Gli invisibili nella guerra al cybercaliffato

Nella guerra a grappolo dell’ Isis la comunicazione è (sic!) vincente. Una comunicazione che, contrarimente alla farneticante ideologia dei tagliagole, è estremamente moderna: usano video di taglio pubblicitario quasi holliwoodiano e paiono muoversi con estrema efficacia nel mondo di internet ed in particolare dei social media. Naturalmente, i servizi segreti dei paesi colpiti dal terrorismo tentano di porre un freno a questo fenomeno. I media tradizionali evitano di pubblicare immagini e video proveniente dalla centrale del terrore. Ma chi si è schierato in modo chiaro e deciso e (almeno pare) contro il cybercaliffato è il movimento Anonymous al fianco del quale agiscono gruppi autonomi di cyberattivisti e persino singoli pirati. Migliaia di account nei social network e moltissimi siti riferibili ai terroristi sono stati attaccati ed oscurati. La strategia pare essersi fatta più raffinata e dal semplice attacco con oscuramento si è passati a sottrarre dati ai terroristi. Queste persone che si oppongono al cybercaliffato lo fanno in modo anonimo, gratuito e a proprio (altissimo) rischio e pericolo solo per il semplice amore della libertà. Per quanto elevata sia la loro preparazione tecnica e notevole la loro audacia sono esposti a grossi pericoli. Gli stati che si oppongono al terrorismo dovrebbero in qualche modo tutelarli anche con una legislazione ad hoc.