Il senso dello studiare
Alfonso Fuggetta
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Caro Alfonso, innanzitutto, non vedo l’ora di leggerti.

Concordo con molto di quanto dici. D’altra parte, mi colpisce sempre molto, per il mestiere che faccio, la distinzione tra hard e soft skills. Se è vero, infatti, che ciò che chiamiamo “soft” (dove stia il confine, poi, non è così chiaro) si presta ad una trattazione non supportata da evidenze e magari ad una impostazione pseudo-scientifica più di quel che chiamiamo “hard”, dall’altra parte sono anche convinto che le discipline comportamentali abbiamo (anche con il contributo delle neuroscienze), raggiunto negli ultimi decenni una certa maturità dal punto di vista del rigore e della solidità metodologica.

Ne ho scritto (sempre stimolato da un tuo post) qui:

Riprendo solo un passaggio, che secondo me è centrale e che credo incontri il tuo ragionamento:

“mi viene da pensare (ma è un pensiero ancora grezzo, che ha bisogno di qualche altro momento di riflessione, e magari di qualche apporto da voi) che il problema vada approcciato in termini differenti, che ci sia, cioè, un fil-rouge diverso che accomuna molte delle competenze nella lista (e di quelle che le organizzazioni per cui lavoro mi chiedono di sviluppare): lo definirei in termini di “capacità logiche”, nel senso di abilità di lettura dei processi sia di pensiero che di comunicazione. La buona, vecchia logica, insomma. Quella che consente a chi la conosce di comprendere a quale livello si collochi un problema, un’affermazione o un’argomentazione, di leggere dentro le complessità, di generare soluzioni che contemplino una visione sia strategica che sistemica, di mappare le strutture dei campi di conoscenza, di costruire framework interpretativi. Faccio notare che per definizione la logica appartiene sia alle discipline hard (matematica, informatica…) che alle scienze del linguaggio, e quindi al mondo della relazione e della comunicazione.

Naturalmente, poi, una volta ben definito un problema (problem setting) la fase di “problem solving” e “decision making” richiedono, in alcuni casi, non solo competenze logiche, ma anche expertise di dominio.