Siamo venuti ad adorarlo

Luca Rubin
Jan 6, 2018 · 2 min read

Siamo venuti ad adorarlo (Mt 2,1–12)

Un mappamondo, un viaggio molto articolato e pieno di imprevisti. Il vangelo di oggi è una pagina molto dinamica, e i protagonisti non sono i magi, queste persone non ben identificate (non son tre e non son re, ci informa una filastrocca, giusto per sgomberare ogni dubbio); loro, i magi, si sono messi in strada per un unico motivo, e loro stessi ce lo dicono: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». Il motivo dei loro studi, il mettersi in viaggio, il ricercare la stella e il luogo, sono tutte espressioni di un desiderio: adorare il Signore.

Cosa vuol dire adorare? E’ un termine molto usato negli affetti (il mio adorato figlio, la mia mamma adorata, ecc), ma cosa significa? Ad orare: mettersi la mano davanti alla bocca, per l’ammirazione e lo stupore. E’ un gesto che ancora oggi compiamo molto spesso. Adorare significa fare silenzio, tapparsi la bocca e sgranare gli occhi davanti a un mistero grande come quello dell’incarnazione. Questi magi davanti a un bimbo si inginocchiano, chiudono le loro bocche, e i loro occhi non scrutano più i cieli e le stelle, ma riposano negli occhi del Figlio di Dio, il loro viaggio li conduce a Betlemme, luogo povero ed essenziale, dove si rivela tutto l’amore di Dio per Suo figlio, per tutti i suoi figli.

Come non ad-orare, come non offrire il proprio silenzio adorante e rendere i propri giorni il luogo perfetto dove manifestare (questo significa Epifania) la cura premurosa di Dio Padre per la mia vita? I magi dopo aver adorato il Signore donano qualcosa: dopo aver donato le loro energie, i loro studi, le fatiche e gli imprevisti del viaggio, dopo aver donato se stessi nell’adorazione, donano qualcosa di concreto. I magi vogliono comunicare al bimbo di Betlemme che la loro adorazione non finisce quando loro si volteranno e riprenderanno il viaggio di ritorno: quell’oggetto sarà lì a dire concretamente che il bene vissuto rimane per sempre, non se lo sono inventati, è ormai parte della propria esperienza umana e spirituale.

Epifania, manifestazione di Dio: il nome di questa festa diventi il senso dei nostri passi. Dio è vicino, è qui.


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