, che si con-fonde con la carta da parati, l’immagine è sfocata su muri screpolati quasi a scambiare la pelle con l’intonaco, il corpo, di cui Pennac registra le trasformazioni nella fotografa americana testimonia il dialogo aperto con un desiderio latente di sparizione e trasformazione.

E’ difficile a volte trovare le parole perdescrivere le sue fotografie che richiedono uno sforzo di lettura e generano confusione e ambiguità come la forza dei sentimenti che hanno permeato il suo mondo interiore in contrapposizione alla spontanea e urgente curiosità di indagare la realtà che la circondava. Descrivendo il momento precario tra l’adolescenzae l’età adulta, tra l’esistenza e la scomparsa definitiva, la morte.

Questa volontà di ricerca è testimoniata dalle lettere e dalle cartoline, che accompagnavano le sue serie di scatti, un esempio: La cosa che mi interessava di più era la sensazione che la figura, più che nascondersi da se stessa, fosse assorbita dall’atmosfera, fitta e umida. Poche righe per riassumere un’idea-chiave del suo lavoro, perché per la Woodman fotografare era un po’ come prendere nota, il testo, la foto e il contesto si traducono in “un’equazione” da risolvere. La nudità è una condizione da esplorare ed uno strumento di ricerca, non un fine, un qualcosa di utile per entrare in contatto con ciò che ci circonda, non esiste nessuna relazione figura sfondo, il corpo nudo è assorbito, la nudità è un concetto spaziale. Una cosa che avviene anche con i film di McQueen: Nelle fotografie il corpo nudo non è esposto in quanto sovrastruttura culturale; piuttosto, è utilizzato sempre e solo in relazione con l’ambiente naturale o architettonico circostante, che lo confonde o come lei stessa dice, lo assorbe. Ma il tempo per far crescere queste sensazioni ed azioni non c’è Francesca si suicida ….. e la sua ricerca esile, raffinata, ingenua, commovente diventa un simbolo che si presta ad interpretazioni diverse. Che spiega una nudità interiore.

“Ho dei parametri”, scriveva, “e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.”

Sublimazione dell’onnipotenza giovanile, paura o solo disperazione ci hanno privati di una giovane vita che prometteva un lavoro artistico molto stimolante e riflessivo sul corpo femminile come riassunto delle inquietudini contemporanee.

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Altre foto quelle di Sottsass altre storie le sue, non un corpo ma corpi, oggetti, persone, città, ambienti, architetture isolate e messe a nudo. Nudi essenziali decontestualizzati perché strumentali alla costruzione di una memoria. Memoria che nel tempo riaffiora nei progetti dell’architetto. Un altro tipo di nudità la sua, da una parte l’anima che si presenta di fronte alla realtà in una condizioneper poter non ricordare il contesto maper assorbirlo e in un certo senso per diventare lui stesso contesto. Nudità necessaria perassorbire il mondo. Per reiventarlo, raccontarlo renderlo vivo attraverso il design e l’architettura.

Nella mia vita ho fatto molte fotografie, sopratutto da ragazzo, perché avevo molto tempo. Però non ho mai pensato di fare fotografie come un fotografo. Ero orribilmente curioso, questo é tutto. Ero così curioso di tutto quello che vedevo ed era così tanto quello che vedevo, che non riuscivo ad archiviare tutto. La memoria che abitava e abita il mio cervello non era e non è per niente affidabile; spesso si confonde e invece una polaroid o una fotografia, se usata come sostituto della memoria, forse può funzionare…In realtà il risultato è sempre disastroso perché la vita fissata dalla polaroid diventa sempre una strana cartolina plastificata, senza neanche francobolli che la possano spedire da qualche parte. È così. (dal catalogo della mostra)

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La nudità dello spazio utilizzata per raccontare quella deipersonaggi, non é un casoche il regista sia prima di tutto un video artista. Un’ idea di nudità estrema è già racchiusa nei titoli dei suoi due film Hunger e Shame, titoli essenziali Fame e Vergogna, secchi precisi argomenti essenziali, istinti basici.

Come il film essenzialee scarnificato fino a mettere i brividi e a rizzare i peli sulla nuca. La prima storia semplice, un uomo di successo: posseduto da una compulsione insopprimibile, a stento nascosta tra le pieghe della vita quotidiana, che finisce per consumare ogni lato della sua esistenza. Ha bisogno di sesso sempre, un ossessione normalizzata da un desiderio cronico, in ufficio di giorno, nei locali di sera, utilizza qualunque spazio, ogni tipo di materiale pornografico, l’ossessione per il sesso è la sua routine. Gli fa da contrappunto la giovane sorella, la quale sembra aver proiettato verso l’esterno quel conflitto quei fatti mai detti, mai svelati mai messi a nudo, della loro infanzia che Brandon continua a proiettare all’interno. Lui nasconde lei rende pubblico, lei si lascia andare, lui si trattiene e fa esplodere tutto dietro una maschera di normalità che il protagonista rende in modo sublime.

E’ lo spazio attorno al quale si muovono i due protagonisti a raccontare la nudità, l’architettura di Shame è gelida; dal minuscolo appartamento di Brandon fino all’impersonale trasparenzadelle superfici vetrate e New York che diventa un fondale di congiunzione, un piano sequenza straordinario dipinge la corsa notturna del protagonista tra le vie di Manhattan, la città è nuda distaccata impassibile, il fallimento fisico e comunicativo di un appuntamento romantico mancato, è sospeso nel vuoto di un hotel le cui pareti vetrate sospendono i protagonisti facendoli galleggiare nello spazio, il fiume Hudson è uno sfondo lontano, poi il fallimento l’incomunicabilità, il fare sesso schiacciati sul vetro nudi agli sguardi del mondo, un trip di devastazione sessuale concluso sulla maschera trasfigurata di Fassbender in un bordello di un altro tempo, lì è l’anima ad essere nuda, un testo drammatico sempree solo dipendente dal corpo del suo protagonista.

Un autore liricamente brutale come lo era stato nella sua opera prima che raccontava, anzi mostrava quasi da un punto lontano l’autodistruttivo martirio fisico dell’attivista irlandese Bobby Sands, morto d’ineditadopo 66 giorni di sciopero della fame atto politico ed intimo, di resistenza, di protesta, di rifiuto, il corpo nudo come strumento di dissenso. Si succedono: radicali dimostrazioni di protesta fisica attraverso la protesta dello sporco, I muri imbrattati di escrementi, un actionpainting che mette a nudo gli istinti più bassi, l’urina che scorre sotto le porte delle celle, le mani del secondino segnate dai pestaggi, lo scheletrico scorrere dei corpi dei detenuti. E poi lui, Bobby Sands ancora Fassbender, il fulcro e il perno della storia deperito di oltre venti chili solo per restituirci la nudità spettrale del combattente:

che ci trascina nelle piegheremote di un inferno sospeso tra la morte e la vita di pari passo col suosguardo denudante e provocatorio.

Il dissolvimento di Bobby, i corpi diventano un solo corpo, consumato che trasuda su un lenzuolosindone contemporanea, metafora della società di cui il corpo è prima (hunger) strumento di lotta e poi (shame) simbolo del disfacimento interiore. Lo stesso lenzuolo che chiude hunger apre shame, le parole di Bobby Sands e il suo corpo martoriato risuonano attraverso il tempo e la storia. Il nostro giorno verrá.


Originally published at www.the-booklist.com.

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