Liberami, di Federica Di Giacomo

“E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen”

Federica Di Giacomo sembra averci proiettato in un mondo distante nel tempo e nello spazio. La Sicilia che vediamo in Liberami (vincitore di Orizzonti al 73° Festival di Venezia) è, infatti, terra di superstizioni ottocentesche e riti tribali. Tra le canoniche imbiancate di fresco e le messe in latino, tra i rosari delle anziane vestite di nero e le immagini del Sacro Cuore Sanguinante di Gesù, l’occhio dell’autrice rende finalmente manifesto un universo parallelo, ben visibile ma che per troppo tempo abbiamo fatto finta di non vedere. La Palermo di Padre Cataldo, l’anziano prete esorcista acclamato e atteso come una rockstar, non è molto lontana dalla Roma in cerca delle Olimpiadi o dalla Milano proiettata verso l’Europa. Eppure, forse ingenuamente, troviamo cosi impossibile affrontare il dolore sincero, la paura e il bisogno di centinaia di disperati, pronti a sottostare all’umiliazione di rituali quasi improvvisati per estirpare da loro il Demonio. Dimentichiamoci il film di William Friedkin e i tanti epigoni del filone possession-horror che hanno invaso il nostro immaginario. Quelle pellicole sono distanti dalle voci camuffate, dalla posticcia ostentazione e dalle convulsioni degli eccitati posseduti della Di Giacomo. Le loro urla atroci, più a farci credere nell’eterna lotta tra Cristo Redentore e Satana Immortale, ci mettono di fronte l’oblio osceno della psiche umana, qui stressata in alcune delle sue degenerazioni più estreme. La regista, però, con uno sguardo impietoso ma pieno d’umanità non stigmatizza, non costruisce alcun reportage di presunzione illuminista per smascherare truffatori o impostori.

La donna che urla durante le preghiere, la ragazzina che sputa sull’acqua santa o il tossico disperato nel suo tormento da perseguitato, sono personaggi attraversati da un reale e sincero terrore sacro. Anche i preti grassi dalle movenze incerte, ci sentiamo di dire, sono mossi dalla stessa arcaica vera fede e dalla pura convinzione di essere soldati di Cristo, crociati in una guerra concreta. Nel racconto di questa follia, la Di Giacomo ha l’intuizione geniale di immergere le sue assurde vicende e i suoi surreali personaggi in atmosfere e situazioni che sono figlie letterarie del Cinema di Franco Maresco. Le traiettorie di Liberami, dunque, diventano sempre più grottesche, suscitando risate sgomente (l’esorcismo per telefono) e sospiri sconsolati (la donna che rifiuta le cure mediche per affidarsi alle diagnosi degli esorcisti). Quando, alla fine, siamo quasi convinti di aver appena assistito ad uno spaccato etnoantropologico su un mondo dimenticato, all’improvviso, sulle note di Lose your soul, il messaggio della regista ci travolge. Statistiche e dati delle più grandi città europee ci trascinano a forza nel reale: il diavolo (dell’ignoranza) non è così lontano da noi. “You’re gonna lose your soul, tonight“.

Originally published at www.sentieriselvaggi.it.