La Ricerca è un assist

ma l’esistenza non è logica

Intro

Carlo Cipolla sintetizzò in un grafico:

Stupido = Colui che è dannoso per gli altri e per se stesso
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Allegro_ma_non_troppo.svg

ora vi invito ad un gioco: nella discussione sul post di Roberta D’Alessandro e relativi commenti provate a posizionare sul grafico le varie posizioni.

Cos’è la Ricerca

La Ricerca è un assist. Ho definito quelli che ne hanno fatto professione ricercatori di spazi mentali e di vita. Ma questi spazi sono utili?

Da imprenditore (vabbeh… dai… ancora ingenuo) ho sempre ritenuto la Ricerca fondamentale perché mi apriva spazi di curiosità e sfide applicative. Sono le classiche spalle del gigante. E ne ho conferma ogni giorno.

Quando come opensensorsdata applichiamo e pubblichiamo strategie commerciali, non lo facciamo a caso. Perché come scriviamo:

La ricerca (a prescindere dalla r maiuscola o minuscola) è necessaria sia per le fasi di sviluppo dei singoli progetti, sia per i cicli gestione; senza di essa è difficile valutare l’evoluzione dell’ecosistema di business –in cui ogni azienda, inevitabilmente, si trova ad operare.

Quindi il punto è: come si è in grado di finalizzare l’assist della ricerca?

Supercazzola e Conoscenza

Io sono curioso e mi diverto (in pochi mi sopportano…) a creare relazioni. La mia fortuna è che faccio impresa con amici più intelligenti di me e che — soprattutto — non sono avidi. In particolare mi abbevero alle capacità di Simone e Andrea che sono ricercatori a tutti gli effetti. Simone fuori dall’accademia mentre Andrea è un cervello in fuga.

Tutto facile? Per nulla! Avere a che fare con chi fa ricerca significa applicarsi a comprendere innanzitutto i percorsi, molto spesso caotici, che compiono le loro capacità. Andrea, ad esempio, ha scritto su Scetticismo e complottismo:

La conoscenza empirica che abbiamo è basata sulle nostre osservazioni e sulle nostre esperienze percettive del mondo. Questo mondo, di solito chiamato mondo esterno, in qualche modo causa in noi queste percezioni, E’ questa una delle ragioni per le quali, nonostante possiamo essere in disaccordo su cosa sia che causa queste percezioni, siamo d’accordo che questo mondo esterno esista. Alcuni scettici, invece, negano che possiamo avere conoscenza del mondo esterno. Come fanno? Negando le premesse in partenza. Negando, cioè, che le esperienze percettive possano essere una valida base per acquisire conoscenza.

e lo ammetto senza problemi: ho capito pochissimo!

Eppure alcune cose riesco a ricondurle nei processi produttivi aziendali.

La magia dell’assist

Per comprendere l’assist non basta guardare le statistiche. Un appassionato di base dell’NBA dirà che il maggior assistman è John Stockton, ma Magic Johnson viene ricordato di più perché la sua storia e le sue caratteristiche fisiche rendevano ancora più incredibili le sue performance

ed è interessante sentire quello che dice pure Sergio Tavčar:

ovvero, “era il giocatore che aveva l’arma totale, univa la fisicità di un giocatore di colore all’intelligenza calcolatrice di un caucasico” (la nadmudrivati, fare a gara a chi è più saggio).

L’assist è tale quando dal passaggio scaturisce un canestro. Magic Johnson riusciva a vedere spazi e giocatori che nessun altro vedeva

Ma aveva la fortuna di giocare con il più forte pivot di tutti i tempi: Kareem Abdul Jabbar, non solo forte di tecnica (il mitico Skyhook) e di fisico, ma anche di mente. È il miglior marcatore di sempre, grazie anche ad una carriera lunghissima (è del ’47 e ha giocato fino all’1989, quindi fino a 42 anni!), ma la domanda che in fondo si pone:

ha segnato così tanto perché era forte lui (ovvio) o anche perché giocava con Magic Johnson?

Hanno giocato assieme 10 anni (‘79-’80 — ‘88-’89) da quando Jabbar aveva 32 anni e l’unica cosa che si può dire è che probabilmente la presenza di Johnson ha consentito a Jabbar di prolungare la carriera. Ma sono solo ipotesi.

Resta il fatto che senza un realizzatore un passatore non produce assist.

La Ricerca è l’Impresa nella società

La società, stando nella metafora, è il campo da basket. Ci sono le squadre, i giocatori, gli staff. Se i ruoli in campo non sono distribuiti sulla parte centrale del grafico di Cipolla, allora non c’è nemmeno partita. Il sogno è siano disposti tutti nel quadrante in alto a destra, gli intelligenti, che producono vantaggio per se e per gli altri. Ma questo è impossibile se non per brevissime coincidenze.

L’auspicio è una mediana che concepisca la possibilità che un passaggio diventi assist. Che una ricerca diventi un’azione che produca impatto.

E questo ormai lo vediamo tutti i giorni.

Lo vediamo in Ray Kurzweil che è il capo ricerca di Google, in John Giannandrea che da esperto di AI diventa responsabile del core business di Google ovvero la ricerca… in Tim Berners Lee che ipotizza gli opendata.

Lo abbiamo sperimentato noi, nel nostro piccolissimo ambito, che per produrre un modello concettuale per armonizzare condivisione e sostenibilità economica dei dati, abbiamo fatto ricorso a Wiener e agli schemi di inferenza logica.

Senza la Ricerca noi, un’impresina, non avremmo mai potuto permetterci questi orizzonti.

Conclusione: L’esistenza non è logica

Ed ora vediamo un po’ come concludere. Perché questo titolo. Innanzitutto perché è il titolo di un eccellente testo di Francesco Berto, un filosofo citato dalla D’Alessandro, ma soprattutto un fio de Mestre. Piccola parentesi: D’Alessandro studia il linguaggio e provate a pensare quanto importante sia studiarlo nel momento in cui si applicano ricerche su contenuti scritti e strutturati secondo lingue e sintassi diverse.

Ma torniamo a Berto, perché lui scrive nell’introduzione

La storia di Vulcano e di Nettuno è molto istruttiva, perché esemplifica il fatto che l’esistenza o l’inesistenza di qualcosa può essere un problema, e un problema che viene risolto a posteriori: attraverso scoperte empiriche. E quando scopriamo che qualcosa cosa non esiste, o che esiste, magari mentre prima credevamo il contrario, è sempre di quella cosa che stiamo parlando. Come tutte le cose su cui ci informiamo a posteriori, la nostra conoscenza intorno all’esistenza di questo o quell’oggetto è molto limitata e fallibile: le nostre credenze in proposito possono cambiare e, soprattutto, rivelarsi false.

pertanto tutto quello che diciamo sulla Ricerca e attorno alla Ricerca è provvisorio. Come un passaggio. Può finire fuori campo, come incontrare una mano che spinge quel passaggio a canestro.

La sfida non è gongolare sulla nazionalità o discutere sulla validità di un ricercatore, ma cosa si può fare con la sua ricerca.

Berto, apre il suo libro con una citazione di Godfrey Harold Hardy, l’autore di Apologia di un matematico

Stare con la maggioranza non vale il tempo di un uomo intelligente. Per definizione, c’è già abbastanza gente per farlo.