Cronache ferroviarie [N. 1]

Salgo con passo meditativo le scale che portano ai binari, senza fretta. Mi superano rumorosamente due adolescenti alti e secchi che corrono scomposti come mufloni.
Continuo a guardarli mentre si scapicollano per arrivare su un binario dove l’ultimo treno è partito da 15 minuti e il prossimo arriverà tra 20.
Li raggiungo e dopo un po’ arriva alla spicciolata anche il seguito del gruppetto: a quanto pare l’avanguardia atletica avrebbe avuto il compito di spalmarsi sui binari per fermare il treno, in attesa degli amici in sovrappeso. Sono cinque e indossano tutti quei pantaloncioni della tuta che si portano adesso, quelli che sembra se la siano fatta sotto.
Ansimano e sbuffano, hanno fatto una corsa inutile e hanno perso il treno. L’affanno continua sotto il tabellone elettronico, dove inizia lo scambio di opinioni: “L’abbiamo perso”.
“No, è all’altro binario. Ce la facciamo!”
“No, è qui. Vedi? REG, mentre il nostro è IC”.
“Macché IC, era REG!”
Cioè, non leggevano “Regionale” e “Intercity”. Parlavano proprio di “REG” e “IC”, sembravano ubriachi.
Allora azzardo una domanda: “Ragazzi, dove dovete andare?”
Quello più alto e occhialuto, che stava gestendo un po’ la situazione, si avvicina e mi fa: “A Roma, noi abbiamo un biglietto IC e l’abbiamo perso”.
Di Intercity ce ne sono diversi, chiedo di farmi vedere il biglietto come il più diligente dei controllori.
Leggo il numero del treno, lo indico sul tabellone e spiego: “In un certo senso sì, a guardare solo l’ora avete perso il treno. Ma il vostro Intercity potete prenderlo perché è in ritardo e deve ancora arrivare”.
Gli si illumina il volto, poi abbassa lo sguardo e si allontana facendo finta di niente. Va via con la bocca aperta, grattandosi la testa e giocando con la zip. Non una parola, un ringraziamento, un sorriso, non un saluto. Niente. Io non esistevo e non gli avevo parlato.
Dopo aver incassato la notizia si avvicina al gruppetto, indica agli amici la salvezza e guadagna una serie di punti-leadership che neanche Mosè… 😉
A questo punto si rilassano e si allontanano gioiosamente tirandosi dei gran calci agli zaini, con rinnovata fiducia nella loro buona stella.
Questi nativi digitali sono scaltri, furbi, intelligenti, maneggiano smartphone già sul seggiolone e hanno avuto un tablet come tata, però in stazione non sanno leggere il tabellone con gli orari dei treni! 😉
E per quanto siano nativi digitali restano ciò che eravamo noi alla loro età: poco più che bambini.
Non sono tutti bulli o disagiati. Spesso sono soltanto timidi, impacciati, insicuri. Ricordiamocelo prima di attaccarli a testa bassa 😉

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