“108 metri. The new working class hero”

Appunti dopo la lettura dal nuovo libro di Alberto Prunetti

Luca Martinelli
Apr 16, 2018 · 2 min read

Ho chiuso dopo tre giorni di appassionata lettura “108 metri”, il nuovo libro di Alberto Prunetti.
Nel farlo, non posso fare a meno di chiedermi se è il romanzo di una generazione, una fiction — la definisce così l’autore, ne scrivono a lungo qui i Wu Ming — che nasce da un diario, perché è il frutto degli appunti presi in un anno e mezzo di lavoro (umile) in Inghilterra, frullati con una coscienza di classe, quella operaia, in cui Prunetti è nato.

Personalmente, credo che sarà così, che per la ricchezza della lingua e la ricercatezza stilistica questo libro possa diventare un “classico”. È letteratura, un libro che da far leggere in futuro (diciamo nel 2065) a chi vorrà comprendere che cosa ha attraversato l’Italia negli anni Dieci del Ventunesimo secolo, la crisi infinita, la fine di un ciclo che è economico, sociale e culturale (e qui è rappresentato dallo spegnimento dell’altoforno dell’acciaieria di Piombino). Mezzo secolo dopo, la Maremma ha un nuovo grande narratore.

Dentro “108 metri” ci leggo il dramma vero di una generazione, quella nata tra gli anni Settanta ed Ottanta, che è la mia e quella di Alberto, che nonostante il liceo o una laurea difficilmente potrà aspirare a una posizione meno precaria e più “protetta” di quella dei propri genitori: l’ascensore sociale che s’è rotto.
C’è dentro anche la difficoltà e la fatica di comunicare, che vive spesso chi prova a scegliere una professione non manuale, all’interno di una famiglia operaia o comunque operosa della campagna toscana (ma non solo in quella).
C’è poi il lavoro sfruttato, quello di Alberto nei cessi di uno shopping mall, nelle disastrate cucine inglesi ma anche nei campi, a raccoglier lamponi, che non è troppo diverso da quel lavoro schiavo imposto ai migranti raccoglitori nelle campagne dell’Italia intera.

E c’è, sullo sfondo, il ritorno del fascismo e del fanatismo, quello che uccide la deputata laburista Jo Cox, contraria alla Brexit, un prodotto evidente del capitalismo, figlio del rancore delle classi più deboli, gli sconfitti della globalizzazione, che nessuno ha più ascoltato né capito. Almeno in Italia e in Europa. Dove molti scelgono di vivere, purtroppo, chiusi al confronto con l’altro. Alla comprensione dell’altro. Scrive invece Prunetti: “…se non fossi andato per il mondo, non avrei capito niente della mia storia, della mia parte. E se non si capisce nulla, a cosa servono le mani fini dei privilegiati?”.

    Luca Martinelli

    Written by

    Giornalista professionista. Mi occupo dell’ufficio stampa della Strategia Nazionale Aree Interne. Appassionato di vini naturali, collaboro con GluGlu Wine

    Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch
    Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore
    Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade