Francesco Totti c’era…

Francesco Totti c’era… il giorno della mia prima comunione. Maggio 1999. Ricordo che aveva piovuto la mattina ma che poi era uscito il sole, era una bella domenica primaverile. A casa ho ancora le foto di me a dieci anni vestito per l’occasione con il saio bianco, anzi bianchissimo: la più grande preoccupazione di mia madre era che non lo sporcassi perché la volta dopo sarebbe toccato a mio cugino. Dopo la cerimonia era previsto il pranzo con parenti e amici in un ristorante poco fuori Roma, a Grottaferrata: la mia più grande preoccupazione era che ci fosse un pallone e uno spazio dove giocare. Quello stesso giorno all’Olimpico c’era Roma-Cagliari. È la prima Roma di Zeman, in campo ci sono Konsel, Tommasi, Paulo Sergio, Di Francesco, Candela, Cafu, Delvecchio. Francesco Totti aveva 22 anni e giocava in una Roma da spettacolo, la prima di tante altre in cui sarebbe stato protagonista, e da qualche mese indossava la fascia di capitano che gli aveva consegnato Aldair qualche mese prima. Quella partita finisce 3–1e Francesco Totti apre e chiude le marcature. Ha sempre il colletto alzato: quanto è romantica la divisa di quell’anno, quella della Diadora con i lupetti sulle maniche. Il ristorante non aveva il televisore, gli aggiornamenti arrivavano dalla radiolina che aveva portato mio zio. Alla fine il saio si è sporcato.

Francesco Totti c’era… il giorno della prima delusione calcistica. Estate del 2000, Europeo in Belgio e Olanda. Ho ricordi abbastanza confusi sui Mondiali del 1998 finiti sulla traversa di Di Biagio, ma gli Europei del 2000 me li ricordo eccome. C’erano Albertini, Maldini, Pessotto, Di Livio, Del Piero, Inzaghi. Se non sbaglio, era l’estate del passaggio dalle elementari alle scuole medie. Ricordo il gol di testa di Francesco Totti nella seconda partita del girone contro i padroni di casa del Belgio. Ho ancora vivida l’immagine dal televisore che mio padre portava in terrazza quando mangiavamo fuori, ricordo perfettamente il suo numero 20, quel tuffo di testa per l’1–0 e l’esultanza con la panchina dopo il gol. Poi ricordo il cucchiaio su rigore in semifinale contro l’Olanda . Purtroppo ricordo benissimo anche le mie lacrime al termine della maledetta finale di quella edizione. Avevo 11 anni e in attesa dell’amore, quella è la prima grande delusione che ricordi. Qualche anno più tardi dopo la vittoria del mondiale, sono tornato con la mente a quella sera: lo vedi che quando ha il numero 10 vinciamo.

Francesco Totti c’era… quando ho conosciuto il primo amore. Tra un campionato e un mondiale, la voce che cambia e il debito in inglese, entro in quel fantasmagorico periodo che è l’adolescenza e scopro cosa è l’amore. Era la stagione 2006/2007 e così, mentre io me la vedevo con le prime farfalle nello stomaco, Francesco Totti segnava reti su reti sempre con quella maglia, sempre con quel numero dieci addosso e sempre con quella fascia al braccio, fino alla scarpa d’oro. Con lui giocavano Mancini, Mexes, Panucci, Pizarro, Montella, Chivu, De Rossi, Perrotta. E così come quella storia d’amore, a distanza di anni restano impressi i singoli ricordi, belli o brutti che siano: il gol alla Sampdoria, il doppio passo di Mancini e la notte di Manchester, la pirotecnica finale di coppa Italia. Sempre con lo stesso unico comune denominatore: la Roma, certo, ma quella Roma, come ormai è consuetudine, sinonimo di Totti. E mentre quella prima storia d’amore finiva, Francesco continuava a scrivere la storia della squadra della sua e della mia città. Io intanto mi iscrivevo all’università.

Francesco Totti c’era… alla mia laurea. Anno 2012, più precisamente dicembre. È di nuovo la Roma di Zeman, ma è anche la Roma degli americani, la Roma del progetto e come ovvio la Roma di Totti. Francesco è sempre là: ha 36 anni ma le voci sul ritiro sono ancora dei lontanissimi sussurri in lontananza perché con il tecnico boemo sempre aver ritrovato una seconda giovinezza. Adesso nella Roma giocano Osvaldo, Lamela, Pjanic, Balzaretti, Burdisso, Florenzi, Torosidis, Stekelemburg e sempre De Rossi. La settimana della mia laurea triennale si gioca Roma — Fiorentina all’Olimpico e quel ragazzino con il numero 10 è il migliore in campo. Sigla i gol numero 220 e 221 con la maglia della Roma e l’assist ad Osvaldo per il definitivo 4–2. Ho ancora altri due anni davanti a me da passare tra libri ed esami, lui quella sera sembra averne ancora molti di più da passare su un campo da calcio.

Francesco Totti c’era… il mio primo giorno di lavoro. Siamo arrivati ai giorni nostri. Io ho finito anche la magistrale, qualche lavoretto qua e la, un paio di mesi passati a Londra, un altro paio dall’altra parte del mondo in California. Ho cambiato taglio di capelli, scooter e un paio di ragazze, qualche amico è andato via, qualcun altro invece è arrivato, c’è qualche serata a fare le ore piccole in meno e qualche piccolo acciacco in più. Il numero 10 della Roma però è ancora lui: come il giorno della prima comunione, come quello della prima grande delusione , come quando ho conosciuto il mio primo amore, come quando mi sono laureato. E come quando ho iniziato il mio primo lavoro “serio”. Infatti lo scorso settembre ricevo la conferma che di lì a poco sarei entrato per la prima volta a lavorare nella redazione di un giornale. Francesco Totti da lì a qualche giorno avrebbe tagliato il traguardo delle 40 candeline. Non porta più il colletto alzato e la divisa è ormai una traspirante muta Nike, ma il taglio di capelli è molto simile a quel pomeriggio di maggio di 20 anni prima. Adesso gioca con Nainggolan, Strootman, Perotti, Salah, Dzeko, Rudiger, Manolas, Szczesny, sempre Florenzi, sempre De Rossi. C’è Roma — Sampdoria: assist a Dzeko á la Totti e gol su rigore per la vittoria finale all’ultimo minuto. Certe cose non cambiano mai.

E invece sì. L’annuncio di oggi ha solo confermato quanto tutti sapevamo da tempo che sarebbe successo, da ben prima della conferenza stampa di Monchi e dal rinnovo dello scorso anno. Lo abbiamo sempre saputo, lo sapevamo da quando ha indossato la maglia della Roma per la prima volta, da quel lontanissimo 28 marzo del 1993 (da ascoltare la radiocronaca di Alberto Mandorlesi: a distanza anni fa impressione quanto sia stato profetico nel definire l’esordio di Francesco Totti “un fatto storico”). Dovevo ancora compiere 4 anni, ora ne ho 27, in questi 24 anni ho sempre allontanato l’idea che sarebbe accaduto, o almeno ci ho provato come tanti altri (su cosa voglia dire crescere con Francesco Totti vi rimando a questo commovente articolo di Francesco Costa per Undici).

La scorsa estate ho letto un brevissimo racconto di un nonno che nel 2080 raccontava a suo nipote del trasferimento di Pjanic alla Juve avvenuto molti anni prima, quando lui era molto giovane. Il racconto si chiude così:

<<Nonno ma oggi Totti gioca?>>

<<Vediamo come si sente?>>.

Non si sa mai un ripensamento…