Grazie Mimma Rapicano per il tuo intervento.
massimo b.
1

Ahimè, Massimo, che cosa dolorosa sei andato a toccare… ho una madre ora anziana e con difficoltà di movimento, che è sempre stato, per me, il modello di ciò che NON volevo essere. Me ne sono quindi allontanato assai presto, per cercare di essere me stesso. Si, la visita ogni settimana negli ultimi anni, certo, più che altro per senso di responsabilità verso i due anziani a cui devo la nascita: ma lasciando interamente a mio padre, ancora attivissimo, il carico di lei. Poi, a inizio 2015, mio padre muore dolcemente di infarto. Sono l’unico figlio rimasto, e mi faccio carico di lei (per i primi mesi da solo, poi con una badante convivente). Passo da lei un weekend su due. Sono afflitto dai sensi di colpa. Nei suoi confronti, perché non la sopporto e patisco il tempo che passo con lei; nei confronti della badante, che pur avendo un regolare contratto fa una vita di merda al posto mio (sollevandomi da molte ansie, ma creandone anche di nuove e non meno corrosive). Eppure mi rendo conto, rabbiosamente, che non ho lo spirito missionario, che voglio usare il tempo che mi resta e sfugge prima di incappare anche io nella vecchiaia e nella malattia. I due egoismi (il mio e quello di mia madre, che considera l’assistenza nei suoi confronti come un dovere, non come una necessità) si confrontano in un equilibrio instabile e precario. L’unico effetto positivo è che sono consapevole dell’importanza di vivere ogni giorno, combattendo, per continuare ad essere qualcosa — qualcosa che spero non somigli a lei.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.