
Cosa mi sono portata a casa da SIGEP 2016
Quest’anno ho partecipato al mio primo SIGEP da designer e non da figlia di (gelatieri). Il Sigep è la fiera della gelateria e pasticceria per eccellenza, un concentrato di dolcezza e confusione all’italiana, a cui mi sono affacciata per la prima volta da professionista.
Pochi giorni di presenza a Rimini, ma tanti chilometri percorsi tra stand e stand, mi hanno fatto tornare a casa con un po’ di idee in testa, e qualche considerazione politicamente scorretta.

1. Non c’è posto più vuoto dei bagni delle donne in una fiera nei giorni di cantiere.
Seriamente: il nulla, che neanche quello della Storia Infinita.
C’è da dire che ho imparato più trucchi di fai da te in un giorno, con un gruppo di muratori calabresi che indue anni di letture su blog di casalinghe statunitensi.
Il trucco è facile: accetti la Moretti alle 11 di mattina, e poi sei una del gruppo.
2. VeganOk, però #1
Oramai tutte le aziende hanno le loro linee Vegan, ma non siete obbligati a comprarle. Sul serio, quella vegan è un’etica, non una ricetta o un espediente commerciale: se non ci credete davvero, il gelato vegano non producetelo. In famiglia per esempio ci crediamo, e lo facciamo, ma nulla si improvvisa.
Continuate a fare ricerca e innovazione con il gelato tradizionale, va benissimo così. Se comprate un semilavorato “vegan” da una multinazionale che produce anche roba super chimica, la filosofia vegana non la state approcciando proprio nel modo giusto, per quanto sia dairy-free, e di moda.
Non ve lo dico da vegana (che non sono), ma da consulente: se non è nell’animo della vostra attività, preferire la coerenza al bollino: ne guadagnerete in credibilità e vi risparmierete delle sonore figuracce.
3. Black is the new black
Nero, nero ovunque in quanto ad arredi. Si era già capito ad Host 2015, ce lo conferma il SIGEP 2016: il nero abbinato al cibo nel 2016 andrà per la maggiore, tra fotografia e interni.
Il mio animo un po’ darkettone e minimal ne gode immensamente, ma già temo le gelaterie simili ai night che vedremo in giro nei prossimi tempi.

4. No show cooking no party.
Non ho una foto che vi documenti la folla di ragazzine urlanti durante uno degli show del caro Ernst Knam, perché sono bassa e sarebbe stata semplicemente un’ istantanea di giubbotti e capelli, ma potete farvene un’idea.
L’alimentazione oggi è spettacolo, c’è in corso la gentrificazione del laboratorio artigianale: tutto perfetto, pulito, in ordine, irreale.
5. VeganOK però #2
Al convegno VeganOk ho sentito cose molto interessanti, ma anche molte affermazioni dozzinali e approssimative, e questa cosa mi ha fatto abbastanza arrabbiare. Perché lo snobbismo non porta da nessuna parte, indipendentemente dal fatto che le convinzioni esposte siano giuste o sbagliate. Non dirmi che è “evidente” il nostro dover evitare di mangiare carne perché, cito: “Se metti una mela e un topo morto davanti a un bambino piccolo, è evidente che sceglierà la mela”.
Già. L’hanno detto.
Allora mettiamogli davanti una mela e una coppetta di gelato con doppia panna, e vediamo se l’essere umano è fisiologicamente portato a mangiare la frutta o il gelato.

6. Se curi una fiera da sola, l’esaurimento è dietro l’angolo.
Mettilo in conto. Io, che sono notoriamente un’ottimista kamikaze, l’avevo immaginato sì, ma non proprio conteggiato, e ora, alla fine di questo SIGEP2016, devo mettere un paio di occhiaie in più e di diottrie in meno sulla bilancia.
Sbagliando s’impara: lo stand per il SIGEP 2017 ho iniziato a progettarlo l’ultimo giorno di fiera insieme al cliente: in 365 giorni potremmo farcela a non finire tutto all’ultimo, ma solo perché il 2016 è bisestile.