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Ciao Matteo,

non penso che questa lettera ti arriverà mai, ne’ che tu mi risponderai, ma vorrei scriverti due righe, perchè secondo me stai sbagliando tutto e mi farebbe piacere dirtelo.

Faccio una premessa: sono un po’ più vecchio di te, ma direi che facciamo parte della stessa generazione. Vengo da una formazione politica sicuramente più “a sinistra” della tua, ma penso che abbiamo molto in comune. Facciamo entrambi parte di una generazione per cui il mito della rivoluzione era estinto da anni. Non mi sono mai riconosciuto nelle analisi marxiste della società e ho sempre pensato che il succo della politica sia quello di cambiare piccoli pezzi di realtà con sano pragmatismo. Mi occupo di tecnologia, per lavoro e per passione. A 30 anni ho fondato una start-up, poi confluita in una realtà più grande e non ho certo il mito del posto fisso. Ho fatto volontariato, come te, e come te ho persino partecipato ad un quiz televisivo.
Insomma: penso che ci siano fra di noi affinità di linguaggio e persino di impostazioni.

Nel 2013 avevo votato per te alle primarie del PD (più esasperato dall’insipienza della “vecchia guardia” che ti proponevi di sostituire che per affinità con i tuoi programmi) e ho salutato con moderata speranza la tua ascesa alla guida del paese, auspicando che per lo meno su alcuni temi (primo fra tutti la riduzione delle spese della politica, il sostegno all’innovazione, la riforma scolastica) avresti potuto portare una ventata di novità.

Giorno dopo giorno la tua proposta politica è però appassita. Hai sprecato tre anni di questo paese inseguendo politiche e battaglie che non hanno portato a risultati.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il primo elemento di questa caduta, si è visto con il bonus degli 80 euro. Una specie di elemosina elettorale (per altro mal congegnata come si è visto per quelle centinaia di migliaia di persone che l’hanno dovuto persino restituire perchè scarsamente occupate durante l’anno) che non ha portato a nulla e ha contribuito a portare via risorse che potevano servire a molto altro.

L’altra grande delusione è il Job Act. Anzichè disegnare un panorama del mondo del lavoro che offrisse maggiori opportunità ai giovani di questo paese (ma anche ai 50 enni disoccupati), hai condotto una battaglia ideologica sull’Art. 18, avvallato un uso ancora più intensivo dei vaucher e varato una politica di incentivi a termine che hanno solo “drogato” temporaneamente i numeri dell’occupazione per poi lasciare solo il vuoto. Insomma anche qui una riforma più di immagine che di sostanza e che non ha inciso sul vero grande tema del mercato del lavoro in Italia, il cosiddetto cuneo fiscale. Sono socio di una media azienda, e so che per pagare 1200€ a un neo assunto tutti i mesi ne devo sborsare (compresi tasse, oneri previdenziali, addizionali regionali e comunali etc..) quasi 2500. Che il problema fosse questo lo dimostrano i dati sulle assunzioni (crollate quando gli incentivi che riducevano questo divario sono finiti) ed è un tema noto da tanto (l’unico ad andare in questa direzione fu il primo governo Prodi, da allora solo silenzio).

Per non parlare poi della Buona Scuola, il cui titolo — tecnicamente — è un ossimoro rispetto ai contenuti della legge. Anche in questo caso ci si è concentrati su aspetti puramente di immagine (tipo il preside manager) e non sulla sostanza. Abbiamo potenziato gli organici delle scuole mandando insegnanti d’arte a istituti che richiedevano docenti di informatica o scienze. Abbiamo introdotto il vergognoso istituto dei contributi volontari, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. La scuola pubblica è peggiorata — e molto — in questi tre anni. Prova a chiederlo a tua moglie, che so che insegna. Sono sicuro che anche lei potrebbe darti qualche buon consiglio.

Sulle Banche — diciamocelo — hai fatto un disastro. Oltre a mandare sul lastrico tanti risparmiatori di Banca Etruria e consimili, hai ostinatamente evitato di intervenire sul Monte dei Paschi (per questioni di calcolo elettorale) rendendo ancora più drammatica la situazione del terzo grande gruppo bancario Italiano.

Taccio poi sulla “grande riforma” elettorale e costituzionale. Una roba imbarazzante ed inaccettabile che con la scusa di conoscere il giorno delle elezioni chi avrebbe governato il Paese, di fatto avrebbe potuto consegnare ad una esigua minoranza nel paese (probabilmente i 5 stelle, per altro) un potere enorme e non controllato.

E tutto questo sempre fatto con arroganza, con il piglio dell’uomo che non deve chiedere mai (come recitava uno spot che forse ricordi), apostrofando chiunque esprimesse un pensiero diverso di epiteti che andavano dal “gufo” al più mussoliano “disfattista”. Circondato da figure di secondo piano impreparate e spesso scelte più per la loro capacità di resa nei talk show che per le effettive capacità tecniche ed amministrative.

