Gocce di futuro durata 5’

Don Giuseppe Ghirelli è un fidei donum della diocesi di Anagni- Alatri che da qualche anno vive e lavora nella prefettura apostolica di Robe, in Etiopia. Ad Adaba, dove risiede, ha messo in piedi una casa famiglia per ragazzi con situazioni difficili. Il contesto è fortemente islamico, la religione cattolica non ha molti aderenti. Il lavoro pastorale di p. Angelo Antolini, cappuccino, prefetto della Prefettura apostolica di Robe e dei suoi collaboratori è soprattutto quello dell’affiancamento, della vicinanza, dello stare con la gente. E così fa don Giuseppe, che piano piano ha iniziato ad accogliere in una casa vicina alla casa parrocchiale dove vive giovani che la municipalità gli portava fin sulla porta di casa. “Uno, due, tre… siamo arrivati ad otto tra ragazzi e ragazze”, afferma don Giuseppe.

La casa famiglia ha una “mamma”, si chiama Didabe, e anche lei ha una storia particolare.

“Il prossimo anno molti di questi ragazzi finiranno la scuola, l’ottava classe, e inizieranno la scuola superiore. La loro vita è vita normale di studenti: la mattina sono a scuola, il pomeriggio sono in casa per i compiti e fanno servizi in casa e aiutano anche in parrocchia. C’è l’orto, coltivano vegetali, aiutano in cucina, si danno da fare per portare avanti la casa”. Sono tre anni, dice don Giuseppe, che sono parroco qui ad Adaba e stando in questa parrocchia si impara e si cresce nel servizio. Veramente si capisce come mettendosi a disposizione, facendo della propria vita un servizio, ti aiuta a mantenerti giovane. “Perché facendo un servizio la tua vita cambia. Tre notti fa mi hanno svegliato in piena notte perché uno dei ragazzi si sentiva male. Siamo andati in ospedale. L’altro giorno una ragazza a scuola non stava tanto bene, il direttore mi ha chiamato per vedere come aiutarla e son andato a vedere. Insomma, ogni giorno c’è una situazione diversa, come accade in ogni famiglia!” E’ faticoso, ma ti mantiene in allenamento, ti mette sempre in gioco, devi reinventarti ogni giorno. Questa la bellezza del servizio, continua don Giuseppe. “ Le storie di questi ragazzi sono storie travagliate: uno di loro ha vissuto 4 anni in carcere con la madre, da quando ne aveva 3 a quando ne ha avuti 7: ancora oggi risente della situazione che ha vissuto. La nostra casa è solo una goccia: ci sono moltissimi ragazzi e ragazze nella situazione dei nostri e non sono curati in case famiglie o assistiti come si dovrebbe”. Una goccia di futuro. Il vangelo qui più che predicarlo, è vissuto, continua don Giuseppe. Una cosa interessante è che in questa casa famiglia gli otto ragazzi e ragazze sono di etnie differenti. E’ difficile in Etiopia che questo succeda. Eppure vivono insieme, si vogliono bene si aiutano l’un l’altro fanno servizi l’uno per l’altro. “Questo è il vangelo vissuto senza troppe prediche: da questo vi riconosceranno se vi amerete gli uni e gli altri!”

Il vangelo ci rende giovani, conclude don Giuseppe, “perché ci aiuta ad uscire da noi stessi, a metterti a disposizione, a pensare agli altri, a renderti utile per gli altri, a pregare per gli altri, a presentare al Signore le situazioni che incontri e questo in qualche modo ti mantiene giovane. E’ come una pianta: quando non è più giovane? quando non da frutto per gli altri! Così anche la nostra vita invecchia quando non da frutti per gli altri!”

Per riflettere

>> Hai sentito ancora parlare di fidei donum, ovvero dei missionari diocesani: preti e laici? Gente che lascia la diocesi — come don Giuseppe Ghirelli- per qualche tempo per un impegno di missione e poi ritorna?

>> cosa pensi dell’esperienza della casa famiglia gestita da don Giuseppe?

>> “Il vangelo ci aiuta ad uscire da noi stessi per occuparci degli altri” dice don Giuseppe. Lo pensi anche tu?

>> ricerca quante etnie sono presenti in Etiopia, e come vivono tra di loro.