Francesco a Caserta, tre anni dopo*

«Il solo fatto di averci chiamato insieme, qui al Circo Massimo, bagnato dal sangue dei martiri cristiani, nostri comuni antenati, sottolinea il rapporto che lei vede tra i nostri movimenti, la loro appartenenza, pur nella diversità, alla stessa sorgente di Grazia, lo Spirito Santo» dice il pastore evangelico casertano, Giovanni Traettino, al Circo Massimo, davanti a Papa Francesco e a centomila fedeli cristiani del Movimento Carismatico, radunatisi a Roma per il cinquantesimo anniversario della loro nascita.

«La Pentecoste fa nascere la Chiesa» replica poco dopo il Pontefice, acclamato dalla folla dei fedeli. E aggiunge, citando l’amico evangelico: «Una unica sposa ha detto il pastore Traettino». Tutto ciò è accaduto davanti ai miei occhi, colmi di emozioni, il tre giugno scorso a Roma, nel Circo capitolino, dove tanti imperatori hanno versato il sangue dei primi cristiani.

E le emozioni erano forti e violente perchè di nuovo, dopo tre anni dalla venuta di Papa Francesco a Caserta, stavo raccontando un altro momento epocale nel cammino di riconciliazione dei cristiani, nonostante le molte avversità. Un cammino che era nato tre anni fa nella mia città, Caserta, grazie alla scelta incredibile di Francesco di venire a salutare la comunità dei fedeli cattolici che vive all’ombra della Reggia e a incontrare l’amico evangelico, conosciuto fin dai tempi di Buenos Aires.

Una città che nel cammino di Francesco si dimostrarà a lungo andare cruciale, perché a Caserta il Papa ha compiuto la rivoluzione del suo modo di comunicare con i sacerdoti, le gerarchie vaticane e il Popolo di Dio; e nello stesso tempo ha visitato una città che almeno venti anni prima - unica al mondo – con i suoi pastori aveva anticipato l’aria nuova, che ha portato poi Francesco. Ma come è nata quella visita?

La telefonata

«Pronto? Sono Francesco Eccellenza, voglio venire a trovarla a Caserta». E’ cominciata così, tre anni fa, a metà del luglio 2014, la telefonata tra il Pontefice e il Vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D’Alise, che ha portato Papa Francesco a Caserta per una visita unica nella storia: il 26 e il 28 luglio 2014. Unica perché è stata la prima volta che un Papa ha visitato due volte la stessa città a distanza di ventiquattro ore e unica perché non aveva mai annunciato una Visita in un lasso di tempo così breve (se non a Lampedusa, ma l’organizzazione previa lì fu molto lunga), tanto che nemmeno nella Sala stampa vaticana se ne sapeva nulla. A metà luglio ne cominciarono a parlare -come una indiscrezione a cui nessuno credeva però – i giornali locali casertani: prima «Casertain», che non viene più pubblicato; e poi «Il Mattino».

Il racconto inedito lo ha fatto per la prima volta, il 30 ottobre 2014, davanti a una marea di giornalisti che riempivano la Biblioteca del seminario, direttamente il destinatario della telefonata del Pontefice: monsignor Giovanni D’Alise (Per un confronto più ampio, si veda il mio articolo sullo stesso tema su «Quaerite», n. 9/10. anno V 2014, Caserta). Il Vescovo fu il vero artefice della visita del Papa in città, dopo che Francesco aveva deciso d’incontrare la locale comunità evangelica guidata dal pastore Giovanni Traettino per un gesto simbolico che avvicinasse cattolici e protestanti.

«Eccellenza vorrei venire il 26 luglio - continuava la telefonata del Papa -salutare prima i miei figli, i cattolici, e poi andare dal mio amico, pastore evangelico, per una visita privata!»

«Santità le posso suggerire che il ventisei. la festa della patrona, forse i casertani potrebbero rimanerci male» – replica il Vescovo.

Il Papa si ferma un attimo, riflette, e poi fa: «Ha ragione. Avrei commesso un grande errore, mi ha suggerito bene. Che avrebbero pensato i casertani se il giorno della Patrona fossi andato altrove. Grazie, la richiamerò».

