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Lenzuola

Tiro su la gonna.‭ ‬Da piccola non ho mai imparato,‭ ‬anche se teoricamente è più facile.‭ ‬Continuo a tirarla giù,‭ ‬come si fa coi pantaloni.‭ ‬Un lunghissimo capello mi è rimasto attaccato alle grandi labbra,‭ ‬fluttua appeso nel vuoto.‭ ‬Vorrei tirarlo via,‭ ‬ma mi cadrebbe la gonna sul pavimento bagnato.‭ ‬Allora lo guardo mentre oscilla traslucido,‭ ‬colpito dal primo getto di urina,‭ ‬e torno a letto.‭

Sotto le coperte è rimasta impressa la fantasia a losanghe del coprimaterasso di spugna.‭ ‬Da quando è morta sua madre,‭ ‬lui lo usa come lenzuolo.‭ ‬Non conosce la differenza.‭ ‬Tiro indietro le coperte più del necessario,‭ ‬per far uscire il gatto che ci si è nascosto sotto mentre cercavo di rifare il letto e mi ci infilo.‭

Ho i piedi gelati,‭ ‬come al solito.‭ ‬Mi dice sempre che sembro morta e ormai,‭ ‬quando lo dice,‭ ‬riesco anche a non pensare a sua madre.‭ ‬I piedi spariscono in fretta sotto le lenzuola,‭ ‬portandosi dietro una gamba piena di lividi.‭ ‬Il grappolo verde sulla coscia destra è il ricordo dell’ultima volta che ho bevuto.‭ ‬Sopra,‭ ‬sulla stessa coscia c’è un morso violaceo,‭ ‬si riconoscono le arcate dentali.‭ ‬Mia madre se ne accorgerebbe subito,‭ ‬li riconosce sempre.‭ ‬Sta zitta e sorride.‭ ‬Sulla coscia sinistra,‭ ‬invece,‭ ‬è rimasta l’impronta dei suoi polpastrelli.‭

Ho sognato che voleva insegnarmi la punteggiatura con un coltello,‭ ‬tracciandomela sulla schiena.‭ ‬Mi sono svegliata di soprassalto,‭ ‬era lì.‭ ‬Mi ha abbracciata.‭ - Eri terrorizzata‭‬, -‭ ‬mi ha detto il giorno dopo.‭ ‬Io continuavo a pensare ai tre lividi che campeggiavano alla base della sua schiena,‭ ‬come una reticenza.‭ “‬I puntini sono sempre tre”,‭ ‬recitava il foglio delle norme redazionali che mi aveva lasciato la casa editrice per cui stavo traducendo.‭ ‬Mi sono riaddormentata tra le sue braccia,‭ ‬ora che ero sicura che non mi avrebbe spiegato niente.‭ ‬Poi al mattino,‭ ‬dopo aver fatto l’amore,‭ ‬come sempre c’è stata la rassegna onirica.‭ ‬Inizio io.‭ ‬Racconto le ultime cosmogonie dell’alba e forse è per quello che non mi sveglio mai riposata.‭

-‭ ‬Quando mi sono riaddormentata ho sognato che mi dicevi‭ “Non ti impegni abbastanza‭”‬.

-‭ ‬A fare cosa‭? ‬-‭ ‬mi ha chiesto.

-‭ ‬È quello che ti ho chiesto io‭!

Lo guardo.‭

-‭ ‬Immagino che non me lo potrai dire‭…

-‭ ‬No.‭

-‭ ‬Di solito appaio nei sogni per dire cose scomode e vere.

È vero.‭ - A fare cosa‭? - ‬mi ricordo di avergli chiesto nel sogno.‭

- ‬A lasciarmi,‭ - mi ha detto.‭ ‬Aveva ragione.‭

‬Il fondo del letto è un luogo molto più buio e molto più spaventoso di quello che ci sta sotto,‭ ‬per lo più scatole di vestiti invernali.‭ ‬Cerca di vedere la storia dal punto di vista del mostro,‭ ‬mi aveva detto qualcuno.‭

Ora sta facendo il caffè.‭ ‬Mi accorgo che ha cambiato le lenzuola.‭ ‬Questa volta sono azzurre.‭ ‬Ieri notte,‭ ‬al buio,‭ ‬non ero riuscita a distinguerne il colore,‭ ‬solo la fantasia,‭ ‬che da astratta si è fatta floreale.‭ ‬Le ha cambiate per lei‭? ‬Ci sono delle macchie.‭ ‬Almeno in tre punti.‭ ‬Sono i timbri delle sue dita e sembrano fiori.‭ ‬Dev’essere successo ieri sera,‭ ‬mentre mi faceva venire.‭ ‬Da sola non riesco,‭ ‬se sto sopra non riesco.‭ ‬Mi fermo,‭ ‬tutte le volte.‭ ‬Copro le macchie sul lenzuolo con la coperta.‭ ‬Sul comodino c’è ancora il mio orologio,‭ ‬lui se l’è già rimesso.‭ ‬Gli ho detto che la notte inizia solo quando lo toglie,‭ ‬non ha capito perché,‭ ‬ma da quella volta in poi se l’è sempre sfilato.‭ ‬A parte una.‭ ‬E io ho iniziato a tenere l’anello.‭ ‬A volte non c’è tempo per queste cose.‭ ‬Porto una mano alla nuca.‭ ‬Da quando mi sono ricresciuti i capelli,‭ ‬non riesco più a tenerli slegati.‭ ‬Me li sono tagliati cortissimi quattro anni fa.‭ “Così,‭ ‬quando ricresceranno,‭ ‬saranno i tuoi‭‬,”‭ ‬avevo detto a qualcuno,‭ ‬ma poi mi ero tagliata anche quelli,‭ ‬i suoi.‭ ‬Cortissimi,‭ ‬di nuovo.‭ ‬Ogni promessa è un sacrificio e io non le so‭ ‬mantenere.‭ ‬Che senso ha tenere i capelli lunghi se poi li tieni sempre legati‭? ‬È così che ho cominciato.‭ ‬Le croste sono venute dopo.‭ ‬Mi grattavo finché non cominciavano a sanguinare.‭ ‬Non riuscivo a smettere,‭ ‬avevo l’urgenza di scoprire quello che c’era sotto la mia pelle.‭ ‬Mi è rimasto qualche segno,‭ ‬ma niente che attiri l’attenzione.‭ ‬I capelli invece sono ricresciuti,‭ ‬mi mancava non poterli legare.‭ ‬Mi chiede se nel caffè ci voglio lo zucchero.‭ ‬Gli dico:‭ - ‬Sì,‭ ‬grazie.

di Lucia Brandoli Bousquet

Pubblicato il 27 novembre 2014 su Abbiamo le prove