Inganna la vanità per attraversare il conformismo

Ciò che conosciamo non desta attenzione recita un proverbio cinese.[1]
Uso parole nuove che racchiudono concetti nuovi. Ma bisogna comunicarli e li riconduco a modelli e strutture già note. Il ciclo si ripete: parole nuove, modelli noti. Ho l’illusione di essere contemporaneo ma do semplicemente una verniciata allo steccato di legno marcio.
È la vanità a spingermi verso il nuovo per l’ebbrezza di sentirmi esploratore; allo stesso tempo ho bisogno del riconoscimento per non sentirmi solo. Per sentirmi approvato.
Das Firmament blaut ewig und die Erde Wird lange fest steh’n und aufblüh’n im Lenz. Du aber, Mensch, wie lang lebst denn du? Nicht hundert Jahre darfst du dich ergötzen An all dem morschen Tande dieser Erde!
[trad.] Azzurro eterno è il firmamento, e la terra è destinata a lungo a stare immobile, e a rifiorire in primavera. Ma tu, uomo, ancora vivrai? Neppure cent’anni ti puoi trastullare con tutte le putride vanità di questa terra!
Inganniamo la vanità
Lascio che la scoperta si decanti nel mio orgoglio. Attendo che si stanchi nella frustrazione di non apparire. Lo sfianco a colpi di assenza di parole. Lo addomestico nell’esercizio del dubbio.
Allontanare l’orgoglio dal conformismo, vero status bestiale che mi avvolge come una tiepida coperta del riconoscimento.
Mi accorgo della valigia che pensavo piccola, solo perché la trascinavo. Elimino i puntini di sospensione perché è nel non detto che lascio aperta la porta all’interpretazione libera. Devo assumermi la responsabilità di quello che faccio e che studio: prima ancora essere responsabile del mio pensiero.
Non è uno status a fare la persona.
Una conoscenza superficiale è più dannosa dell’ignoranza [2]
[1] per approfondire si veda i 36 stratagemmi
[2] per approndire si vedano Il libro dei cinque anelli e Musashi di Eiji Yoshikawa
Originally published at lucacorsato.it on June 26, 2016.