di Luca Di Battista

Luca Di Battista

Contrada Postilli, uno di quei posti dei quali si potrebbe dire tutto oppure nulla.

Un lembo di terra poco oltre il confine della mia cittadina che fa davvero poco per non sembrare il territorio di nessuno. Due rotatorie, due incroci e due file di case disposte un po’ a macchia e stipate a destra e a sinistra. Da un lato la ferrovia, dall’altro il mare.

Proprio dove le case lasciano spazio alla sabbia, al terreno incolto, ai rovi, ai reticolati in ferro ormai sghembi, ai mattoni in pausa, ai resti delle piccole case dei pescatori; si…


di Luca Di Battista

Faccio forza sui quadricipiti e mi piego sulle ginocchia.

- Dai Mario che pesi!

Dovrei reggerlo e invece barcollo mentre Mario cerca di sollevarsi sulle braccia impegnando anche l’altro piede in una fessura stretta e non esattamente vicina.

- Se non ce la fai possiamo tornarci domani, ci organizziamo, tanto a scuola finisco presto.

Non ne vuol sapere di andare via.


Luca Di Battista

Continuo a fissare il taglio sul medio della mano sinistra, un tentativo maldestro di tagliare una fetta di formaggio. Lo muovo sotto la luce dell’abat-jour alla mia destra. Un dito per una fetta di formaggio.

Uno slogan tout court per i posteri, penso.

Martedì ero a casa, martedì era un buon giorno, non potrebbe essere ancora martedì? Eppure sono lì. Spalmato sotto chili di lenzuola bianche, piumini e ancora lenzuola.

Sono lì dicevo, sono lì tra le coperte e il soffitto a travi.

Bisogna nascerci con la convinzione della propria solitudine; in fondo, credo, ci sia chi nasca per poter…


Luca Di Battista

Quello che non so ha quattro lati e una finestra, il più delle volte è nascosto dietro una tenda, grida vendetta, mangia kiwano e pitaya, ascolta, ripete e sussurra.

Quello che non so dorme a terra, ti abbraccia forte ma non resta.

Quello che non so è un mal di pancia, una doccia fredda, un can che abbaia ma non morde.

Quello che non so non può essere solo in un vocabolario, in una libreria, eppure l’ho già letto.

Quello che non so è in un cratere, ha le guance rosa e le sue labbra nascondono nuvole bianche.

Quello che non so si alza presto, corre tanto ma non è stanco; stringe la mano e fissa molto poi dipinge un cerchio.


A volte non sento il peso che mi tiene ancorato a terra, sebbene la sabbia sia umida e fredda.

Di notte poi si toglievano i legni dalle sdraio, la luna unico confessionale possibile.

Uno straniero griderebbe il suo nome. Uno straniero batterebbe sul petto.


Luca Di Battista

C’è un uomo che scrive nella penombra di un neon arancione scurissimo.

Incrocia i piedi su uno sgabello di legno, di quelli alti a tre piedi. Il suo è il quarto da sinistra che compone una fila di cinque. Poggia gli avambracci sul tavolo e continua a leggere e prendere appunti di fronte a una vetrata enorme.

Non alza mai lo sguardo, nemmeno quando qualche minuto prima gli passo di fronte sul marciapiedi, nemmeno quando contratto con il barista un aiuto per il mio telefono a corto di batteria.

Il bar sarebbe anche chiuso ma ci sono ancora pochi clienti…


Luca Di Battista

«Devi batterla forte. La voglio lontana, oltre la rete che delimita il campo, oltre la strada dei vicini, lì in mezzo agli alberi del parcheggio vicino alla stazione dei vigili. Sai che soddisfazione un fuori campo? Sai quanto ci tiene tua madre? Sai quanto ci tengono i tuoi compagni? E il mister? dove lo metti il mister!? Voglio sentire un boato solo un boato, intesi?»

«Papà con un colpo dei miei non occorrerà mettere forza, provo a tenere bassa la linea»

«Non c’è linea. C’è una mazza, una palla e dell’erba secca. Fa caldo e non ho voglia di ripetere…

Luca Di Battista

Vivo a Ferrara ma senza impegno dove insegno e continuo ad occuparmi di illustrazione e scrittura. www.lucadibattista.com

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