“Graphic social design”: come promuoversi nell’era dei social

Come cambia il mestiere del graphic designer? Ludovico Pincini racconta in un’intervista come attrarre nuovi clienti con il personal branding e lo storytelling dei progetti.

Ludovico Pincini
May 27 · 6 min read

Intervista a cura di Agata Cutuli

Che social utilizzi più spesso per pubblicizzare i tuoi lavori di grafica e quali tra questi trovi più adatti a raggiungere uno specifico target di persone interessate al campo grafico?

Uso un social media mix composto da diverse piattaforme: Instagram, Behance, Linkedin e recentemente ho aggiunto anche Medium. Ognuno di questi ha le sue peculiarità, il suo particolare modo di fruizione dei contenuti, e soprattutto diverse aspettative degli utenti. Tutto questo modula attivamente i contenuti che io pubblico su ognuno di essi. Instagram è senza dubbio quello che utilizzo di più, ma ormai sta giungendo a maturazione del suo ciclo di vita (Facebook ad esempio, che è nato e maturato prima, è già morto) e quindi opero su altre piattaforme per non restare senza un mezzo di comunicazione quando si verificherà la transumanza verso un nuovo social. Fino a 1–2 anni fa Instagram era il mio canale privilegiato, ora credo che il più efficace sia Behance per mostrare i progetti e Linkedin per coltivare la propria immagine come designer-critico, colui che commenta i fatti più rilevanti del momento nel campo del graphic design e si posiziona su questioni controverse.
Medium viene da sé. È una piattaforma che sta crescendo sempre più, quindi è meglio salire sul carro e costruirsi una community prima che diventi inflazionata e gli algoritmi uccidano la tua visibilità per monetizzare, come è successo prima con Facebook, e come sta succedendo ora con Instagram.
La mia regola d’oro è comunque quella di non affidarsi mai ad un solo social, ma ad un mix di piattaforme. Sia per diversificare e ampliare il pubblico potenziale di utenti interessati, sia per ridurre il rischio di restare senza voce qualora da un giorno all’altro gli utenti scappassero in massa verso nuovi social.

“Graphic #social design: l’evoluzione del graphic designer nei social network” [Agata Cutuli]

Per curare i tuoi profili sui vari social fai, o hai fatto, affidamento ad altre figure professionali, come social media manager, o sei riuscito con le tue forze ad avere un così elevato numero di follower?

Essendo io un designer della comunicazione, nel mio percorso universitario ho affrontato anche corsi di digital strategy, dunque ho sempre fatto tutto da solo. Peraltro offro ai miei clienti strategie di gestione dei social e il mio profilo funge anche da esempio virtuoso da mostrare loro. E poi sfatiamo il falso mito per cui il numero di follower sia indice di successo: esistono tanti modi per ottenere follower, più o meno leciti – e se sono illeciti si può capire in pochi secondi con gli strumenti opportuni – quindi questo non indica assolutamente la bravura di un designer.
Ad ogni modo, quella del numero dei follower, come anche il numero dei like, sono cosiddette “vanity metrics”, a cui io stesso presto attenzione (dato che molte persone stupidamente ti danno credito solo se hai tanti seguaci) ma che di fatto non dicono molto sulla qualità di quello che si pubblica. Ci sono KPI molo più utili per valutare un buon profilo. Certo, avere 100mila follower fa più effetto di averne 5mila, ma se sai come funziona il dietro le quinte del meccanismo non c’è poi così tanta differenza, è il tuo lavoro che ti porta il vero valore aggiunto.

www.ludovicopincini.it

E quanto effettivamente i social ti hanno aiutato in visibilità nel lavoro di tutti i giorni?

Molto, se non del tutto. Se sei giovane e non hai canali preferenziali per entrare nella cerchia della visibilità (come parenti che già lavorano nel settore), questa è l’unica strada. Io a dire il vero ho iniziato con Behance, e solo dopo, convinto dal discreto seguito che stavo ottenendo, ho deciso di aprire il mio profilo Instagram.

Come riesci ad accattivare giorno dopo giorno i tuoi follower, facendo sì che essi continuino a seguire i tuoi lavori?

Ho un piano editoriale, con dei contenuti coerenti fra loro, e con una costante ricerca di lavori altrui che siano di ispirazione per me e per gli altri. È un lavoro certosino e senza sosta, dove i risultati si vedono poco alla volta e in cui la costanza è la chiave del successo.

“Graphic #social design: l’evoluzione del graphic designer nei social network”

La tua presenza sui social sta cambiando il tuo iter progettuale? Se si, in che modo?

Certo, lo ha cambiato. Quando progetto ora penso già in un’ottica orientata al portfolio o a cosa pubblicare su Instagram. Quali materiali devo conservare per far vedere come sono arrivato a questo risultato? Come raccontare il percorso a posteriori? Spesso preparo anche delle storie o dei contenuti sul work in progress che pubblicherò a lavoro finito, una volta che il progetto non è più vincolato da accordi di riservatezza con il cliente. Questo dunque ha inciso sul mio modo di lavorare, cambiando un po’ il flusso progettuale.

Sei d’accordo che per un grafico la presenza sui social è ormai diventata fondamentale? E quanto conta per te?

Non sono d’accordo che sia fondamentale per tutti. Per me (e per i designer che hanno avuto un percorso simile al mio) di sicuro lo è, dato che è il canale con cui mi faccio conoscere. È, ed è stato, un ottimo trampolino di lancio. Una via d’accesso a potenziali clienti o altri designer che ti vogliono seguire, ma per un designer già affermato di 50 anni credo che non sia fondamentale. Di sicuro una presenza sui social potrebbe migliorare il suo business, ma il suo lavoro è fondato principalmente sul passaparola, e mai come oggi il passaparola è importante. Lo so, potrebbe sembrare anacronistico, ma in un‘epoca in cui siamo saturi, oberati di informazioni e contenuti digitali, la vera fiducia si registra solo a livello interpersonale, fra persone che si conoscono e si scambiano un contatto umano.
La cosa a cui ho sempre aspirato, e che sta già accadendo, è quella di ottenere i clienti con il passaparola, e non più principalmente grazie ai social, e usare queste piattaforme solo per fare personal branding e comunicazione, e non più per fare content marketing. Nel complesso i social sono essenziali per alcuni, ma sono piattaforme fortemente effimere, quindi ci devono essere anche sostanza e un tocco di umanità altrimenti, una volta che il pubblico si è disincantato, non resterà nulla.

Ludovico Pincini, graphic designer, Milan → www.ludovicopincini.it


Un ringraziamento ad Agata Cutuli, che ho avuto il piacere di aiutare con un contributo per il suo percorso di ricerca “Graphic #social design: l’evoluzione del graphic designer nei social network”.

“Graphic #social design: l’evoluzione del graphic designer nei social network”

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Ludovico Pincini

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Graphic designer based in Milan 🇮🇹 Fighting everyday against ugliness.

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