Sbagliare è la cosa più bella del mondo.

La mia maestra delle elementari, quando commettevamo un errore ortografico, tagliava la pagina intera con delle forbici enormi, e ci imponeva di riscrivere tutto da capo. È la stessa persona che mi ha fatto innamorare del disegno e della lingua in cui scrivo, per cui le vorrò sempre bene, ma in quel modo non ci ha permesso di imparare a convivere con gli errori. Rimuovere e ricominciare, nella vita reale, non è possibile. Le pagine si possono voltare, a volte, ma mai togliere.

All’incirca un anno fa ho comprato il libro dell’adorata Keri Smith, il “Piccolo Manuale dei Grandi Sbagli”, anzi due: una copia per me, l’altra regalata. La mia copia è rimasta per quasi un anno su una mensola, incastrata tra un “non ho mai tempo” e un “domani comincio, e ci scrivo pure un post sul blog”.

Domani, oggi per chi legge, è il mio compleanno, e inizio a scriverci, finalmente. Per questi 28 anni mi regalo un momento per sbagliare, per lasciarmi guidare dal caso. È diventando grande che ho capito quanto sia naturale e importante farlo, il prima possibile, un sacco di volte, per poter andare avanti. Fail again, fail better, direbbe il caro vecchio Beckett.

Quando penso al mio lavoro, che amo, all’impegno, alla passione e alle incazzature che ci metto per rendere il design che pratico più “human centered”, penso proprio a questo.

Progettare in maniera umana è capire che nulla sarà perfetto, ma sempre migliorabile. Progettare in maniera umana è accogliere gli errori come un tesoro, e non come un ostacolo.

È concedersi la possibilità di sbagliare, di non saper fare, di dover chiedere aiuto. Io sto imparando a farlo, con fatica, ma sto imparando a farlo.

“Done is better than perfect”, mannaggia a me che non l’ho ancora scritto a caratteri cubitali sulle pareti della cucina, ma anche “Dimme er Pantheon nun me dì a’ Rotonda!” ovvero: niente giri di parole per paura che quelle dirette non siano quelle giuste.

Per il mio genetliaco mi sto regalando questo: iniziare a fare due cose che mi ripromettevo da tanto, ovvero scrivere su Medium e il libro della Smith.

A chi è arrivato a leggere fin qui, invece, offro uno stupido post come promemoria per gli sbagli.

Un errore è solo una possibilità inaspettata. Non abbiate paura.