Battezzati e inviati…a Castelvolturno

Luci nel Mondo
Aug 28, 2019 · 3 min read

Durata: 18 minuti

Il video parla dell’esperienza del centro Fernandez che la diocesi di Capua gestisce a Castelvolturno e dell’esperienza dei missionari comboniani in questo litorale casertano a ridosso di Napoli. Castelvolturno doveva diventare negli anni ’80 la Rimini del Tirreno: spiagge, hotel, villaggi turistici, case di mare… In questo litorale di 27 km si sono riversati in pochi anni gli interessi di grandi immobiliaristi: appalti e colate di cemento, ci dice Antonio Casale, direttore del Centro Fernandez. Ma è arrivata pure la camorra a gestire interessi che non poteva lasciarsi sfuggire. Allo svanire del sogno di creare un grande centro di balneazione, sono rimaste migliaia di case vuote, che negli anni ’80 hanno iniziato ad occupare gli immigrati che venivano attirati nella zona da due fattori: la possibilità di alloggio a pochissimi soldi, la possibilità di impiego nelle campagne circostanti. Tutto abusivo, in nero, fuori dalla legge. Si è creata, nel giro di un decennio, una delle concentrazioni più forti di immigrazione sul territorio italiano e Castelvolturno, in poco tempo, per la politica e non solo, è diventato un problema.

Tutta l’Italia ha drammaticamente conosciuto la realtà di questo litorale il 18 settembre 2008 quando la camorra, il gruppo dei casalesi, hanno voluto dare una lezione alla malavita immigrata che nel frattempo si era organizzata nello spaccio della droga e nella prostituzione: è conosciuta come la strage di san Gennaro, sei persone uccise davanti ad una sartoria a Ischitella, la parte di Castelvolturno di fronte all’isola di Ischia. Sei persone innocenti, passanti, uccisi per ritorsione: far capire chi comandava, chi era il padrone di questo lembo di terra casertana, ci spiega p. Sergio Augustoni, comboniano.

Qui a Castelvolturno il lavoro dei comboniani è quello di condividere la vita con gli immigrati e portare i valori del vangelo. Entrare nelle loro case, nei loro negozi, dialogare con le altre religioni. Qui il mondo religioso è variegato, ci dice p. Antonio Guarino: ci sono 40 cappelle di denominazioni cristiane differenti, c’è la moschea. Per noi è importante che l’africano possa condividere la sua ricchezza spirituale, qualsiasi essa sia, dice p. Antonio. “Con i responsabili della moschea c’è collaborazione, si fanno cose assieme. Perché, o si cammina assieme, o non si va da nessuna parte!

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