Uno, timeline e centomila

Auguri dalla schizofrenia dell’essere

È Natale 2015 e Il Social richiama vecchi post di Natali passati.

Auguri dai miei Natali passati.

Auguri dall’immagine di me che proietto sugli amici, che ho proiettato. O che la mia timeline ha proiettato. Su di me. Sulla mia necessità di esserci nella piazza dei post. La battuta, il video, la foto.

La corsa ad alimentare l’ego, la vanità di far parte di quell’1% di produttori originali di contenuti. Bah… e poi?

Non ripudio nulla. Anzi. Me ne assumo la responsabilità.

Di essere ciò che ho detto: “paraculi di se stessi”. Quella excusatio non petita (accusatio manifesta) che raccolgo in un “Ma”.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Giovanni_Bellini_St_Jerome_Reading_in_the_Countryside.jpg
Mentre credi di scusarti, ti accusi

Nell’epistola 4 scrive San Girolamo, e l’accusa è quella di credere di essere lo stesso della timeline. Non è una questione di nasi storti.

È la sottile differenza tra la difficoltà di tenere simili i due essere: quello della timeline e quello del corpo.

Non è facile convivere con la propria parte disincarnata. Non è facile sentire la volatilità del nostro incessante desiderio di persuadere.

Persuasione. Convincerci che siamo noi stessi.

Quindi: AUGURI dalle nostre timeline.

Dalle nostre coscienze separate.

Dagli spazi virtuali che non sono più così distanti: sono penetrati nella nostra percezione. Sono noi e ci invitano a feste serene da passare con le timeline dei nostri cari.

Viviamo per un post. Ci relazioniamo per un condividi.

È il 2015. Siamo in pieno Alto Medioevo e gli invasori sono alle porte.

Sono i nostri profili.