La seconda telefonata arrivò di lì a un paio di giorni e il resto è ormai storia. Infatti, il Pontefice decise di visitare prima in forma non istituzionale la Diocesi di Caserta - altra unicità di quella visita - e poi di andare in forma privata il lunedì successivo dal suo amico pastore evangelico.

La visita

Arrivarono centinaia di giornalisti da tutto il mondo, anche dall’estero: ben 257 accreditati. Un momento di riflessione sul Casertano, favorita dall’omelia del pastore diocesano, Giovanni D’Alise; e dall’attenzione di Papa Francesco per la comunità che incontrava: arrivando in elicottero, commentò come Terra di Lavoro fosse un territorio bellissimo ma «sfregiato» dalla criminalità (Agenzia Ansa di sabato 26 luglio 2014).

Tra le altre cose, quella visita rimarrà nella storia per il cambio del canone comunicativo di Papa Francesco. La visita al pastore evangelico, a esempio, era annunciata come privatissima, senza giornalisti e mezzi d’informazione. Queste indicazioni non erano solo per la stampa, ma anche per gli uffici vaticani. E’ bene chiarire che la stessa Sala stampa vaticana, considerato che il viaggio non era previsto e si teneva in un periodo di ferie, non riaprì per seguire il pontefice, ma l’intera responsabilità comunicativa fu a carico della Diocesi e del sottoscritto, infatti rappresentai anche la Sala stampa vaticana.

La rivoluzione comunicativa

Dalle informazioni – di prima mano – era chiaro, perciò, che la visita del 28 luglio doveva rimanere al riparo dello sguardo dei media. In realtà la cosa si prospettava ogni giorno sempre pi complessa, considerata la grande attenzione per l’incontro. Nonè un caso che l’approccio comunicativo di Francesco si è perfezionato e compiuto a Caserta. «I primi segnali di questa nuova impronta - ha fatto notare Salvatore Izzo, redattore per le questioni ecclesiali dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) e decano dei Vaticanisti mondiali - erano stati avvertiti già al rientro dalla Giornata mondiale della Giovent di Rio De Janeiro, ma è a Caserta che il nuovo registro comunicativo è stato formalizzato. Uno stile innovativo, amicale, diretto».

A dire la verità questo nuovo tipo di approccio si era manifestato da subito con Papa Francesco, ma era stato relegato dagli analisti nell’insieme della sua buona capacità personale di comunicare. Invece si tratta certamente da un lato di una spiccata attitudine alla comunicazione, ma anche di una vera e propria competenza tecnica all’approccio giornalistico e all’informazione.

L’unione tra cattolici e protestanti

Non dimentichiamoci che Papa Francesco in Argentina, a Buenos Aires, ha fondato una televisione e l’ha sempre seguita con competenza oltre a tenervi delle trasmissioni («Canal 21", tv dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, nata nell’ottobre 2005). Inoltre - non svelo segreti - se racconto che nella sua storica visita a Lampedusa, seguita personalmente, Papa Francesco s’informò su chi avrebbe assistito alla messa, sull’organizzazione e anche sui media presenti. Tanto da calibrare durante il tragitto la sua omelia.

Un Pontefice quindi perfettamente a suo agio con i mezzi di comunicazione e che a Caserta ha completato la rivoluzione avviata nei confronti dei media. La visita nel capoluogo di Terra di Lavoro è stata un vero e proprio spartiacque. Ed è passata attraverso l’incontro con la comunità evangelico/protestante, la richiesta di perdono e riconciliazione per gli erori compiuti dall’Italia durante il fascismo, l’avvio di un cammino di riconciliazione epocale, che porterà cristiani e protestanti a essere una cosa sola. Un incontro che continua a seminare.

Come è avvenuto durante il 50esimo anniversario della nascita del Rinnovamento carismatico. In quel luogo di martirio, il Circo Massimo, Francesco e il pastore evangelico Giovanni Traettino hanno dialogato sul futuro comune di Cattolici, evangelici e protestanti. Una Storia di Parole, nata a Caserta.

(Tutte le foto sono copyright di Rodolfo Canzano, la riproduzione è riservata)

*Responsabile Sala Stampa unificata Vaticana - Diocesana della Visita di Papa Francesco a Caserta il 26 e 28 luglio 2014