Regata Storica di Venezia 2018

Capolavoro in Canal Grande

luca corsato
Sep 3, 2018 · 3 min read
Pronti via! tre barche in cavata

Mao e Ardit fanno 11 bandiere rosse e D’Este e Vignotto creano il capolavoro come non si vedeva dal 1988 quando vinsero Ciaci e Palmiro a 53 e 55 anni.

Ieri 2 settembre 2018 si rinnova l’apoteosi del remo e della forcola con le tre gare: caorline, mascarete e gondolini. Per chi è stato inumidito dalla voga veneta (tra acqua salata e alcol… che casso ti bevi acqua dopo ‘na vogada!) le gare delle Imperatrici e dei Maestri hanno qualcosa di magico. È difficile immaginare la fatica degli allenamenti quotidiani in acque che durante il giorno sono frustate dai motori, come è difficile considerare l’insieme complesso di coordinazione tra muscoli, occhi, cervello e materiali.

Forza, tecnica e classe delle Imperatrici

Alla domanda “quale sarebbe il tuo sogno?” Federico Buffa rispose “vorrei vivere 10 minuti nel corpo di Lebron per provare la sensazione di onnipotenza”, a me piacerebbe provare per 10 minuti a stare nel corpo di Giampaolo D’Este.

Posizione perfetta in barca e nella spinta

Come possa vogare così composto a quei livelli — dopo tre anni di assenza dalle gare — ha qualcosa di mistico. Che Rudy abbia vinto la sua 16 (!!) bandiera rossa è qualcosa di incredibile.

Non è incredibile solo la prestazione — da manuale della voga — ma come ci sono arrivati: due equipaggi nemici come D’Este-Ridolfi Tezzat VS Rudy e Igor Vignotto si sono fusi per vincere. Alcuni hanno storto il naso perché “così è troppo facile” ma evidentemente non hanno idea degli sforzi anche solo a sentirsi in barca. Soprattutto non hanno idea della voglia di vincere cattiva e feroce che hanno questi uomini e queste donne, come a piegare l’acqua dentro di loro e scaricarla sui remi.

Quelle di ieri sono prestazioni di eccellenza, di tecnica e agonismo, applicate a un’arte che sembra obsoleta, ma che racchiude l’assurdità di camminare sull’acqua. Dedicare quelle fatiche a vogare è totalmente anti economico e anti sociale: rispetto ad una città come Venezia che si accontenta di se stessa sfruttandosi e lamentandosi, questi vogatori hanno mostrato cosa significa eccellenza e dedizione. Quello che manca di questi tempi.

Meglio che in un balletto, D’Este e Vignotto salutano chi non è contento di vederli vogare assieme

Bonus track

Non pensavo di poterlo dire ma mi è mancato Nonno (con tutto rispetto) Ortalli e mi sarebbe piaciuto un commento di Vitucci con Igor (Vignotto) e qualche altro regatante: la voga è noiosa solo se la si rapporta ai nostri ritmi, ma il ritmo della vogata è più simile al respiro che all’ingozzarsi.

Vitucci in estatica adorazione del rito del remo

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