Ovviamente nulla si è fatto in questi 3 anni sul fronte di quella che un tempo a Sinistra era nota come “questione morale”. Le leggi per contrastare la corruzione sono state annacquate, le varie “spending review” sono state rimandate sine die, i provvedimenti per intervenire sulle municipalizzate mai attuali (non volevi scontentare i potentati locali che nel frattempo erano diventati tutti renziani?). Hai proposto solo l’abolizione delle province e dei seggi senatoriali, misure che in totale valevano per ogni italiano una riduzione di spesa pari a un paio di caffè all’anno.

Da difensore dei diritti civili ho salutato positivamente la legge CIrinnà, certo. Che comunque concede troppo poco e troppo tardivamente. Ma anche qui: temo che più che un vero convincimento sia stata un’operazione di immagine. Tanto per fare qualcosa di sinistra.

Per carità questa è una mia analisi personale, opinabile come tante altre, ma se — pragmaticamente — devo giudicare questi tre anni di governo dai risultati non riesco che a vedere un deserto.

E così sono diventato uno dei tanti astensionisti. Non è stato facile per me. Ho sempre pensato che la non scelta sia una delega in bianco. Ma l’offerta politica di questo paese non mi ha lasciato altra scelta. Di sicuro non volevo votare per te, per questo PD, per queste politiche. I 5 stelle non mi sono mai sembrati affidabili e non mi ha mai convinto la commistione fra un movimento, un azienda di comunicazione digitale (la Casaleggio e Associati), un comico bravo solo a sparare slogan, spesso poco documentati e veritieri. A sinistra del PD si muovono i sette nani, ciascuno teso a coltivare il proprio orticello. Mi sta simpatico Pippo Civati, lo ammetto, ma la sua non mi pare una posizione spendibile sul “mercato politico” attuale. La destra ovviamente non l’ho mai considerata.

Oggi vivo molto dall’esterno le polemiche interne al PD. Non mi appassionano molto ne’ i tuoi tentativi di risolvere la politica ad un plebiscito su di te, ne’ i vecchi riti della minoranza che richiede conferenze programmatiche.

A me francamente non interessa chi va alla Segreteria o persino chi candiderete come premier. Non mi interessa un partito così. Sopattutto perchè — in questo casino di 11 correnti interne tutte in fibrillazione — non ho ancora capito quali politiche vengano proposte dal PD, dalla sua maggioranza così come dalle innumerevoli ali di minoranza.

Cosa proponi Matteo ai giovani che non trovano lavoro e che — studi alla mano sulla diffusione della robotica e dell’intelligenza artificiale — avranno sempre minori possibilità di occupazione?
Cosa proponi per far funzionare il well fare state (sempre che tu non voglia bollarlo come fece Monti a suo tempo come un “sogno del 900 oggi non più sostenibile”)?
Non ti sfiora l’idea che se si fanno largo tante proposte “populiste” è perchè questo PD e il tuo governo non hanno dato risposte alle tante persone che vedono il proprio orizzonte meno stabile, meno sicuro, più incerto e preoccupante del passato?
Non ti viene in mente che non hai solo sbagliato nel “personalizzare il referendum”, ma proprio la linea politica, la direzione in cui stavi andando?

Matteo, con tutto il rispetto, del tuo futuro politico a me non interessa nulla. Sei un ragazzo intelligente, in gamba, sono sicuro che anche in campi diversi dalla politica te la caveresti.
Inventati qualcosa che dia sostanza alla richiesta di cambiamento che arriva dalla società, oppure, semplicemente vattene via e lascia la mano a qualcun altro. Possibilmente non a D’Alema e accoliti, che su quel fronte abbiamo già dato.

Così come mi importa ancor meno dell’unità del PD. E’ un partito per me così invotabile che o si trasforma radicalmente o prima sparisce dalla scena politica meglio è.

Seriamente: che vuoi fare? Vuoi un congresso che ti consacri leader, per poi andare ad elezioni con una legge proporzionale in cui non vince nessuno? Vuoi sfruttare le attuali leggi elettorali monche per fare poi una coalizione di governo con Verdini e Berlusconi (sempre che ti bastino i numeri)? E per fare cosa poi? Continuare la tua azione di governo che non ha portato un risultato concreto che sia uno? E’ questo il grande disegno politico che proponi? Non nasconderti dietro altri slogan (tipo “la minoranza PD vuol fare una scissione per questioni di calendario”), dai un’orizzonte politico alla tua attività, se ne sei capace. Altrimenti vai a fare altro. Secondo me saresti un ottimo intrattenitore televisivo. Pungente, sarcastico, di battuta pronta. In qualche rete tv ti prenderebbero di sicuro. E magari avresti più opportunità di soddisfare il tuo bisogno di notorietà mediatica e persino il tuo portafoglio.

Un saluto,

Luca

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